Capitalismo e democrazia. Quale futuro per l’Europa

Sarebbe da non perdere, a sapere il tedesco da quel che capisco, il dibattito in corso in Germania di cui dà conto Maurizio Ferrara sul sempre interessante inserto domenicale del Corriere “La Lettura”

Protagonisti due sociologi usciti ambedue dal solco della Scuola di Francoforte. Da un lato Wolfgang Streeck, definito da Ferrara “uno dei più noti sociologi europei” ma di cui io non avevo mai sentito parlare, e dall’altro Jurgen Habermas, astruso incubo dei miei anni universitari.

Il primo, in un libro di cui Feltrinelli ha appena pubblicato la traduzione italiana “Tempo guadagnato. La crisi rinviata del capitalismo democratico”, legge la crescita dell’unione europea come l’ultimo tentativo del capitalismo di guadagnare tempo e rinviare il proprio crollo attraverso politiche di auserità che soffocano le istanze sociali e creano nuove condizioni di profitto per un sistema economico sempr epiù in crisi. L’unica via d’uscita è quella di far saltare il tavolo, e con esso l’euro e ritornare al vecchio sistema statale, al cui interno riprendere la classica politica socialdemocratica. Non se se effettivamente Streeck proponga analisi che profumano tanto d’antico e che veramente con quello che sta accandendo a me paiono c’entrare come i cavoli a merenda. Certo se il libro costasse meno dei 25 euro annunciati sarebbe da prendere. Vederemo cammin facendo. Probabilmente le sue tesi sono sintetizzate nell’articolo apparso sulla New Left Review n. 73 del gen-feb 2012 “Markets and Peoples: Democratic Capitalism eand European Integration“, più abbordabile.

Critico Habermas  che pur riconoscendo la fondatezza della critica all’eccesso di influenza del capitale finanziario, contestal’implausibile teoria della cospirazione e la raccomandazione di un ritorno nostalgico al passato. La soluzione può essere solo una Europa effettivamente democratica, che condivida, a partire dalla Germania, onori ed oneri del mercato unico, della moneta unicoa e, si spera, del bilancio unico. Tralasciando le citazioni di Habermas dal tedesco, le sue tesi dovrebbero essere nella conferenza “Democracy, Solidarity and the European Crisis” tenuta a Lavanio il 26 aprile 2013.

A completare il quadro delle cose da leggere (ma quando troverò il tempo?) il documento della Commissione europea “A blueprint for a deep and genuine economic and monetary uniondel novembre 2012.

Io ne trovoo conforto per la mia tesi: l’allargamento dei mercati è inevitabile ed è strumento di stimolo alla democrazia, dal momento che dovrebbe aumentare le possibilità di scelta, di informazione e di responsabilità del singolo in quanto consumatore. E per questo è indispensabile che il mercato che cresce e si amplia sia un mercato concorrenziale, senza monopoli e senza strutture troppo grandi per essere controllate. Ed invece è quello che sta succedendo, a cominciare dal settore finanziario: Per questo l’espansione del debito, pubblico e/o privato, deve essere controllata e ridotta. La chiamano austerità, le imputano la crisi, ma io credo che sia l’unico modo per uscire dalla trappola delle grandi imprese finanziarie: più soldi chiedi, più concedi loro potere, in un circolo vizioso in cui il piccolo ha tutto da perdere.

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Informazioni su Giuseppe Ferrari

Nato a Modena, vive e lavora a Milano praticamente da sempre. Sposato con due figlie. Laureato in sociologia e sociologo mancato (questo blog è la mia rivincita tardiva ed incerta). Imprenditore nel settore della stampa dell'imballaggio flessibile.
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