La distribuzione del reddito – Analisi teoriche

22 nov 2012

Mi pare di ricordare che il Tobin Project lo avevo già incontrato nelle mie peregrinazioni, ma qui non ne avevo lasciato traccia. Invece mi pare essenziale. Mi par di capire che sia un centro studi o, forse meglio, una rete internazionale di ricercatori, i cui campi di applicazione, almeno tre su quattro, sono di mio particolare interesse. Traduco brutalmente dalla loro presentazione:
Governo e mercati: Quali sono le condizione che distinguono il succeso dal fallimento nel governo e nel controllo dell’economia?
Le istituzioni della democrazia: Quali fattori e queali istituzioni, nel governo, negli affati, nella società civile, sono più importanti per il funzionamento della democrazia americana?
Disuguaglianza economica: Quali sono le conseguenze dell’aumento delle diseguaglianze di reddito negli Stati Uniti – per l’economia, la società e la democrazia?
Sicurezza nazionale: Come possono gli Stati Uniti sostenibilmente aumentare i propri interessi di sicurezza nazionale, date le ristrettezze economiche e i mutamenti nella distribuzione globale del potere?

15 nov 2012

Chissà da quanto tempo è sul mio tavolo questo articolo di Timothy NoahIntroducing the Great Divergence” che adesso sto cercando di leggere a fatica. Una densa rassegna della letteratura in argomento, che meriterebbe un approfondimento in rete per punti, magari con una pagina collegata a questa. Fatto il 20 novembre.

4 nov 2012

Rinvii interessanti in un articolo di Antonio Polito per il supplemento “La lettura” del Corriere. Cita un libro di Branko Milanovic, che è capo economista della Banca Mondiale la cui pagina web è una miniera di rinvii sul tema e responsabile, mi sembra di capire, degli studi sulla diseguaglianza della Banca, “Chi ha e chi non ha“edito dal Mulino e la soluzione al problema che suggerisce l’Economist sotto il titolo “True Progressivism che comporta maggiore concorrenza, modifiche al welfare che deve passare dai trasferimenti ai servizi e riduzione del carico fiscale sul lavoro, Polito dice finanziato con risorse provenienti dalla lotta all’evasione e dalla tassazione sui redditi da capitale. In realtà, come aggiunge dopo, la lotta alla disuguaglianza va fatto con la crescita: Per me un pò di redistribuzione non guasta, anche se, teoricamente, dovrebbe essere il funzionamento del mercato a produrre un maggior livellamento dei redditi. Polito cita due libri italiani “L’Italia dei democratici. Idee per un manifesto riformista” di Enrico Morando e Giorgio Tonini e “Pensare la sinistra. Tra equità e libertà” di Pietro Reichlin e Aldo Rustichini.

25 aprile 2012

Il tema della diseguaglianza, in particolare quella dei redditi, una volta fra le nazioni ed oggi all’interno della singola nazione, e delle sue influenze sta guadagnando sempre più spazio fra i grandi problemi da affrontare. E mi stupisce come tanti ne parlino, tanti ne riconoscano l’importanza decisiva e tanto poco viene concretamente fatto, a cominciare dalla modifica della tassazione sui redditi più elevati. Anzi si tende a fare il contrario. Faccio fatica a capire.
Comunque mi interessa collegare una pagina di Project Syndacate che, nella sua newsletter mensile, sotto il titolo “L’età della diseguaglianza” riprende una serie di articoli sul tema, apparsi negli ultimi mesi nelle sue pagine che meritano di essere collegati e brevemente commentati, in rigoroso ordine di data, dal più vecchio al più recente. Ci sarebbe da riflettere per mezzo secolo, ma la tendenza mi sembra chiara, la diseguaglianza crea problemi, ed il rimedio pure individuato, una politica fiscale più aggressiva. Ma politicamente, ed è un discorso che non riesco a capire, non funziona: pochi propongono, e ancor meno mantengono, drastiche riforme dei redditi. Vediamo adesso Hollande

Il più vecchio è l’articolo di Roubini The instability of Inequality, già commentato qui sotto a suo tempo

  1. Raghuram Rajan The undeserving One PercentRajan, famoso per essere stato uno dei pochi ad aver avvisato della imminente crisi finanziaria, punta l’accento sull’importanza dell’educazione e delle competenze per assicurarsi un reddito medio alto. Ed è questo il vero problema da risolvere se si vuole maggiore uguaglianza, non quello dei redditi
  2. Mohamed A. El-Erian, “The anatomy of global Economic Uncertainity“. “L’occidente non ha scelta: deve trovare un nuovo, e migliore, equilibrio, fra capitale e lavoro, fra le generazioni attuali e future, e fra il settore finanziario e l’economia reale”
  3. J. Bredford DeLong, “The 70% solution“. Riprende un articolo di Diamon e Saez “The case for a progressive Tax. from basic research to policy recommendations” che numeri e formule alla mano, sostiene la necessità e l’utilità di una tassazione alta e fortemente progressive sui grandi redditi, appunto almeno il 70%. E nessuno ne parla.
  4. Pranab Bardhan “More unequal than others
  5. Kemal Dervis, “Global imbalances amd domestic inequality“.  Il problema della diseguaglianza interna è strettamente collegato a quello delle persistenti disparità delle bilance dei pagamenti internazionali.
  6. Johannes Jutting “The middle class goes global” Di rilievo il rinvio allo studio dell’OCSE “Perspectives on Global Development 2012 : Social Cohesion in a Shifting World” Definisce la classe media quelli che possono spndere da 10 a 100 dollari a testa al giorno, oggi due miliardi di persone, divisi grosso modo in parti uguali per paesi sviluppati ed emergenti e deswtinati a diventare, nel 2030, 4,9 miliardi di cui da 3,2 a 3,9 nei paesi oggi emergenti, pari al 65/80% della popolazione. Il problema è mantenere la coesione sociale.
  7. Eswar Prasad, “A clarion call for emergin markets” La corruzione
  8. Kenneth Rogoff, “Jeremy Lin and the political economy of superstars” A parte i problemi dell’economia delle superstar, mi sembra che ancora una volta la soluzione sia rinviata alla politica fiscale
  9.  Kemal Dervis, “La trappola della diseguaglianza“. Il succo è: in mancanza di uno sviluppo del reddito reale delle classi medie si è sopperito con il debito, nei paesi anglosassoni con debito privato, in quelli europei con debito pubblico. E adesso si chiede il rientro. Ma il rientro pesa sui redditi. Bel problema.

17 ottobre 2011

Un elogio dell’uguaglianza dove meno te lo aspetti. Da molti mi sarei aspettato un discorso come quello che abozza in questo post Nouriel Roubini, ma non dal profeta di tutte le sventure economiche. Eppure “L’instabilità dell’ineguaglianza sintetizza in poche righe una analisi che condivido largamente: il problema di fondo sta nella crescente diseguaglianza. Non perdetevi l’articolo, merita una attenta riflessione.

7 luglio 2011

In “Technology and Inequality” Kenneth Rogoff argomenta che lo sviluppo della tecnologia sembra incidere in maniera sostnziale sulla diseguaglianza. Spingendo verso lo sviluppo di programmi basati sull’Intelligenza Artificiale spinge verso la sostituzione di strumenti elettronici a lavoratori altamente qualificati di alto costo. E fa l’esempio dei programmi per glis cacchi e, più concretamente, di quelli per la valutazione delle persone  o delle analisi mediche. Ne deriva, secondo lui, la non indispensabilità di particolari interventi politici sulla distribuzione del reddito, a cominciare dalla tassazione, anche se riconosce l’indispensabilità di una politica fiscale progressiva.

Il ragionamento sembra filare, ma la realtà a me pare sostanzialmente diversa. Perché? Implicitamente la riconosce lo stesso Rogoff, quando accenna alla necessità di un corretto funzionamento dei mecccanismi di mercato nella assegnazione dei compiti lavorativi e dei relativi livelli reddituali. In realà chi gode di alti redditi, ha grossa influenza politica e riesce a controllare molto più di quanto non si vuole ammettere la distribuzione del reddito. Il caso dei compmensi di grandi manager ne é un esempio lampante.

27 giugno 2011

Riferimenti, dal sito Economia e Società, agli studi dell’OCSE sulla diseguaglianza.

2 luglio 2010

Maurizio Franzini deve piacere a quelli di Nens. Dopo avergli affidato la stesura del rapporto 2009 di cui sotto, oggi lanciano in rete il suo ultimo libro “Ricchi e Poveri. L’Italia e le disuguaglianze (in)accettabili“, linkandone l’ultimo capitolo “La disuguaglianza nel mondo delle idee“. Tre rapide paginette, con alcune idee non disprezzabili, che tentano di sottolineare il problema della disguaglianza.

In brevissima sintesi:

  1. non è vero che il problema è la povertà e non la diseguaglianza
  2. non è vero che la siseguaglianza è il prezzo della crescita
  3. non è vero che le società egualitarie cono tristi e noiose
  4. non è vero che i mali di cui soffriamo sono da attribuire alla crescita e che la soluzione è la decrescita, più o meno felice.

Il vero punto debole di Franzini è l’editore: dubito che mi verrà mai voglia di comperare un libro edito dall’Università Bocconi, a me ben nota per i suoi prezzi stratosferici.
e poi, fuori dalle battute, mi sembra si parli molto di diseguaglianza dei redditi e nulla, almeno nel capitolo finale delle altre diseguaglianze, ed in particolare di quella intergenerazionale che per me sta diventando un punto centrale. Del resto, rileggendo il rapido appunto qui sotto al rapporto 2009, anche lì ci si ferma ai redditi.

12 febbraio 2010

Complice la solita coda alla Agenzia delle Entrate, sono finalmente riuscito a leggere questo rapporto Nens “Disuguaglianze economiche. tendenze, meccanismi e politiche” di Maurizion Franzini e Michele Raitano, che affronta con una certa profondità il tema della diseguaglianza, In Italia e nel mondo.  Ha anche una discreta bibliografia, ove si volesse approfondire.

Alcuni appunti rapidi

Definizioni teoriche. Tre anelli nella catena del reddito:

Reddito da prestazioni lavorative
Reddito di mercato dei nuclei familiari (oltre al reddito lavorativo, redditi da lavoro autonomi e reddito da capitale)
Reddito disponibile (dopo l’intervento dell’attività retributiva del welfare state, imperniata su prelievi fiscali e trasferimenti)

Mentre scrivevo mi è saltato all’occhio la strana collocazione del reddito da lavoro autonomo, che i due autori non considerano reddito da prestazione lavorativa, ma che collocano in un’altra categoria, come se fosse una cosa diversa. Buffa impostazione, a rifletterci molto ideologica e di molta poca sostanza.

Fonti per l’Italia: l’Indagine sui Bilanci delle Famiglie Italiane (IFBI) della Banca d’Italia
.           per il mondo: Luxembourg Income Study, istituto di ricerca con sede in Lussemburgo, con un sito molto spartano ma che ritengo essere una fonte indispensabile per chi si voglia occupare di distribuzione del reddito
.                                          da Wikipedia questa classifica “List of countries by income equality“, anche lei con parecchi rinvii. Mi ricorda qualcosa di simile che devo aver trovato da qulche parte. Se riaffiora collego.

20 ottobre 2009

Pietro Ichino pubblica sul suo blog col titolo “UGUAGLIANZA: UNA QUESTIONE RELATIVA DI IMPORTANZA ASSOLUTA” la recensione di un anonimo lettore di un libro appena uscito di due inglesi R. Wilkinson e K. Pickett, The Spirit Level – Why More Equal Societies Almost Always Do Better (Londra, Penguin Books, 2009). Il libro attribuisce alla disuguaglianza, di reddito e di possibilità, la responsabilità di una gran parte dei problemi sociali che attanagliano le società moderne occidentali: sostanzialmente sostiene che il grado di efficienza di un paese dipende più dallo stato di distribuzione della richezza che dal suo livello oggettivo. Cita come fonte i dati mondiali riportati sul sito dell’ United Nations Development Programme (UNDP).
Il libro è pubblicato in Italia da Feltrinelli con il titolo “La misura dell’anima“.

Il libro ha suscitato polemiche, ed è ampiamente discusso anche da chi non si è ancora accorto che è già stato pubblicato in italiano. Comunque il piccolo errore di nFA si fa perdonare perché loro mi consento di collegare due siti, a favore e contro, il libro di Wilkinson e Pickett, utili per seguire il dibattito sulla diseguaglianza.

14 marzo 2009

Da nelMerito.com un articolo riassuntivo e stimolante sulla diseguaglianza crescente che sta caratterizzando i paesi a capitalismo maturo, i nostri, con le pericolose conseguenze che comporta per la democrazia. Peccato che citi senza collegare, uno dei grandi vantaggi di Internet, ed anche non chiaramente uno studio dell’International Labour Office (IOL) che mi pare sia il World of Work Report 2008, ma quando avrò tempo troverò le fonti per approfondire

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5 risposte a La distribuzione del reddito – Analisi teoriche

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