Trovato il colpevole

Ho trovato molto interessante questo post di Economia e politica, sul nostro debito pubblico.

Per due ragioni.
La prima posso definirla intellettuale: la spiegazioni che dà della nascita e della esplosione del ns. debito pubblico è, almeno per me, originale. La spiegazione che l’autore dà della sua crescita, concentrata negli anni fra il 1982 ed il 1994, parte dalla constatazione che

la spesa per interessi in rapporto al Pil è sempre notevolmente al di sopra della media dei Paesi dell’area euro e della Ue e in crescita sostenuta tra 1982 e 1993 … L’aumento dell’incidenza della spesa per gli interessi sul debito è dovuta alla crescita vertiginosa dei tassi di interessi sui titoli di stato a partire proprio dal 1982.

E questa ne è la ragione:

… sta nel cosiddetto divorzio tra Banca d’Italia e Ministero del Tesoro, a seguito dell’invio da parte del ministro Andreatta al governatore Ciampi di una lettera con la quale si esentava la Banca centrale dall’obbligo di acquistare i titoli di debito emessi dal ministero e non assorbiti dal mercato.

E questo il commento politico:

L’errore dei governi italiani degli anni ’80, se si può parlare di errore e non piuttosto di scelte politiche neoliberiste, sta nel fatto di aver eliminato il compratore di ultima istanza del debito pubblico proprio nel momento in cui se ne aveva più bisogno.

L’interpretazione è interessante e chissà che non abbia il tempo di metterla a confronto con altre. (dovrei averne anche qui nel blog).

Ma mi interessa di più, in questo momento, sottolineare la seconda ragione di interesse dell’articolo.
E’ una tipica espressione della idea, secondo me assolutamente preponderante oggi in Italia, a destra come a sinistra, che la creazione di debito pubblico, ed in particolare la sua monetizzazione, sia la panacea di tutti i mali.
Lo si vede nelle accuse continue all’Europa e, di conseguenza, all’euro ed alla perdita di sovranità sulla moneta che ne è derivata, di essere all’origine della ns. mancanza di crescita. Confesso che la politica monetaria e le sue ripercussioni sull’economia sono per me un argomento ostico, ma a me pare che l’evidenza della realtà non suffraghi una tale interpretazione: oggi in Europa cresce chi ha meno debito, in alto come in basso.

E ho paura che i prossimi sei mesi, proprio i sei mesi che secondo Di Maio dovrebbero spazzare via l’Europa, ci mostreranno, e ad un costo molto pesante che appoggiarsi sul debito e sulla creazione di moneta per sostenere lo sviluppo sociale, ha conseguenze devastanti.
Spero di avere torto, ma non credo.

Informazioni su Giuseppe Ferrari

Nato a Modena, vive e lavora a Milano praticamente da sempre. Sposato con due figlie. Laureato in sociologia e sociologo mancato (questo blog è la mia rivincita tardiva ed incerta). Imprenditore nel settore della stampa dell'imballaggio flessibile.
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