Un salto nel buio

Raghuram Rajan non scrive molto spesso, ma vale la pena di essere seguito. Non sembra aver perso la lucidità che, anni fa (ne sono passati più di cinque), gli permise, solo e inascoltato, di criticare apertamente la politica della Fed di Greenspan e di denunciarne i pericoli, puntualmente avveratisi.

Adesso punta il dito contro la politica innovativa della banche centrale, in particolare di Fed e BoJ, con un intelligente adattamento di una famosissima citazione di Churchill: “Mai, nel campo della politica economica, è stato speso tanto, con così poca ragione, da parte di così pochi“. In sostanza, in un paper in onore di Andrew Crockett “A step in the dark: unconventional monetary policy after the crisised in una riproposizione sintetica delle conclusioni dello stesso paper torna ad avvisare: non siamo assolutamente in grado di capire quali sono gli effetti a lungo termine della continua immissione di liquidità nei mercati da parte delle banche centrali. E la spropositata reazione negativa con cui questi hanno reagito un mese fa ad un timido accenno da parte della Fed di una modifica della sua politica ne è stata la riprova. L’impressione è quella di essersi cacciati in una trappola da cui non si sa come uscire. La politica monetaria non convenzionale è stata, appunto, un salto nel buio.

Io l’ho capita così: la politica monetaria non convenzionale (più accentuata da parte di Fed e Boj, meno da parte di Bce) è servita a comperare tempo, ma la classe politica non è riuscita, o non ha potuto, o non ha voluto (il che dal punto di vista sostanziale è lo stesso) a fare le riforme, politicamente difficili, in grado di ridare alle economie occidentali quello slancio verso la crescita che, secondo Rajan, hanno perso fin dagli anni ’70/’80 del secolo scorso. E’ quello che lui definisce l’unico gioco in città.

Ma l’aspetto pericoloso di questa politica è che alla sua ombra è cresciuta una classe sociale che ne beneficia e che ne ha approfittatto per accumulare un poter oggi molto difficile da sfidare. E’ vero che i bassi tassi di interesse possono anche spingere un imprenditore ad investimenti maggiori, ma è sicuro che un imprenditore investe in vista della possibilità di acquisire maggiori e nuove quote di mercato. Mentre è certo che chi invece utilizza il denaro a basso prezzo per comperare altro denaro che rende anche solo qualche centesimo di più è molto più incentivato da una politica di liquidità abbondante e a buon mercato ad ampliare la propria attività.

In questa logica non stupisce quindi che sia progressivamente cresciuto il peso del settore finanziario a scapito di quello più direttamente produttivo.
E non stupisce che cresca progressivamente anche la domanda per prodotti finanziari a rischio progressivamente più alto. Rendono di più e l’esperienza ha dimostrato che in caso di crollo alla fine a pagare non è chi ha assunto rischi abnormi.

E il mio interrogativo, oggi come negli anni della crisi dei mutui subprime, è sempre lo stesso: perché invece di creare liquidità in massa, che si disperde nel sistema, e che viene malamente e pericolosamente intercettata e gestita dal sistema finanziario per i propri fini, non si cercano strumenti capaci di fare arrivare quella stessa liquidità, anzia a mio parere molto meno, direttamente a chi ne ha bisogno. Allora erano i conumatori alle prese con mutui troppo alti: se avessero avuto i soldi, avrebbero potuto tranquillamente fare fronte alle loro scadenze ed il sistema non sarebbe andato in crisi di liquidità a scadenza. Oggi a chi ha progetti e programmi in grado di afffrontare i nuovi bisongi che nascono dal mercato.

Ma è certamente più facile, e politicamente più pagante, lasciare andare le cose come vanno: immettiamo liquidità e aspettiamo il prossimo botto. Tanto sotto le macerie non ci rimangono nè i politici nè i finanziari, anzi …

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Informazioni su Giuseppe Ferrari

Nato a Modena, vive e lavora a Milano praticamente da sempre. Sposato con due figlie. Laureato in sociologia e sociologo mancato (questo blog è la mia rivincita tardiva ed incerta). Imprenditore nel settore della stampa dell'imballaggio flessibile.
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