Un bel problema

Soffermatevi un attimo su questo grafico

L’ho trovato in questo articolo di Telos “L’insondable pessimisme francais (a proposito, se accettate un consiglio, seguite gli articoli di Telos: spesso sono molto interessanti) che riassume sinteticamente i risultati del rapporto 2019 dell’INSEE, Institut Nationale de la statistique e des etudes economiques, l’Istat francese.

Con ogni probabilità è lo specchio di una situazione oramai molto comune: la percezione dei fenomeni sociali è diversa della effettiva realtà degli stessi. Le conseguenze sono particolarmente rilevanti, in un sistema democratico.

E’ evidente che il politico, che guarda ai voti per le prossime elezioni, tende a seguire quello che i suoi potenziali elettori ritengono siano i loro problemi, anche se i dati della realtà indicherebbero situazioni differenti. Questo spiega perché ricette facili, e non praticabili (vedi Brexit, ma non solo) hanno tanto successo e perché il dibattito politico viene occupato da falsi problemi demagogicamente agitati dai leaders politici in cerca non di strategie per il futuro ma di facili consensi elettorali.

E probabilmente spiega il successo delle cosiddette democrazie illiberali o dei regimi autoritari come quello cinese, dove la classe dirigente non ha bisogno del consenso elettorale della popolazione e può quindi impostare la propria strategia su obiettivi di lungo periodo, fondati su di una corretta analisi della realtà.

C’è una soluzione?
Non lo so. La mia idea è che i suggeritori di facili soluzioni, i cosiddetti populisti, vengano messi in condizioni di gestire il potere e, di conseguenza, siano costretti a confrontarsi, loro ed i loro elettori, con la durezza dei fatti concreti. In Italia mi pare stia succedendo con il movimento 5 stelle che, alla prova del governo, si sta sfasciando. Un altro test sarà quello della Brexit di Johnson, che si dovrebbe realizzare a breve.
Ed è per questo che ad agosto ho, invano, auspicato che si andasse alle elezioni per costringere finalmente Salvini a fare, e non solo a dire.

Informazioni su Giuseppe Ferrari

Nato a Modena, vive e lavora a Milano praticamente da sempre. Sposato con due figlie. Laureato in sociologia e sociologo mancato (questo blog è la mia rivincita tardiva ed incerta). Imprenditore nel settore della stampa dell'imballaggio flessibile.
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