Il vuoto della politica

Provate a leggere, uno in fila all’altro, l’editoriale di oggi sul Corriere di De Bortoli sulla situazione del centro destra e l’articolo sul Foglio di Claudio Cerasa sulla strategia che Bersani vorrebbe seguire per rafforzare le proprie possibilità di vincere le prossime elezioni.

Poi ditemi: avete trovato un cenno ai problemi del paese e una proposta per come, non dico risolversi, ma almeno affrontarli? Io no.

Pensate che sia questa la politica? Io no.

Stamattina, scorrendo il giornale, l’unico accenno ai problemi veri era la pagina a pagamento comperata da industriali e sindacati metalmeccanici per annunciare la firma del nuovo contratto. Li c’era la vita reale, e c’era anche l’appello alla politica a ridurre il cuneo fiscale. Ma la politica italiana si occupa d’altro: io vado con te e tu vai con me. Dove non importa. E l’articol del Foglio è esemplare.

Eppure non mancano le proposte concrete: Fermare il declino e Italia futura le stanno ripetendo, il primo da mesi, la seconda da anni. Ma non passano sui media. Perché? Probabilmente perché anche i giornalisti, come parte della classe dirigenti responsabile del declino delpaese, non sanno e non vogliono parlare d’altro. Sintomatico il TG La/ di due gi9rni fa, dedicato in gran parte alla questione Napolitano-Procura di Palermo con largo spazio mediatico ad Antonio Ingroia che, dal Guatemala, ci illustra le sue idee sui massimi sistemi e prepara la sua candidatura a Palazzo Chici, forte di una notorietà guadagnata impiegando i nostri soldi ad indagare su fatti di venti anni fa, probabilmente perché oggi a Palermo non si commettono reati più urganti da perseguire e punire.

Le proposte concrete obbligano a ragionare sui numeri, a documentarsi e, soprattutto, ad essere verificati. Le chiacchiere sui massimi sistemi possono invece andare a ruota libera. E la classe dirigente politica può discutere del sesso degli angeli, senza fare i conti. Tanto a pagare sono sempre gli altri.

Io mi rifiuto di credere che la maggioranza degli italiani condivida la prospettiva di quello che IF ha felicemente definito il duello “Unione 2.0 contro Forza Italia 2.0“. Siamo tutti abituati a quadrare le entrate con le uscite, a fare faticosamente i nostri , piccoli o grandi, conti. Ma perché non riusciamo ad occuparci di questo?

E perché stiamo scaricando le colpe su Monti? Forse perché è stato l’unico che, da anni, ha detto la verità al paese ricordando che di debito si muore? E che a pagare i debiti si fa fatica e che per pagare i debiti bisogna ridurre il tenore di vita.
Verità banali, se applicate alla nostra vita di tutti i giorni, e che valgono, purtroppo in grande, anche per una collettività, verità che la classe dirigente ha nascoto e vuole continuare a nascondere.

Ci apprestiamo ad una campagna elettorale surreale, ma del resto come possiamo immaginare che De Bortoli infili in qualche suo paludato editoriale riferimenti concreti a chi, come Zingales, si è permesso di sbeffeggiare in pubblico il suo datore di lavoro, il grande banchiere, che banchiere non è, Bazoli? Fermare il declino è troppo ruvido e quindi è bene isolarlo, sono tutti fuori dal sistema. Italia futura è mezza dentro, la testa di Montezemolo, e mezza fuori, la sua base, e ha un pò più di audience.

Già prima poco si parlava di cose concrete, ma con Berlusconi in campo è certo che saremo subissati da insulti e banalità. Le tifoserie congolano e si preparano a schierarsi felici.
I tassi torneranno a salire e con loro le tasse e con loro la crisi. Teniamoci forte.

E pensare che a me pare così ragionevole il programma di Fermare il Declino: in 5 anni sei punti percentuali in meno di spesa pubblica sul PIL e cinque punti in meno di pressione fiscale. Ma avete visto che da qualche parte qualcuno abbia detto che va bene o va male? Io ho imparato solo che Zingales non avrebbe votato Obama e che piace alla destra repubblicana e che è un iper-liberista e che pertanto non si può neppure discutere di quello che propone.

La nostra strada verso il declino mi pare irreversibile. Venti anni dopo nulla è cambiato. Ma come avrebbe potuto cambiare visto che la politica della spesa pubblca ha proprio l’effetto perverso di alimentare il consenso che la sostiene?. L’unica uscita è la rivolta degli oppressi, ma sono una minoranza. Anche se è quella che può ridare un futuro al paese. Uscirà dall’apatia? Speriamo. Fermiamo il declino

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Informazioni su Giuseppe Ferrari

Nato a Modena, vive e lavora a Milano praticamente da sempre. Sposato con due figlie. Laureato in sociologia e sociologo mancato (questo blog è la mia rivincita tardiva ed incerta). Imprenditore nel settore della stampa dell'imballaggio flessibile.
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