Dare fiducia a Monti?

Parlare, o meglio scrivere, scrive bene. Ma come razzola?
E di conseguenza, dargli o non dargli fiducia? Questo è il problema, avrebbe detto Amleto.

Un pò di materiali sullo stato dell’azione politica di Monti. Sul sito dell’agenda Monti, dopo una settimana di imbarazzante silenzio, appare oggi una precisa presentazione del nuovo movimento, largamento condivisibile nel tentativo di di superare le vecchie divisioni sinsitra-destra e non per riproporre, come vorrebbe Casini, una nuova Democrazia Cristiana, ma una precisa scelta di campo che, all’ombra della costruzione di una nuova Europa, intende costruire una società più uguale perchè più aperta al merito ed alla responsabilità individuale. Il che significherebbe una svolta rivoluzionaria per il nostro paese.

Ma nasce il quesito: si può creare un tale movimento appoggiandosi a Fini e Casini ed ignorando quanto invece si sta muovendo davvero nella società civile in quella direzione? Ed in particolare lo si può fare non indicando nella precisa, costante, testarda e coriacea diminuzione non tanto del debito pubblico, ma della spesa pubblica l’unica strada maestra per ridarre slancio al paese e minare le basi della oligarchia burocratica, politica e sindacale che, grazie ad essa, ha assunto l’aspetto di una vera e propria classe dominante e che, come tutte le classi dominanti che si rispettano si definisce riformista (in altri tempi si sarebbe detto rivoluzionaria) ed è invece conservatrice quando non reazionaria?

In questa ottica da dove nasce e perché nasce il sostanziale ostracismo nei confronti del movimento di Fermare il declino, che nell’imperante personalismo della politica italiana è oramai diventato il movimento di Oscar Giannino? Ha ragione Luca Ricolfi quando chiude sconsolato l’anno sulla Stampa osservando che stiamo tornando a grandi passi “Verso la Prima Repubblica” e che Bersani e Monti saranno gli artefici di quel compromesso storico che non riuscì negli anni della mia giovinezza a Berlinguer?

Avevo avuto fin dall’inizio, nella scorsa estate, l’impressione che il programma di Giannino e soci fosse decisamente rivoluzionario e che, proprio perchè si proponeva di fermare un declino oramai pluridecennale non avrebbe potuto farlo se non attraverso una vera e propria sostituzione del blocco di potere che sul nostro declino, in buono o cattiva fede, ha costruito le sue fortune. E in questo quadro ben si comprende che Giannino non trovi nè udienza nè alleati. Neppure quando intende discutere programmi che, sulla carta, sembrano piuttosto simili.

Giannino va avanti da solo, coerentemente e come probabilmente farei anch’io al suo posto. Dietro ha molto poco: il 2,5% degli elettori ed un insediamento sociale che fatica ad allargarsi all’intero paese. Del resto il suo è un messaggio che non arriva alla pancia degli elettori, cercando di farli ragionare e sarebbe difficile da far passare anche senza il silenzio tombale dei media ufficiali sulle sue proposte.

Ma è mai possibile che non si riesca ad unire le sue proposte con quelle di Monti? Perché non si prova utilizzando lo strumento che Monti, smentendomi e gli devo le mie scuse, ha messo in linea e che, se utilizzato con intelligenza, potrebbe essere il grimaldello per impedire che i buoni propositi, almeno teorici, di Monti vengano vanificati dal blocco sociale dominante?

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Informazioni su Giuseppe Ferrari

Nato a Modena, vive e lavora a Milano praticamente da sempre. Sposato con due figlie. Laureato in sociologia e sociologo mancato (questo blog è la mia rivincita tardiva ed incerta). Imprenditore nel settore della stampa dell'imballaggio flessibile.
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Una risposta a Dare fiducia a Monti?

  1. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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