La dura lotta contro la realtà. Prima puntata

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, nel suo discorso programmatico di fronte al Parlamento, ha orgogliosamente rivendicato per il suo governo il termine di populista. Ha specificato che essere populista vuol dire essere vicino al popolo, essere dalla sua parte, non far parte della elite e di questo ha tratto vanto.

Io ho la mia idea di cosa voglia dire essere populista: secondo me vuol dire sostenere, sempre e comunque, che esistono soluzioni semplici e facili ai problemi del nostro tempo che sono invece, purtroppo per tutti noi, complessi ed ingarbugliati. Proporre soluzioni semplici ed accattivanti, comprensibilmente, paga, e molto, sul piano elettorale e facilita grandemente il lavoro delle opposizioni. Ma, a mio giudizio, la musica cambia quando si passa dall’opposizione al governo. A quel punto non basta più dire che cosa si debba fare, ma bisogna dimostrare di essere in grado di farlo e tutti sappiamo che cosa ci sia di mezzo tra il dire ed il fare.

Questi tre mesi del nostro nuovo governo mi paiono esemplari:  un continuo parlare di come la realtà non è quella che è, ma quella, che a suo giudizio, deve essere, in uno sforzo, immane e disperato, di riuscire a costringerla lall’interno di schemi ideologici, oltretutto portato avanti con una pochezza di argomenti e con una insipienza che a me, francamente, spaventa.
Il problema è che la realtà non si lascia ingabbiare e che, prima o poi, a non tenerne conto, si va a sbattere.

Il primo a farne le spese è stato Salvini.
Il caso Diciotti è stato una sceneggiata vergognosa e pietosa da cui ha ricavato il bel risultato di una indagine per un reato, quello previsto dall’art. 289 ter del codice penale (“Sequestro di persona a scopo di coazione“) che prevede una pena che va dai 25 ai 30 anni di galera.
Buon per lui, se posso esprimere un parere rapido da profano, che il procuratore vi ha aggiunto anche i reati di arresto illegale e di abuso di ufficio, di molto minore gravità, e che i suoi uffici hanno dichiarato che i migranti erano trattenuti sulla nave perché il porto di Catania non era considerato porto sicuro. Una scusa risibile, ma comunque una scusa che può essere usata in Tribunale, ove vi si arrivasse.

E tutto questo perché?
Per evitare di accogliere 177 persone quando in questo mese di agosto ne sono sbarcati, se non sbaglio, quasi 300.
Che differenza avrebbe fatto averne 500?
Chiedere a Salvini.
(Non ho trovato, e non ho, per la verità, molta voglia di cercare una conferma a questo dato che ho letto in questi giorni. In compenso ho trovato questi dati aggiornati a giugno e che, forse fra qualche tempo, verranno aggiornati anche ad agosto)

Non è che la prima puntata del triste racconto della lotta del nostro governo contro la realtà. Pronto a scommettere che la seconda puntata riguarderà l’altro vice premier, il buon Luigi Di Maio, ed avrà per argomento l’Ilva.

E sullo sfondo il problema del finanziamento del ns. debito pubblico.
Ma diamo tempo al tempo. Come mi hanno insegnato tanti anni fa, le bugie hanno le gambe corte.

 

Informazioni su Giuseppe Ferrari

Nato a Modena, vive e lavora a Milano praticamente da sempre. Sposato con due figlie. Laureato in sociologia e sociologo mancato (questo blog è la mia rivincita tardiva ed incerta). Imprenditore nel settore della stampa dell'imballaggio flessibile.
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