Riflessioni stimolanti

O la rete è piena zeppa di commenti intelligenti, o io sono particolarmente fortunato, visto che cliccando più o meno a caso sui tanti articoli che mi vengono proposti, ho scovato questa piccola gemma sul NYT “A Capitalist’s Dilemma, Whoever Wins on Tuesday

Perché nessuno, a partire dalle grandi imprese multinazionali, utilizza l’immensa massa di liquidità oggi disponibile per nuovi investimenti? Christensen ne attribuisce la responsabilità a quella che lui definisce la Dottrina della Nuova Finanza, una impostazione teorica, che è diventata una componente culturale, che, per il rilievo che dà a certi indicatori di redditività rispetto ad altri, suggerisce e detta comportamenti che non favoriscono lo sviluppo dell’economia e della società.

Christensen cataloga tre tipi di possibili innovazioni,  empowering innovation, sustaining innovations, efficiency innovations, termini che faccio fatica a rendere bene in italiano e che pertanto uso in inglese.

Riassumendo molto, il primo tipo di innovazione richiede molto capitale ma crea sviluppo e posti di lavoro, il secondo ha, di fatto, effetti neutrali su capitale e lavoro, mentre il terzo tende a ridurre l’impiego sia di capitali che di lavoro.

L’emergere, come indicatori della vitalità di una azienda di rapporti, come il RONA (return on net assets), il ROCE (return on capital employed) e l’I.R.R. (internal rate of return), inducono il management a ridurrre l’uso del capitale come strumento di miglioramento di tali indici e, di conseguenza, della propria posizione professionale. Col risultato, paradossale e deleterio per la società, che sono tanto più apprezzati quanto più riducono l’occupazione.

La via d’uscita è cambiare i parametri sulla cui base si misura il successo, a cominciare da quello che viene insegnato all’università. La proposta più semplice ed immediata è quella di variare la tassazione sui guadagni da capitale, invertendone l’orizzonte temporale: tassare di più i guadagni a breve, rispetto a quelli a lungo. Sostanzialmente bisogna trovare metodi e strumenti che tendano a premiare l’uso di capitale e di lavoro sul lungo periodo, liberando il management dalla tirannia dei risultati trimestrali, che soffocano le prospettive di sviluppo.

Facile a dirsi, e ancor più facile a leggersi. Ma merita una attenta riflessione.

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Informazioni su Giuseppe Ferrari

Nato a Modena, vive e lavora a Milano praticamente da sempre. Sposato con due figlie. Laureato in sociologia e sociologo mancato (questo blog è la mia rivincita tardiva ed incerta). Imprenditore nel settore della stampa dell'imballaggio flessibile.
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