Austerità e sviluppo, tasse e tagli

Quanto vale il confronto fra Lettonia e Grecia enfatizzato su un blog di Bloomberg dal titolo perentorio “Why Austerity Works and Stimulus Doesn’t“?

Le sintesi giornalistiche ed i rapidi paragoni di poche e stringate cifre non sono certo il modo più accurato per affrontare temi sociali estremamente complessi, ma un loro significato, soprattutto come indicatori da non trascurare, lo hanno. E, del resto, a me sembra provato autorevolmente e statisticamente che esiste una correlazione inversa fra ammontare del debito pubblico e crescita economica. E’ certo che, di fronte alla situazione di sostanziale illiquidità dovuta alla crisi fiscale la Lettonia, nel 2009, tagliò drasticamente il debito, con una manovra veramente lacrime e sangue che incise per oltre il 6% in un anno sul Pil e oggi si trova con i conti in ordine (deficit all’1,5% del Pil) ed una crescita nel 2011 al 5,5% ed una stima per il 2012 del 5,3%. L’esatto opposto della Grecia dove l’esitazione iniziale si è tradotta in un avvitamente che pare senza fine.

Di certo l’esempio della Lettonia non sarà seguito da noi, e butteremo al vento i sacrifici di questi anni. L’indizio più evidente sta nel programma per il lavoro che la CGIL presenterà a fine mese e di cui il Corriere della Sera ha anticipato alcuni numeri. E’, certamente, il programma di governo di Bersani ed ha, almeno, il pregio di contenere cifre. Per una sua analisi critica, molto meglio di me la fa Seminerio.

Io mi limito ad ipotizzare che il vero discrimine passi in quello che Zingales chiama il capitale civico. In soldono la permebabilità o meno di una società alla corruzione. Non siamo ampiamente permeabili e per questo da noi deve risuonare alta e forte la preghiera evangelica “non ci ndurre in tentazione“. In soldoni riduciamo i soldi che vengono intermediati dallo Stato, perchè li usiamo (o li usano?) male.

E, visto che siamo in campagna elettorale, date una occhiata qui: solo Fermare il declino  ha un chiaro, presciso, coerente e concreto programma capace di farci ripartire: sono così abnormi rispetto alla cultura dominante, a destra e a sinistra, che nessuno ne parla. E vincerà Bersani e continueremo a lavorare per loro.

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Informazioni su Giuseppe Ferrari

Nato a Modena, vive e lavora a Milano praticamente da sempre. Sposato con due figlie. Laureato in sociologia e sociologo mancato (questo blog è la mia rivincita tardiva ed incerta). Imprenditore nel settore della stampa dell'imballaggio flessibile.
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