Come li invidio

Io non ho le granitiche certezze di Keynes blog: non sono affatto convinto che, banalmente, stampare moneta sia il sistema giusto per gestire una economia sana. Anzi. Ho tanto paura che Bernake segua la parabola del suo predecessore Greenspan: osannato fino a quando la bolla cresceva e demonizzato quando è scoppiata. Speriamo, per tutti noi, che abbiano ragione loro.

A me rimangono forti dubbi. Faccio fatica a capire, e poi a vedere nella realtà, come l’immensa massa di liquidità creata dalla banche centrale finisca nelle tasche del consumatore finale. Certo, il costo del denaro è una delle componenti delle decisioni di investimento, dalle piccole alle grandi, e di quelle di consumo ma non mi pare la principale. A me pare che la liqudità creata rimanga nel circuito finanziario e, certo, contribuisce a tenere bassi i tassi per tutti, ma provoca una continua crescita dei valori dei prodotti finanziari che ha, alla lunga, effetti perversi sull’economia reale.

Le grandi aziende, in particolare, fanno di fatto un lavoro da idrovore, risucchiando liquidità dall’economia reale e riversandola anche loro nei circuiti finanziari. Cosa sono, infatti, gli utili che, trimestre dopo trimestre, vengono conseguiti, spesso riducendo il numero dei dipendenti ed il loro costo, se non soldi che vengono sottratti al circuito reale e trasferiti in quello finanziario?

Io non credo che la crescita dell’economia americana sia dovuta alla politica monetaria. Giocano aspetti culturali, capacità di innovare, sui prodotti e sui processi, disponibilità a mettersi in gioco, un mercato più ampio e più concorrenziale. Tutte cose che non si creano in un giorno e che sono molto più difficili da realizzare che lo stampare moneta.

Al fondo, credo, il problema sta nelle asimmetrie decisionali che regolano, in tutto il mondo, le strategie di politica monetaria e quelle di politica fiscale. Non è, come dice Keynes blog, una questione di timidezza di Obama. E’, più banalmente e semplicemente, l fatto che una decisione di poltica monetaria viene presa da un ristrettissimo consiglio regolato da precise norme che ne assicurano la rapida, e condivisa, capacità decisionale. Quella fiscale richiede una procedura infinitamente più complessa, con molti più attori, e si svolge sotto gli occhi dell’opinione pubblica che ha il potere, ed il dovere, di determinare il destino di coloro che quelle decisioni prendono. E finisce, molto spesso, per assumere, come avviene oggi negli Stati Uniti, contorni ideologici di guerra di religione che non aiutano certo nè ad assumere decisioni, nè a garantirne la correttezza.

Non ricordo quando e non ricordo chi, ma giorni fa ho ascoltato alla radio qualcuno che proponeva di mettere la liquidità che si vuole creare direttamente nelle mani del consumatore finale, e non del circuito finanziario. Un sistema certamente complicato praticamente e difficile politicamente, ma molto più vantaggioso. E, rovistando nella memoria e nel blog, ho ritrovato questo appunto vecchio di cinque anni: già allora c’era chi proponeva di fare arrivare direttamente la liquidità al consumatore, al fondo del sistema economico. Non se ne fece niente, manco si discusse.

A tutti interessa solo quello che sta in cima, ma in cima sono in pochi. E fanno fin troppo bene i loro interessi. Non ho cambiato idea rispetto a cinque anni fa: se si vuole ripartire, bisogno farlo dal passo, dal consumatore.

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Informazioni su Giuseppe Ferrari

Nato a Modena, vive e lavora a Milano praticamente da sempre. Sposato con due figlie. Laureato in sociologia e sociologo mancato (questo blog è la mia rivincita tardiva ed incerta). Imprenditore nel settore della stampa dell'imballaggio flessibile.
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