Perché l’Italia del miracolo è diventata l’Italia del declino?

Quello che leggerete qui sotto non è farina del mio sacco.
Mi sono limitato a tagliare ed incollare pezzi di un paragrafo della postfazione che Luigi Zingales ha scritto per la traduzione italiana del suo ultimo libro “Manifesto capitalista. Una rivoluzione liberale contro un’economia corrotta”
Tagliata con l’accetta (e come si poteva in altro modo raccontare in quattro pagine sessant’anni di storia?) è l’analisi più sintetica, lucida e corretta che abbia fino ad oggi trovato sui nostri problemi.

La parola a Zingales

“Dal 1951 al 1981 il Pil pro capitè è cresciuto in media del 3,7% l’anno (dal 1959 al 1970 5,8%) e, seppur ridotta, questa crescita continuò negli anni Ottanta, con un aumento medio del 2,25% l’anno. Col crollo del sistema democristiano dal 1992 al 2011 la crescita del Pil pro capite è stata solo dello 0,58% annuo. … la natura dell’economia è cambiata, e quello che poteva andare bene (o essere tollerato) in una economia agricola e industriale oggi, in un’economia dei servizi avanzati, può diventare un forte ostacolo.
Il miracolo economico italiano del dopoguerra ha due ingredienti semplicissimi: libero scambio e bassi salari. … Alla fine degli anni Sessanta, però, il differenziale di costi si stava riducendo, e il Paese necessitava delle adatte riforme istituzionali per trasformarsi in un’economia sviluppata, competitiva nel terziario e nelle tecnologie avanzate. Purtroppo la crisi petrolifera e le tensioni sociali degli anni Settanta resero impossibile la transizione. L’Italia, con i suoi clientelismi, la sua corruzione, l’inefficienza della macchina pubblica, l’evasione fiscale, rimase la stessa. Ma il resto del mondo cambiò, e ciò che prima bastava per avere successo non era più sufficiente.
… tra il 1970 e il 1990 l’economia italiana crebbe a un tasso del 3% … fu un regalo del processo di unificazione europea. All’interno della vecchia Europa tutti i paesi, spostandosi progressivamente verso i settori più avanzati, lasciavano scoperti quelli tradizionali … L’Italia, quindi, crebbe specializzandosi ulteriormente nei settori sbagliat, gli unici in cui godeva di un vantaggio comparato.
Negli anni Ottanta la crescita fu anche drogata da un’esplosione del debito pubblico … Gli anni della “Milano da bere” sono stati un grande party il cui conto è stato lasciato alle generazioni future.
La storia recente la conosciamo tutti: l’allargamento dell’Unione a paese con monodopera a basso costo e la liberalizzazione del commercio internazionale con la massiccia entrata della Cina e dell’India hanno distrutto la nostra nicchia. In un mercato mondiale non possiamo sopravvivere con “il piccolo è bello”. Non possiamo crescere con una manodopera che è tra le meno istruite dei paesi OCSE, con una università in sfacelo, con uno Stato che preleva più del 50% del reddito e lo sperpera, e con una sfiducia diffusa.”

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Informazioni su Giuseppe Ferrari

Nato a Modena, vive e lavora a Milano praticamente da sempre. Sposato con due figlie. Laureato in sociologia e sociologo mancato (questo blog è la mia rivincita tardiva ed incerta). Imprenditore nel settore della stampa dell'imballaggio flessibile.
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