Liberismo, libertà, democrazia – Pascal Salin

Incredibile.
Nessun libro era mai riuscito a farmi sgranare progressivamente gli occhi come questo.
Se questa è la cultura liberale, ben capisco perché Salin si lamenta di non trovare discepoli. Non mi era mai capitato di trovare una serie di bestialità infilate così una in fila all’altra, con una leggerezza ed un pressapochismo degni di miglior sorte. Spero che gli altri libri di Salin siano meglio, anche se non credo che ripeterò l’esperimento di comperarne uno. Può darsi che le banalità di cui è farcito il libro siano dovute alla tipologia della collana in cui appare, divulgativa e didattica, ma non mi sembra una spiegazione sufficiente. Il libro di Mandelbrot dello stessa collana comperato insieme sui frattali non mi aveva fatto questa impressione di sciatteria e di pressapochismo. Anzi.
Inutile cercare di riportare esempi: tutto il libretto è un florilegio di stuupidaggini scritte con la convinzione di spezzare il verbo divino agli stolti. Basti dire che nelle 75 pagine Salin riesce a far ripetere per tre volte al povero Frederic Bastiat che lo Stato “è la grande finzione in cui ciascuno cerca di vivere a spese dell’altro”. Non ho mai letto testi dell’economista francese, ma sono certo che la sua fama sia dovuta a ben altro che ad una banalità del genere. Ed è tutto così.
Comunque la sua tesi di fondo è che la proprietà è alla base della libertà, e che la proprietà è più importante, per la libertà della democrazia. ALmeno questo è quello che ho capito. Ma mente capisco come possa esserci proprietà senza democrazia, non riesco a capire come possa darsi invece la libertà senza la democrazia. Boh. Poi la tesi di fondo della scuola tedesca, in contrapposizione durissima con Keynes: “Le menti dei nostri contemporanei sono impregnate dellla idea di ispirazione keynesiana secondo cui il consumo è il motore della crescita economica,, … Io sostengo che il risparmio è il motore della crescita: perché vi sia crescita occorre rinunciare a dei consumi presenti liberando delle risorse da investire, per permettere l’accumulazione del capitale e rendere così possibile l’innovazione” (pp. 67-68) Per quanto non molto preciso qui siamo ancora nel campo di un ragionamento economico. Ben peggio la maggior parte del libro. Un esempio per tutti, a proposito dell’immigrazione: “Poichè la visione liberale sostine il libero scambio e la libera circolazione delle merrci, essa non può opporti al libero mobimento degli uomini. La visione liberale riconosce dunque la libertà di emigrare e di immigrare. … Libertà di immigrazione non significa che uno stranierro è liberodi andare dove vuole, ma può recarsi dove siha volontà di riceverlo” Veramente incredibile. E la maggior parte del libro è su questo tono
Poveri liberali e povera Mont Pellerin Socciety, se sono tutti così. Ma forse Salin era distratto dalle bellezza di Roma quanddo discuteva di questi temi con Di Renzo. Lo spero per lui.

Indice

Prefazione
La mia carriera
La Mont Pelerin Society
Lo sviluppo dell’economia
Libertà, proprietà, responsabilità e democrazia
Protezionismo, libero scambio e concorrenza
Il deficit e la politica fiscale
L’euro e l’Unione europea
La situazione francese
L’immigrazione
La diffusione delle idee liberali
Il liberalismo è naturale
La cultura e il liberismo
I perrrsonaggi
Glossario

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