Il potere dei consumatori

La mia ipotesi di fondo è che l’evoluzione economica e sociale abbia portato ad una rivoluzione copernicana di cui emergono segni, indicazioni ed analisi, ma di cui si stenta ad assumere in pieno le conseguenze, in particolare a livello politico: sempre più diventa importante il ruolo dei consumatori rispetto a quello dei produttori e, di conseguenza, sempre più il nostro comportamento, anche politico, è determinato dalla posizione e dal ruolo che assumiamo nel momento del consumo del nostro reddito che non in quello della sua produzione.

Qui sotto raccolgo alcuni fatti particolarmente significativi in questo senso.

3 maggio 2016

Santo Hayek aveva previsto tutto e sapeva tutto. Per i liberisti ultra fa il paio con Marx per i marxisti, ma nell’articolo di Mannheimer “Chi protegge i consumatori digitali?” c’è molto di vero e molto da riflettere. Meriterebbe una lettura meno affrettata della mia. E’ certo che il punto debole dei consumatori è la loro disunione e che Internet, con l’enorme massa di informazioni che mette in circolazione, gioca indubbiamente a loro favore.
Come e quanto è tutto da valutare.

Speriamo di non dimenticare questo articolo come tanti altri

10 luglio 2013

L’unione fa la forza” Può essere che il vecchio adagio, nell’era di Internet, possa essere applicato a strumenti come le petizioni e a siti come questo? Certamente l’unico modo che hanno i consumatori per far pesare la propria forza è di unirsi, e tutto aiuta. Per non perdererne la traccia-

15 luglio 2012

Forse non è il posto giusto dove metterlo, ma questo articolo di Zingales sul fatto che esistono idee, teoriche, che rendono, ed altre che non rendono non deve essere perso. In soldoni anche quella che sembra ricerca pura ha degli effetti pratici che possono distorcere le aspettative e le intenzioni degli autori: sostenere tesi che vanno contro gli interessi costituiti può essere giusto teoricamente, ma non paga economicamente e quindi richiede uno sforzo maggiore da parte dello studioso. E questo può distorcere la ricerca ed i risultati della ricerca.
E’ qui perché i consumatori non pagano e parlare in loro difesa non rende.

14 mar 2012

Togliere pubblicità ai programmi. Pesa? Serve? Influenza? E’ abbastanza intuitivo che posizioni troppo estreme possano avere l’effetto di ridurre l’audience dei programmi e, di conseguenza, influire sull’ammontare di pubblicità riversato dagli inserzionisti. E’ quello che mi sembra stia succedendo in America per alcune trasmissioni troppo schierate a destra. Ma è anche vero che in Italia, Santoro, altrettanto decisamente schierato, riesce a fare suna trasmissione tutta sua, al di fuori dei canali istituzionali ed affermati e penso che viva soprattutto di pubblicità

14 gen 2012

Forse più che di potere  è meglio parlare di importanza dei consumatori, anche se questo termine da più l’idea di tranquillità, di ordinarietà, nello svolgimento della vita sociale. Il termine potere implica la lotta per il controllo ed il comando. A rifletterci è meglio lasciare il primo. E’ la mia tesi. Comunque bando alle riflessioni e torniamo al perché di questo appunto. Per tenere sotto controllo uno degli indici che misurano le prospettive di crescita, le attese dei consumatori. “Consumer Sentiment Starts New Year Stronger” titola il WSJ. Anche se leggendo scopri che la fiducia dei consumatori nasce dalla crescita dei posti di lavoro. E’ sempre il solito gatto che si morde la coda: produzione e consumo sono inestricabilmente collegati. Ma bisogna capirlo e agire di conseguenza.

19 nov 2011

L’articolo è lungo ed in inglese, e per leggerlo preferisco averne una copia scritta. Ma dal titolo e dall’occhiello mi sembra che questo “How Walmart Is Changing China” colga alcuni aspetto molto interessanti- Walmart è una catena commerciale e la sua pressione, dovuta alla evidente necessità di andare incontro alle esigenze della clientela, influenza pesantemente il comportamento delle aziende produttrice. In questo caso, viste le dimensioni, quello di un intero paese.

31 mag 2011

Ulrich Beck, nel suo “Conditio humana” accenna, alla pag. 109, al potere dei consumatori, e lo definisce “questo gigante assopito” ma poi non sviluppa il discorso.

03 dic 2010

Me lo stavo perdendo, ma la provocatoria proposta dell’ex calciatore Eric Cantona di ritirare i soldi dal conto corrente e chiuderlo per protesta contro i sistemi di gestioni delle banche è un segno. Questo è l’appello, con l’indicazione delle motivazioni. Il Sole 24 Ore la mette un poco sul folkroristico, ma vediamo che succede.

7 dic 2010 Da “GiornalettismoCantona e il boicottaggio alle banche: “Domani si comincia”

14 lug 2010

Altro articolo sul tema da nelMerito.com “DALLA CRISI AMBIENTALE SCATURISCONO NUMEROSE OPPORTUNITÀ“. Nulla di più di una banale esercitazione, ma indicativo di un clima, anche se io sono molto scettico sull’agricoltura biologica. Mi piacerebbe fare un reale bilancio di costi e benefici, a cominciare da quelli ambientali, mettendoci anche le diseconomie esterne, a cominciare dai consumi di energia.

06 nov 2009

Tre articoli da nelMerito.com che non voglio perdere sui poteri e sugli strumenti di tutela dei consumatori in Italia, dalla tutela della concorrenza alla class action. Peccato siano veramente scarni e debolucci

  • Distribuzione commerciale, concorrenza e federalismo
    Sino ad oggi siamo stati abituati a pensare alla regolamentazione relativa alla distribuzione commerciale facendo riferimento a un quadro unitario di norme che si applicavano, almeno nei loro presupposti generali, a livello nazionale. La legge 426/71, durata quasi 30 anni, e poi la riforma Bersani del 1998, pur lasciando ampi margini alla regolazione locale, fissavano un quadro di riferimento comune che rendeva relativamente agevole una valutazione dei vincoli (molti) che allontanavano il settore dalle comuni logiche di mercato. E’ un modo di affrontare il problema che ci si deve ormai rassegnare ad abbandonare: oggi la regolamentazione del settore ha definitivamente assunto una dimensione regionale e, spesso, addirittura provinciale o comunale a seguito delle deleghe che le leggi regionali danno agli enti locali subordinati.
    Il risultato pare essere una minore concorrenza ed una maggiore tutela degli operatori esistenti, oltre che una complicazione operativa, che comporta maggiori costi aziendali, che si riversano sui consumatori.
  • La class action vista dalla stampa italiana
    Da una indagine su come la stampa ha trattato  la nuova normativa entrata in vigore nel corso del 2008, emerge una superficiale conoscenza ed una imperfetta trattazione. I consumatori non interessano.
  • Revisione del consumer acquis in Europa“. Non ho capito niente. L’unico vantaggio è che mi ha portato al sito dei Consumers Affairs della CEE

26 ott 2009

Anch’io, come l’autore del post, sono perplesso di fronte alla notizia che Walt Disney paga i consumatori che hanno acquistato, coscientemente, un prodotto che in realtà non faceva proprio quello che, forse, l’azienda fra le righe aveva promesso. Materiale per una riflessione. Questo il post, questo l’articolo del NYT che riporta la notizia.

10 ott 2009

Nel settore della sanità, il mantra è sempre stato quello che era il dottore a conoscere quale era la decisione migliore da assumere per il paziente. Ma anche in un settore così delicato le cose stanno cambiando. Da meditare quest’articolo “Power to the Patients“. L’esempio è quello dei diabetici che imparano facilmente a gestire i loro livelli di glucosio. E situazioni simili avvengono in altri settori: nella gestionedelle proprie finanze o dell apropria situazione fiscale a quella delle proprie vacanze, la tecnologia e l’aumento di cultura ed istruzione rendono il consumatore molto più libero ed indipendente nelleproprie scelte. E lo stesso sta succedendo anche nella sanità. Gli autori ritengono che un tale fenomeno non debba essere frenato, ma controllato ed incentivato. Ne beneficerebbero tutti.

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