Riflessioni su produzione e consumo

Una delle cose che mi stupisce di più è perché la gente faccia tanto fatica a capire che produzione consumo sono due faccie della stessa medaglia e che l’una non può esistere senza l’altra.

Raggruppo qui mie impressioni su questo tema, con esempi presi dove mi è capitato. Probabilmente dovrei sforzarimi di raggruppare meglio le pagine sotto consumare anche al fine di evidenziare bene il tema dei consumi che non consumano ed il loro ruolo sulla crescita/sviluppo. Altri appunti li ho messi nella pagina “Consumare

27 dicembre 2013

La logica capovolta dei trasporti pubblici a Roma di cui parla questo articolo è la stessa logica capovolta che affligge secondo me il dibattito politico ed economico a livello nazionale e non solo. Fino a quando non verrà messo al centro del dibattito il consumatore e la sua domanda, le discussioni sulla ripresa, ed in particolare quelle sulla crescita della occupazione, resteranno lettera morta.

23 settembre 2012

Recuperato sull’inserto del Corriere della domenica, questo libro di Peter Marsh “The New Industrial Revolution Consumers, Globalization and the End of Mass Production” ha proprio l’aria di dover essere letto. Vediamo se esce in italiano. Per ora, se mi ricordo, domani mi stampo questo articolo “The Birth of a New Industrial Revolution” dello stesso Marsh di sintesi delle sue teorie

25 aprile 2012

Spunti di riflessione da un articolo apparso su Project Syndacate “A world of convergence“. L’autore esamina il fenomeno della progressiva diminuzione delle differenze di reddito fra i paesi e si domanda se continuerà nel futuro. Metto in relazione la considerazione con l’altra, molto di moda oggi, sulle crescente disparità di reddito, anche qui ad aiutarmi è PS che dedica al tema la sua newsletter mensile, per ipotizzare che la convergenza fra i paesi probabilmente va di pari passo con l’aumento delle differenze fra i percettori di reddito.
Più attinente ai miei interessi l’osservazione che mi è venuta spontanea nel leggere delle errate previsioni di crescita di URSS e Giappone nel secondo dopoguerra: ad entrambi è mancato il mercato. Il che dimostra che la chiave di volta non è l’investimento o la produzione, ma il consumo.
Infine la solita considerazione metodologica: come faccio a tenere sotto controllo i vari appunti e spunti?

1 aprile 2012

L’Istat pubblica ogni mese due serie di indici sulla fiducia nelle imprese, il primo quello delle imprese manifatturiere e delle costruzioni, il secondo quello delle imprese dei servizi e del commercio. Sarebbe interessante valutare se esiste una correlazione fra i due. Potrebbe essere che il secondo anticipi il primo. E cioè l’andamento dell’economia è guidato dai consumi.
Questo
il rinvio all’ archivio delle due  indagini.

21 mar 2012

Cultura (e ricerca) come strumento di sviluppo, Seguira anche i rinvii dell’articolo collegato

10 mar 2012

Stavo scorrendo faticosamente per passare il tempo nella speranza che mi torni il sonno, il comunicato stampa dell’Istat sull’andamento di PIL e indebitamento pubblico nel 2011 e l’attenzione si è soffermata sulla scomposizione in settori che viene fatto dell’economia nazionale e dei conseguneti andamento del pil. E mi è venuto spontaneo osservare come vi siano domponenti della domanda aggregata a diverso livello di consumo. Siamo sempre sul tema deiconsumi che non consumano.

6 mar 2012

Lavoro che non consuma. Ovvero: quanti posti di lavoro crea Apple. La società di software pubblica uno studio con cui cerca di rispondere alle critiche di chi sostiene che non crea posti di lavoro o che, comuqne, ne crea molto meno delle classiche e vecchie industrie produttive manifatturiere come GM o GE. Ma il ragionamento dei posti di lavoro indiretti suscita montagne di problemi a livello teorico e montagne di polemiche a livello giornalistico. Qualcosa di vero c’è, ma tutte le aziende hanno ricadute esterne

21 mag 2011

Prima di dimenticarmelo, collego l’articolo con cui Antonio Polito ha commentato, sul COrriere dalla Sera del 27 aprile scorso, la polemica sollevato dalla CGIL sulla apertura dei centri commerciali e dei negozi il 1′ maggio (“Chi consuma lavora e non sporca il 1° Maggio“). Senza bussola non si sa dove si va, si finisce per remare contro e andare a sbattere. Ma la sinistra, o meglio quella che si autodefinisce sinistra e non sa più che cosa è, non vuole vedere. Pazienza. Repetita Juvant

19 mag 2011

Un po’ di invidia la ho, ma mi consolo pensando che tutto sommato scrivere e studiare non è il mio mestiere. Ma debbo dire che mai, fino ad ora, ho trovato espresse in maniera più chiara e precisa le mie idee sui rapporti fra produzione e consumo. Al bellissimo post di Pietro Monsurrò su Libertiamo oggi, “Produttori e consumatori“, c’è solo da aggiungere l’aspetto politico della sua analisi economica: la libertà, in particolare la libertà di scelta, ma in senso più lato tutte le libertà si esplicano nel momento del consumo. L’appoggio alle istanze del consumatore nei confronti di quelle del produttore ha uno strettissimo legame con lo sviluppo della libertà e della democrazia. Comunque un articolo da non dimenticare

09 apr 2011

Una citazione da “Storia della guerra civile americana” di Raimondo Luraghi (libro splendido ma ci tornerò): “.. ma già illustrando il proprio disegno di legge alla Camera, l’onorevole Grow, un contadino della Pensylvania, aveva detto chiaro e tondo che la distribuzione di terre demaniali gratuite avrebbe favorito anche l’industiralismo dell’Est, in quanto formando una nuova grande massa di piccoli propietari avrebbe creato un imponente mercato per i prodotti delle fabbriche, ed impedendo investimenti di denaro nelle terre avrebbe fatto affluire il risparmio verso le attività industriali” (p. 150) Sarebbe da ritrovare il discorso originale e magari ci si riesce pure, ma mi sembra che ci sia tutto quanto mi interessa: l’importanza di un ampio mercato, possibilmente uniforme e liquido, per una crescita della ricchezza collettiva. E l’importanza della disponibilità di capitale, non di debiti

05 dic 2010

Ieri era una giornata splendida e così, fra una portata e l’altra del piacevole pranzo di nozze all’agriturismo La Barcella, non ho potuto resistere alla tentazione di un rapido giro all’aperto, nelle campagne del Parco del Ticino. Davanti un campo appena arato, sulla destra un bosco di pioppi ben ordinato, più lontano un trattore che preparava probabilmente una risaia, sullo sfondo le montagne già abbondantemente innevate, con al centro il Monte Rosa.

E mi è venuto spontaneo pensare a quante volte quei campi sono stati rivoltati, preparati, riseminati e predisposti per produrre cibo che centinaia di generazioni hanno consumato. Ed è subito diventaqto evidente quello dei prodotti dell’agricoltura è l’esempio principe dei consumi con non consumano, e della importanza che la crescita della produttività del lavoro ha avuto sulla crescita della società umana. Non molto di più di cent’anni fa l’agricoltura assorbiva praticamente tutto il lavoro umano, e non riusciva a sfamare se non miseramente la gran parte dei suoi addetti. Oggi il suo peso percentuale su lavoro e produzione è minimo, anche se l’importanza dei consumi dei suoi prodotti, per quanto trascurata, rimane determinante: non ce ne preoccupiamo, non li consideriamo, ma se non li avessimo moriremmo.

E l’agricoltura produce senza consumare, o consumando poco. Il classico,e proprio per questo trascurato, prodotto econostenibile e rinnovabile. Si riuscirà, prima che sia troppo tardi, a tornare a produrre ciò che consumiamo senza consumare? Su questa scommessa si gioca il nostro futuro.

28 giu 2010

Domanda e consumo sono sostanzialmente sinonimi, ma il primo termine ha assunto un carattere posivito, nobilitato dalla letteratura economica, che ne ha fatto uno deti termini essenziali delle eleganti formule teoriche che adornano, credo ancora oggi, i testi di macroeconomia per come me li ricordo io dai tempi dell’Università, mentre il secondo, schiacciato dalla tanta, troppo, letteratura sul cosumismo, continua ad avere un aspetto negativo.
Eppure sono la stessa cosa.

14 giu 2010

Consumi che non consumino. Gioco di parole o soluzione di tanti problemi? E’ la riflessione dei giri in macchina di oggi. In soldoni: è indubbio che il consumo traina la produzione e che la produzione è la fonte del reddito da cui nascono i consumi e la crisi del mondo occidentale oggi lo prova. Ma l’incremento della produttività aumenta a dismisura il prodotto di un ora di lavoro e quindi la necessità di acquirenti per una produzione crescente. Ma in questo modo consumare alla lunga diventa insostenibile, soprattutto se si consuma troppo e male. E allora bisogna trovare appunto consumi che non consumino. Che non consumino risorse, a cominciare da quelle ambientali e che, allo stesso tempo, riescano a garantire reddito.

Un bel rebus da affrontare, soprattutto se si resta ancorati a vecchi schemi e se si continua a partire dal momento della produzione.

29 dic 2009

Consumo, uso, abuso. Probabilmente sarebbe opportuno partire da una analisi semantica del significato della parola consumo e dei termini, come uso ed abuso (spreco) che ad esso possono essere collegati. In effetti molto spesso è l’intonazione, positivo o negativo, dell’uso del termine, che determina l’impostazione dell’analisi del fenomeno. Un esempio, da cui mi è scaturita questa osservazione, è il consumo dello spazio urbano a Milano. L’altro giorno, imboccando via Buonarroti sono quasi rimasto senza fiato difronte alla sensazione di spazio, libertà, pulizia che dà  il vedere, al di là di Piazza Giulio Cesare, lo spazio lasciato libero fino a viale Duilio ed al Vigorelli dall’abbattimento deli immobili della vecchia Fiera. Esattamente l’opposto della sensazione pesante, opprimente che invece ho provato andando all’Esatri in via dell’Innovazione, girando fra i cubi parallelepipedi costruiti in quelli che erano i terreni della Pirelli alla Bicocca. E debbo dire che verrebbe voglia di buttare giù tutto. E’ proprio obbligatorio costruire così male? Sono curioso di vedere che effetto faranno, visti sempre da Buonarroti, i grattacieli che dovrebbero sorgere al posto della Fiera. Chissà se li vedrò.

Comunque per tornare alle mie riflessioni, la Bicocca è un evidente esempio di abuso nel consumo dello spazio urbano di Milano, mentre spero che City Life possa essere un esempio di uso della stessa risorsa.

1 dic 2009

Bauman, nel suo “Consumo, dunque sono” si schiera apertamente nella logica dei critici del globalizzazione e del consumismo. In apertura (p. 10) osserva, partendo da una serie di esempi concreti tratti dalla vita ai tempi di Internet: “Tutti costoro, quale che sia la fascia in cui vengono inseriti dai rilevatori di statistiche, abitano nello stesso spazio sociale, noto come mercato. L’attività in cui sono impegnati è il marketing. Il test che devono superare per accedere al premio sociale cui aspirano richiede che si ridefiniscano comer merci vale a dire come prodotti, capaci di catturare l’attenzione e di attrarre domanda e clienti“.  (corsivi dell’autore)
E la domanda mi viene spontanea: ma come fa a non vedere proprio perchè tutti ci troviamo a doverci ridefinire come merci, per trovare un compratore, nello stesso tempo siamo anche costretti a diventare, noi stessi, domanda e cliente di altri? E che in questo divenire domanda e clienti assumiamo un potere che, a mio giudizio, ampiamente sovrasta il nostro dovere, sull’altro lato della medaglia, cercare il nostro cliente ed assecondarlo?