I conti a rischio – AA.VV.

Un gioiello, che dimostra sinteticamente ed esaurientemente da quanto lontano arrivi la crisi attuale, di come fosse facilmente prevedibile e di quanta e quale sia la responsabilità della classe cosidetta dirigente che ha retto l’Italia negli ultimi sei o sette anni nel marasma in cui ci troviamo.
Eppure a guardarsi intorno sembra che la colpa di tutto sia di Monti. Ma è solo l’ennesima prova di quanto cieco sia questo paese e di come su di esso e non su altri ricada la responsabilità di quanto stia accadendo, visto che quella classe dirigente ha votato e rivotato per anni. Se non apparisse blasfemo, sarebbe da ricordare l’isegnamento della parabola del ricco Epulone: hanno avuto i segnali della loro rovina, ma non li hanno ascoltati.
Gira e rigira scopri che il libro è in realtà un rapporto consegnato a Prodi nel luglio del 2005, disponibile in rete in formato pdf (ed io che ero così contento del mio rapido acquisto via Amazon)
Cinque i punti chiave
1) L’Italia ha dilapidato il dividendo dell’euro, che tanto era costato, e che ha consentito di ridurre il costo del servizio del debito dal 12,7% del 1993 al 4,6% del 2005
2) L’alto debito pubblico, mai aggredito con continuità e serietà, compromette in partenza la struttura della spesa pubblica, obbligandoci ad impiegare 2,5% di punti percentuali di spesa sul Pil in più rispeto agli altri paesi europei nel servizio del debito
3) in Italia la tassazione sul lavoro è più alta che nel resto dell’Europa, ed in particolare nettamente più alti sono i contributi a carico del datore di lavoro
4) la spesa per protezione sociale è mediamente più bassa di due punti della media europea, ma quella per vecchiaia e superstiti è nettamente più alta, lasciando solo le briciole alle altre forme di protezione
5) gli stipendi pubblici sono più alti ed hanno una dinamica nettamente migliore di quelli privati
Tutti elementi a favore di una società vecchia e stagnante, senza responsabilità e senza vita.
E poi la conclusione che, vista a 7 anni di distanza, appare profetica ma che non fa altro che ribadire l’insipeinza di una intera generazione di classe dirigente: i conti pubblici italiani rivelano una altissima esposizione al rischio di una crescita del costo del debito, e quindi ad una crescita dei tassi di interesse. Quello che è puntualmente avvenuto a partire dalla seconda metà del 2011, scatenando una spirale negativa che non smette di travolgerci.
Sappiamo che dobbiamo ringraziare.

Introduzione. La vulnerabilità dei conti pubblici italiani
I. La finanza europea italiana in una prospettiva europea
1. Il debito pubblico italiano nell’ultimo decennio
2. Il bonus dell’euro: come è stato utilizzato?
3. Finanza creativa e operazioni una tantum
II. Le entrate della pubblica amministrazione
1. Le entrate in Italia e nella Ue
2. L’andamento del prelievo in Italia
3. L’evasione
4. Gli effetti dei condoni sul gettito
5. Una sintesi
III. La spesa pubblica
1. La spesa pubblica italiana in una prospettiva internazionale
2. La dinamica della spesa pubblica in Italia
3. La spesa in termini reali: un’immagine più stabile
4. La spesa tra amministrazione centrale e amministrazione locale
5. Una sintesi
IV. Tendenze del pubblico impiego italiano: diagnosi e terapie
1. Introduzione
2. Diagnosi sulle tendenze occupazionali nella Pa
3. Diagnosi sulle tendenze retributive nella Pa
4. Proposte terapeutiche
V. Il rischio tassi di interesse
VI. I conti pubblici nel breve, nel medio e nel lungo periodo
1. La trasparenza delle informazioni
2. L’attuale situazione dei conti pubblici
Conclusioni

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