Le pensioni sono proprio un argomento tabù

L’altro giorno mi aveva colpito il titolo della rassegna stampa giornaliera che mi invia il Sole24ore (che di solito ignoro) “Pensioni, via ai rimborsi: 796 euro in più per gli assegni da 1.500 euro.”  Mi era sembrato tipico esempio della incapacità del paese di riflettere a mente libera sui problemi delle pensioni. Per il nostro dibattito, pubblico e privato, il pensionato, sempre e comunque, è un povero cristo da tutelare.

Ed è un atteggiamento che accomuna tutti, destra e sinistra, paladini dello status quo e strenui avversari. Non per niente anche il titolo del Fatto quotidiano sullo stesso tema è perfettamente identico.

Leggete i due articoli con calma e ditemi se vi trovate un minimo accenno al fatto che le pensioni inferiori ai 1.500 euro non sono per niente interessate al problema. Forse sono io che sono prevenuto e non l’ho trovato.
Eppure dovrebbe essere chiaro che la invereconda sentenza della Corte Costituzionale, che si ammanta di equità e di tutela dei deboli, riguarda solamente le pensioni superiori a tre volte il minimo: quelle più basse non erano state toccate dal provvedimento di Monti-Fornero.

Lo trovo un segno particolarmente significativo dei preconcetti che in Italia avvolgono tutto il dibattito sulle pensioni: il pensionato è un soggetto da difendere a prescindere.
Nessuno ha infatti trovato strano che i sindacati abbiano protestato perché il governo, nel dare concretezza alla sentenza della Corte e cercando si salvare per quanto possibile i conti pubblici, abbia modulato i rimborsi con una modalità decrescente al crescere della pensione.
Nessuno dice che le pensioni superiori a tre volte il minimo sono, nella loro stragrande maggioranza, pensioni retributive e come tali di fatto a carico della fiscalità generale. Il che vuol dire che si tratta di persone che vengono, in soldoni, mantenute dai loro figli.
Nessuno, o pochi, dicono che quello della diseguaglianza intergenerazionale è un scandalo di cui la nostra generazione porta una enorme responsabilità che, per nostra fortuna, per ora i nostri figli non ci rinfacciano.

Il fatto su cui però è bene riflettere con più calma è che l’intoccabilità delle pensioni non è un requisito solo italiano: riguarda praticamente tutti i paesi europei ed è trasversale in tutti gli schieramenti politici, da destra a sinistra (“Marxists and conservatives of Europe unite to protect pensioners“).
Perché? E’ sufficiente la spiegazione che fa riferimento alla maggiore partecipazione al voto degli elettori più anziani?
E soprattutto “Pourquoi les jeunes ne se révoltent-ils pas?

Anche qui ci vorrebbe tempo per studiare e riflettere. Qui trovate una analisi del 2013 dell’OCSE sui vari sistemi pensionistici, se avete il tempo che io non ho.

Informazioni su Giuseppe Ferrari

Nato a Modena, vive e lavora a Milano praticamente da sempre. Sposato con due figlie. Laureato in sociologia e sociologo mancato (questo blog è la mia rivincita tardiva ed incerta). Imprenditore nel settore della stampa dell'imballaggio flessibile.
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