Una maionese impazzita

A guardare i sondaggi e le cronache che ci avvicinano al giorno delle elezioni, l’unica idea che mi viene in mente è quella di una maionese impazzita. Lontani oramai anni luce i tempi in cui Veltroni proponeva, correttamente e coraggisamente, una precisa proposta di governo su cui chiedeva al paese la maggioranza, costringendo la destra ad una unificazione forzata, dagli effetti deleteri. Lontani anni luce anche i tempi, eppure sono passati solo pochi mesi, in cui era Renzi a fare la stessa proposta e ad essere bocciato da un apparato di partitoper cui ieri, come l’altro ieri, proposte che possano diminuire il suo potere di contrattazione e di interdizione sono peggio del fumo negli occhi.

Ci ritroviamo in una situazione che definire caotica è poco. I sondaggi preelettorali propongono elenchi di partiti e partitini con percentuali irrisorie.Il probabile vincitore si presenta con un alleato che boccia in partenza la linea politica su cui lui chiede il voto, prefigurando infniti problemi di governabilità. La proposta di Monti di una agenda su cui aggregare il consenso è durata lo spazio di una domenica mattina, subito risucchiata in estenuanti discussioni su liste, simboli e candidature da cui non uscirà nulla di buono.

E allora, leninisticamente, che fare?
Forse tornare laicamente a riflettere sui numeri, su chi ci ha governato in questi anni lasciando crescere a dismisura un debito che blocca ogni possibilità di crescita e perché e nell’interesse di chi questo debito è stato costruito. Fare chiarezza su questi punti è l’unico modo per riuscire a ripartire. Monti lo dice, ce lo ha ben spiegato nel novembre di un anno fa, ma imbarcare Casini non mi pare proprio il modo migliore per ripartire.
A me pare abbastanza evidente che oggi in Italia la frattura fra conservatori e riformisti passi in primo luogo lungo la linea dell’atteggiamento nei confronti della spesa pubblica. Fra chi la vuole ridurre, per ridurre le tasse e, soprattutto, per ridurre la presenza dello Stato, che poi in Italia si traduce in peso dei partiti politici nel senso più deteriore del termine, e restituire in questo modo responsabilità e libertà al singolo ed alla sua libertà. E chi invece ritiene, anche con le migliori intenzioni, solo l’aumento della spesa possa, e non capisco come, farci uscire dalla crisi.

Ma, a differenza di quanto sostengono i miei amici di Fermare il declino, non credo che sia una linea in grado di aggregare più di una piccola frazione del paese. Troppa la fatica di una riconversione, anche personale, ad una visione di impegno, di merito, di concorrenza. Una banale cartina di tornasole è proprio il dibattito innescato dalla presentazione dell’agenda Monti. Nessuno, forse neppure il suo estensore, la ha presa per quello che doveva essere: un elenco di cose da fare, cominciando con l’approfondirne e discuterne ogni aspetto. E’ rimasto un documento, forse ben scritto, ma freddo e vuoto. Dove sono le possibilità, che pure Monti aveva esplicitamente annunciato, di interagire, modificare, discutere?
il dibattito riguarda, come aveva ben lasciato presagire la conferenza stampa, ancore una volta e sempre, le persone e non le cose da fare. Di tutto abbiamo bisogno, ma non di una nuova Democrazia Cristiana.

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Informazioni su Giuseppe Ferrari

Nato a Modena, vive e lavora a Milano praticamente da sempre. Sposato con due figlie. Laureato in sociologia e sociologo mancato (questo blog è la mia rivincita tardiva ed incerta). Imprenditore nel settore della stampa dell'imballaggio flessibile.
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Una risposta a Una maionese impazzita

  1. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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