Il tramonto dell’Euro – Bagnai, A.

La domanda che ti resta dentro, fra le tante, è: “come è possibile sostenere che per uscire dalla crisi in cui ci troviamo dobbiamo fare una cosa che, per ammissione dello stesso autore, può essere fatto solo cogliendo alla sprovvista e che invece lui va teorizzando da anni?”
Il che vuol dire che non può essere fatta. E allora che senso ha?
In più l’uscita dall’euro, a differenza della sua entrata, deve essere espressione di democrazia, cioè di scelta discussa e condivisa. Ancora una volta come può una scelta democratica essere improvvisa, decisa e votata da un parlamento convocato in un week end che, in realtà, dovrebbe essere di operatività tecnica.
Probabilmente Bagnai mi risponderebbe che sono un luogocomunista (bella definizione, che ben sintetizza la forza polemica indiscutibile del nostro autore) e che non capisco. Non so se sono un luogocomunista ma sicuramente non capisco come la sopresa e la segretezza possano andare d’accordo con la democrazia.
La seconda obiezione, ma mi sposto su di un terreno su cui capisco meno, è la convinzione che la gestione della moneta sia tutto per la gestione di una economia. Nel libro, di fatto, non c’è altro, se non qualche riferimento sprezzante alla battuta “c’è la Cina”. Come si faccia ad esaminare l’evoluzione del nostro sistema economico e monetario a partire addirittura dal 1981 (divorzio fra Tesoro e Banca d’Italia per il finanziamento del nostro debito pubblico) senza alzare lo sguardo a quel che ci è successo intorno?
Per una critica più scientifica sul punto, vedere nfA qui, e qui.
Comunque gli spunti dalla lettura sono tanti, alcuni condivisibili, in particolare la sottolineatura della importanza fondamentale della bilancia dei pagamenti, ed altri meritevoli di approfondimento, in particolare le affermazioni sull’aumento del costo del nostro debito pubblico dovuto al divorzio del 1981 e dell’attribuzione a questo aumento della responsabilità della crescita sia della spesa pubblica sia del debito, affermazioni che mi suonano strane ma mi sembrano ben argomentate.
Per caso confonde produttività con produzione (cfr. p. 41)? Sarebbe grave. E’ certo che la produttività non è al centro della sua analisi ed è il punto su cui casca il suo asino.
Cosa strana, ed insolita a mia memoria, è il ricorso a giudizi di valori piuttosto ripetuto (buono e cattivo, morale e immorale) spesso utilizzato come argomento polemico, in particolare nel respingere le accuse a chi giudica non utile al paese la svalutazione. A mio giudizio non è, appunto un problema morale ma un problema di convenienza od utilità economica: decidere di utilizzare la svalutazione come strumento di rilancio del proprio settore produttivo nel mercato mondiale comporta una scelta di competizione sul prezzo che, a lungo andate, non mi pare essere la soluzione vincente. Serve semplicemente a sancire il progressivo declino della azienda-paese: vendo perché costo meno, non perché produco meglio e produco cose che altri non hanno. E’ una banale e semplice scelta di posizionamento sul mercato mondiale che è diventato, anche se Bagnai la butta in polemica (quante volte scrive con intento fra l’ironico e lo sprezzante “c’è la Cina?I”), globale. Questo è il problema di fondo di tutta la scelta dell’euro e Bagnai non se ne accorge.
Sembra un libro a tesi. perché scrive (p. 79) che è giocoforza ricorrere alla svalutazione del salario quando non si può svalutare il cambio? Possibile che l’unico modo per ridurre i prezzi sia agire sul costo del lavoro, soprattutto in una economia come quella odierna dove pesa sempre di più l’investimento in capitale e lo sviluppo tecnologico? Ma in che mondo vive Bagnai? Forse, come dice lui, in uno senza Cina, cioè vecchio di almeno trent’anni
A volte, anzi direi molto spesso, la fa troppo semplice: la crescita della produzione può venire solo dalla domanda estera e per rilanciare le alternative sono due: o svalutare o comprimere i salari; l’euro ha avuto il beneficio di ridurre i costi di transazione e non è un gran che. Troppo poco, troppo facile, troppo semplice. La realtà in tutti i due campi, è ben più complessa. E del resto che tagli col coltello lo si nota a più riprese: il sogno europeo come attacco alla classe operaia (in soldoni p. 128), le aree valutarie ritagliate sui mercati del lavoro (e quindi, storicamente, niente unità d’Italia o roba simile (p. 129). Certo, se ritagliassimo le aree sul ns. giardino tutto sarebbe più facile, ma i mercati si allargano e si allargheranno sempre di più. Dimenticarlo porta a non capire più niente.
Domanda autonoma e non: investimenti e consumi dipendono dal reddito, esportazioni e spesa pubblica no (pp. 220 . 221). E’ vero? Interessante.
A volte appare confuso: non siamo a rischio di default se non perché paghiamo alti tassi e gli alti tassi sono dovuti al rischio di uscita dall’euro (p. 354). E allora perché se usciamo dall’euro i tassi devono scendere? (p. 356)

INDICE

Introduzione
Antefatto: Bretton Woods – Il Nixon Shock – Lo shock petrolifero e i favolosi anni Settanta – Lo Sme – Il divorzio – Lo Sme credibile – il 1992 – L’Europa chiamò – 1999-2003 – La crisi
Cosa sapete della crisi?
Uno spettro si aggira per l’Italia
… lo spettro del luogocomunismo: Una grande verità – Molte lievi imprecisioni – Facciamo il punto
Cambio fisso, cambio flessibile, moneta unica
Qualche concetto di base: Il tasso di cambio – La bilancia dei pagamenti – L’indebitamento estero italiano: 1988-2011 – Per ogni debitore c’è un creditore, per ogni deficit c’è un surplus – Chi si indebita? – Indebitamento pubblico, privato, estero – Studio di un caso: i saldi finanziari settoriali italiani 2000-2012 – Quelli che “l’Italia non attira i capitali esteri …”
Squilibri esterni e cambi flessibili: Al mercato del pesce – L’aggiustamento nel paese in surplus – Anche i ricchi piangono – L’aggiustamento nel paese in deficit – Quelli che “svalutare è immorale …” – Quelli che “svalutazione uguale inflazione …” – Quelli che “le svalutazionicompetitive della liretta …” – Quelli che: “ma la svalutazione è inefficace …”
L’insostenibile rigidità del cambio: Come si fissa il cambio? – Svalutazione interna e stagdeflazione – Studio di un caso: il “Lehman shock” in Italia e Inghilterra – Il meccanismo della crisi – Un esempio: la crisi del 1992 in dettaglio – E se la moneta è unica? Il sistema Target2 – Quelli che: “La Germania è la locomotiva dell’Eurozona …” – La Germania e gli squilibri dell’Eurozona – La morale della favola
Non si può piacere a tutti
Il sogno dell’Oca
Teoria e pratica dell’Oca: L’Oca in teoria – L’Oca in pratica – La catasfrofe annunciata – L’Oca endogena: cosa fatta capo ha – I due paradossi dell’Oca: la risposta è dentro di te … – Europa: il percorso giusto … – … e il percorso sbagliato
Il ciclo di Frenkel: Il romanzo di centro e periferia – Repressione, deregolamentazione e crisi – Fase uno: cambio fisso e deregolamentazione – Fase due: esplode il debito estero – Fase tre: l’economia periferica si surriscalda – Fase quattro: la competitività peggiora, si gonfiano le bolle – Fase cinque: l’arresto improvviso dei finanziamenti esteri e lo scoppio della crisi – Fase sei: il decollo dello spread e la “pubblicizzazione del debito – Fase sette: il tracollo – Quelli che “senza l’euro saremmo come l’Argentina … ”
I fallimenti del mercato: Privatizzare i profitti, socializzare le perdite – Come (non) prevedere una crisi – Il mercato secondo Keynes – Quelli che “Lo stato è sempre inefficiente …I”
Vincitori e vinti
Il sogno europeo visto dal sud: Il golpe – Le buone intenzioni … – Quelli che “Il debito pubblico è esploso per colpa della spesa improduttiva …” – Quelli che “abbiamo sprecato il dividendo dell’euro …” – Al mercato della frutta – Quelli che “la moneta causa i prezzi (e quindi ci vuole una Bancacentraleindipendente …)” – Inflazione e disoccupazione – Quelli che “l’inflazione è la più iniqua delle imposte …” – Le vere intenzioni
Il sogno europeo visto dal Nord: Il passo dell’Oca – Il gioco dell’Oca – Che cosa sapete della sealtà? – L’unica inflazione buona è quella morta – Il danno e la beffa – Concludendo
Un altro euro è possibile: Sapevano – “Più Europa”: un altro film già visto – Le aporie del più Europa – Quelli che: “ci vuole una BCEsimilealla Fed …” – Quelli che “ci vuole una unione politica … ” – E quindi?
Quando il mercato ci chiamerà
Ma dopo, dottore, dopo?
Uniamo i puntini: Il mondo di prima – La resistenza all’euro – La sconfitta – Il crollo dei dogmi – Dal fiscal compact all’external compact – E dopo che si fa?
Le obiezioni: Non è mai successo, è un salto nel vuoto! – Non si può fare, è illegale – Svaluteremmo del 50 per cento, i nostri stipendi varranno la metà! – L’iperinflazione distruggerebbe la nostra ricchezza! – Ma stampando moneta alimenteremmo l’inflazione – Cadremmo in un baratro, saremmo schiacciati dai mercati – Franti, tu uccidi l’Europa! – La liretta sarebbe schiacciata dalla speculazione – La svalutazione incoraggerebbe la nostra pigrizia
L’Europa e i costi della politica: I costi della politica – L’eurocorruzione in pratica
Exit strategy for dummies
Le lievi imprecisioni della stampa
La fase uno: attaccheremo all’alba: Perché evitare gli annunci – Come mantenere la segretezza – I controllo sui movimenti di capitali – Chi decide?
La fase due: il passaggio al nuovo conio: Principi – Il tasso di conversione – Come sostituire monete e banconote – Facciamo a meno del circolante
La fase tre: debiti e crediti: I debiti privati di diritto nazionale – Il debito pubblico interno – Il debito pubblico estero – Il default è inevitabile? – I debiti privati esteri
Dopo l’euro
L’Italia: Le reazioni degli altri paesi – La liquidazione del debito
Un’altra Europa è possibile?: La tentazione dei vincitori – Se avesse funzionato …
Back to the future: l’external compact: Due approcci sbagliati – Due approcci impraticabili – Un approccio giusto – Dove abbiamo sbagliato? – La gestione dell’external compact – Concludendo
Epilogo

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