Una paese incredibile (e disgraziato)

Peggio non poteva andare. Io ci avevo creduto.

A luglio, quando Fermare il declino era improvvisamente apparso con una analisi che coglieva i problemi di fondo del paese e proponeva soluzioni dure ma intelligenti ed adatte. Ignorata, e a ben donde, da una classe dirigente che da quella analisi veniva messa in discussione.
A ottobre quando Matteo Renzi aveva cercato di dare ad un progetto molto simile le gambe e braccia forti di una grande organizzazione. Battutto da una burocrazia di partito che rischiava l’irrilevanza.
A dicembre, quando Mario Monti illudeva annunciando che si sarebbe battutto per completare la riforme che la sua agenda comportava e che i veti incrociati e il poco tempo non gli avevano consentito di realizzare nell’anno di governo. L’agenda deve averla persa, e ho la netta sensazione che nella sua salita in politica abbia dimenticato di portarsi dietro l’intelligenza, l’acume e la sobrietà che avevano contraddistinto la sua azione a palazzo Chigi.

Alle elezioni vincerà soltanto Grillo e il paese sarà ingovernabile.

Ma del resto come può essere governabile un paese incredibile che mette in prima pagina un partito come Fare quando il suo leader commette un errore che, al confronto di quelli a cui ci ha abituato la nostra classe dirigente, fa sorridere, e lo ignora, o forse è meglio dire ostracizza, quando cerca di imporre al dibattito pubblico un programma capace di ridare slancio e futuro al paese?
E che, nel crocifiggere Giannino non si accorge che lui è l’unico capace di dire: è vero, ho sbagliato. E pago. Una abitudine così poco comune che passa inosservata. In questo paese a sbagliare sono sempre gli altri. E invece, purtroppo per tutti, sbagliamo tutti e paghiamo, e pagheremo, tutti.

Non illudiamoci. Il futuro è nero, molto nero. Il paese perde competitività, da anni e noi raccontiamo che diamo a tutti un reddito di cittadinanza. Siamo pazzi.

Non credo potremo più contare sui 100 miliardi della BCE come nel 2011. Nessuno ci farà più sconti e non vorrei essere nei panni di un presidente del consiglio che dovrà dire la verità ad un paese a cui tutti tranne Fare hanno raccontato palle per anni e le hanno ribadite in una campagna elettorale penosa. Altro che le lauree ed i master millantanti da Giannino. Ridicoli ma innocui.

La risposta non può che essere una sola: alziamo l’asticellaesigiamo sempre di più da noi e dagli altri. Come ci hanno insegnato da piccoli, le bugie hanno le gambe corte. Fermiamo il declino

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Informazioni su Giuseppe Ferrari

Nato a Modena, vive e lavora a Milano praticamente da sempre. Sposato con due figlie. Laureato in sociologia e sociologo mancato (questo blog è la mia rivincita tardiva ed incerta). Imprenditore nel settore della stampa dell'imballaggio flessibile.
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