Promesse da verificare

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Ovvero da tenere aggiornato, mano a mano che il Corriere mantiene, se le mantiene, le sue promesse di sottoporre a verifica i programmi dei partiti per le prossime elezioni poltiche, con un modello di simulazione del centro studi inglese Oxford Economics. Lo aveva annunciato il 6 gennaio, il 18 con l’articolo di cui sopra ne spiega la metodologia. Sulla edizione cartacea c’erano anche le domande inviate ai partiti, che in rete non ho trovato. Vediamo se esce qualcosa in tempi ragionevoli. Per ora mi paiono solo buone intenzioni.

Per incominciare un suggerimento, ai lettori ed al Corriere.
Alla fine di agosto, su nFA, Sandro Brusco ha pubblicato due articoli (uno e due) in cui, utilizzando credo un modello del FMI, ipotizza gli scenari futuri in Italia ove fossero applicate le, allora come ora, sconosciute proposte contenute nel programma elettorale allora appena lanciato di Fermare il declino. Certo l’analisi di Brusco può essere considerata di parte, ma per ora, in attesa del Corriere, è l’unica di cui io dispongono per capire dove ci porta che si candida a governarci. E lo stesso Brusco ci offre gli strumenti, probabilmente non così sofisticati come quelli di cui possono disporre Corriere ed Oxford Economics, per falsificare o verificare le sue ipotesi. Questo è il grafico del rapporto debito/PIL che ne esce.

Aspettiamo con pazienza. Ma mi pare proprio che nessuno sia come Giannino e soci.

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Informazioni su Giuseppe Ferrari

Nato a Modena, vive e lavora a Milano praticamente da sempre. Sposato con due figlie. Laureato in sociologia e sociologo mancato (questo blog è la mia rivincita tardiva ed incerta). Imprenditore nel settore della stampa dell'imballaggio flessibile.
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Una risposta a Promesse da verificare

  1. Paolo Spinoglio ha detto:

    L’iniziativa è buona. Il problema è l’attendibilità dei dati rilevati che vanno inseriti nel modello eonomico. E’ da tempo che sostengo che i dati fondamentali del paese dovrebbero essere firmati dal Presidente della Repubblica. Avete mai assistito ai dibattiti televisivi dove i partecipanti non sono nemmeno d’accordo sui dati? Paolo Spinoglio

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