Perché l’Italia fallisce

La recente vicenda del sequestro della città da parte dei lavoratori dell’azienda municipalizzata dei trasporti di Genova è una perfetta cartina di tornasole delle cause, inarrestabili, del nostro declino. Qualcuno se ne è accorto e, in rete, ho trovato due interessanti commenti al caso.

Il primo, su Arcipelago Milano, è meno penetrante ma ha alcuni aspetti interessanti: viene da un pulpito da cui io non mi sarei aspettato una critica alla gestione pubblica di un qualche servizio, riporta dati semplici ma eclatanti, spesso sconosciuti (l’ATM di Milano ha utili di bilancio, di cui va fiera e che restituisce al Comune, per 25 milioni, ma riceve contributi per 350) e cita, senza rinvio (perché poi?), uno studio sul TPL della Cassa Depositi e Prestiti che bisognerebbe avere il tempo di leggere.

Di ben altro peso l’intervento di Mario Seminario sul tema. Difficile trovare, nelle poche righe di un post, una sintesi più azzeccata e concisa, delle motivazioni del nostro scivolamento sul piano inclinato del declino, che ci porterà al fallimento: l’errata, e quasi sempre pelosa, declinazione del termine funzione sociale, l’uso, a volte del  tutto palese, a fini personali e di gruppo dell’azienda pubblica in funzione estrattiva di risorse, la distorta ideologia del concetto di bene comune che aiuta a nascondere, dietro un velo ideologico, la realtà.

Aziende pubbliche usate, impropriamente, come ammortizzatori sociali e strumenti di consenso politico, con conseguente scarsa produttività del lavoro e costo sociale crescente che viene scaricato, in maniera nascosta e truffaldina, sui chi è escluso dal cerchio magico dei protetti, in questo caso il consumatore-utente ed il contribuente onesto.

Al fondo, nel caso particolare dei trasporti a Genova come in quello più generale del nostro debito pubblico. la perfetta illusione che la causa di tutti i nostri mali sia l’impossibilità di stampare moneta ed il crescente populismo che tende ad imputare all’Europa le responsabilità delle difficltà attuali.

Sta arrivando Natale. Regalatevi e regalate “Perché le nazioni falliscono“, un libro che si legge con facilità ed interesse, che racconta tante storia, tante vicende delle passato, e che dimostra, a mio giudizio in maniera impeccabile, quanto pesano le politiche estrattive delle classi dirigenti nel determinare il fallimento delle nazioni.

Una strada su cui noi ci siamo incamminati da tempo. Seminerio ci addita gli esempi di Venezuela e Argentina, due nazioni che godono della sovranità monetaria tanto invocata da noi, che, rispetto a noi, hanno risorse naturali infinitamente migliori e che pure, proprio a causa di una classe dirigente inadeguata, sono avviate sulla strada del declino.

La stessa nostra.

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Informazioni su Giuseppe Ferrari

Nato a Modena, vive e lavora a Milano praticamente da sempre. Sposato con due figlie. Laureato in sociologia e sociologo mancato (questo blog è la mia rivincita tardiva ed incerta). Imprenditore nel settore della stampa dell'imballaggio flessibile.
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