Un mondo senza povertà – Yunus M.

Purtroppo scrivo le mie miini recensioni a grande distanza dalla lettura del libro. Scrivere, ricordare, sintetizzare, costa tempo e fatica e sono pigro. Il risultato è che mi rimangono ben tenui ricordi delle riflessioni, dei suggerimenti e degli spunti che ogni lettura suscita.
E’ accaduto con questo secondo libro diYunus, che ho letto quest’estate ma che si è arenato fra quelli da sistemare sulla mia scrivania fino a questa notte di novembre.
Debbo, personalmente, molto a Yunus. Il suo microcredito e la sua Grameen Bank hanno ispirato i miei sogni oramai lontani dei primi anni ’90, quando lui era agli inizi ed io agli sgoccioli del mio tentativo di rivatilizzare una tradizione di famiglia che è naufragata sugli scogli dell’arroganza, e della stupidità, del potere, nel senso più bieco del termine.
Ma lui era Muhammad Yunus, ed è arrivato al Nobel, ed io solo Giuseppe Ferrari, e sono arrivato al fallimento. Pazienza, sono contento lo stesso di quello che ho e, pur rimproverandomi gli errrori fatti, non rimpiango nulla e non desidero nulla di più di quello che ho.
Torniamo al libro ed a quella sua straordinaria carica di vitalità che sprona ad avere fiducia nelle capacità del singolo, nel trovare strumenti che sappiano fare leva sulle sue doti, che ne portino allo scoperto e ne valorizzino le immense potenzialità. Da questa assunzione di responsabilità, infinite, piccole, assunzioni di responsabilità, scatuirisce una forza capace, lui se ne dice sicuro, io lo spero soltanto, di sconfiggere la povertà nel mondo.
Se si leggono cronache ed analisi sulla crisi economica che dal 2008 travaglia il mondo, traspare una considerazione pressochè unanime: non c’è domanda, la crisi è dovuta ad una insufficiente richiesta di beni che impedisce di sfruttare al meglio la risorse produttive esistenti, capitale e lavoro.
E poi ti guardi in giro, nel cosidetto terzo mondo ma non solo, e vede milioni, miliardi, di persone che mancano di tutto, che muoiono di fame.
Siamo in un mondo che soffre per mancanza di domanda o siamo in un mondo che non è capace di soddisfare la domanda che esiste?
Non credo che possano esserci dubbi sulla risposta a questa domanda.
E allora ha ragione Yunus: è possibile sconfiggere la povertà. E la responsabilità è nostra, singoli e società. Rimbocchiamoci le mani: sono i piccoli mattoni che ciascuno di noi porta quotidianamente che costruiscono il mondo, come nel medioevo le grandi cattedrali che oggi ammiriamo erano il frutto del lavoro collettivo della comunità locale.
E facciamo attenzione, non tanto per noi, ma i nosri figli: sta diventando sempre più evidente quello che può essere considerato un semplice paradosso, ma che potrebbe diventare il grosso sasso su cui il nostromondo potrebbe inciampare: la nostra prosperità finiscee sempre più ad essere finanziata dal risparmio del terzo mondo: Per ora nessuno protesta, ma se i paesi del terzo mondo, a cominciare dalla Cina, decidessero che per loro è meglio, non dico più giusto ma semplicemente più conveniente, utilizzare loro il loro risparmio invece di sottoscrivere i titoli del nostro debito pubblico, a cominciare da quello degli Stati Uniti?
Meglio prevenire, agire e prendere le redini di uno sviluppo più equo, olter che più sostenibile.
Ed Yunus, con semplicità, cooncretezza ed autorevolezza, ce ne mostra la strada.

INDICE

Prologo
7 Una stretta di mano per cominciare

Parte prima. La promessa del business sociale
17 1. Un’impresa di nuovo tipo
35 2. Il business sociale. cos’è e cosa non è

Parte seconda. L’esperimento Grameen
57 3. La rivoluzione del microcredito
89 4. Dal microcredito al business sociale
114 5. La lotta contro la povertà: il Bangladesh e olttre
139 6. Dio è nei dettagli
157 7. Un vasetto di yoogurt alla volta

Parte terza. Un mondo senza più povertà
173 8. Allargere il mercato
193 9. La tecnologia dell’informazione, la globalizzazione e un mondo trasformato
208 10. I rischi della prosperità
227 11. Relegare la povertà in un museo

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