Produttività, lavoro, diseguaglianza

Massimi sistemi in pillole. Ovvero, dove stiamo andando? E perché non riusciamo a svoltare?

In soldoni: la crescita continua della produttività (almeno nei paesi dove cresce) aumenta progressivamente l’offerta di beni e, meno, di servizi. Il che da un lato riduce la domanda di lavoro, almeno di quello direttamente produttivo, e dall’altro aumenta le disponibilità di ricchezza, termine inteso in senso lato.

Eppure, e qui sta secondo me il paradosso per una società che si definisce democratica e fondata sui principi del libero mercato e della concorrenza, la distribuzione della ricchezza, in tutto il mondo, diventa sempre più diseguale (una analisi, fra le tante).

Cosa c’è, nei meccanismi profondi della nostra società, che impedisce una distribuzione equilibrata della ricchezza crescente che riesce a produrre?
Due piccoli fatti sul tema:
l’andamento del salario minimo negli Stati Uniti (un argomento che forse Grillo imporrà alla nostra attenzione): oggi il suo importo orario è di 7,25 dollari. Se avesse seguito l’aumento delle retribuzioni orarie medie sarebbe a 10,46, e se avesse seguito l’incremento della produttività sarebbe a 18,72 (secondo la neo senatrice americana Elizabeth Warren dovrebbe essere addirittura a 22 dollari);
la montagna di liquidità su cui siede la Apple (137 miliardi di dollari). Perchè la discussione sul suo utilizzo si concentra sulla possibilità di un extra dividendo e non su quella di un aumento dei redditi dei suoi dipendenti, o, meglio, dei dipendenti dei suoi fornitori, a cominciare da quelli della famosa Foxcom?

In teoria il mercato e la concorrenza dovrebbero portare ad un livellamento dei redditi (se una settore rende di più dovrebbe attrarre di più e spingere al ribasso gli utili) e una società democratica dovrebbe spingere gli elettori a chiedere una maggiore uguaglianza, che significa maggiori opportunità per tutti. Avviene invece il contrario. Perché?

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Informazioni su Giuseppe Ferrari

Nato a Modena, vive e lavora a Milano praticamente da sempre. Sposato con due figlie. Laureato in sociologia e sociologo mancato (questo blog è la mia rivincita tardiva ed incerta). Imprenditore nel settore della stampa dell'imballaggio flessibile.
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