Il Cigno nero – Taleb Nassim Nicholas

Debbo dire che è un libro che mi ha molto colpito. Ed è quello che mi ha aiutato a mettere a punto un metodo che, pur se lungo, potrebbe aiutarmi nel mio continuo e per ora vano tentativo di riuscire a ricordare meglio il contenuto dei libri che leggo. Letto, riletto con sottolineature e riassunto ricopiando qui le parti sottolineate. Ma poi sparisce lo stesso.
Taleb deve essere un tipo strano, molto sicuro di se, aggressivo e geniale. Basta una occhiata al suo sito, semplice e nello stesso tempo disordinato, apparentemente senza capo nè coda, pieno di cose interessanti ma difficili da trovare, e lui non fa nulla per aiutarti a trovare
Il libro tratta dalla incertezza che avvolge le vicende umane ed è una feroce polemica contro color che cercano di convinceri che l’incertezza è controllabile ed il rischio non esiste. Segnatamente i suoi avversari sono gli economisti che si illudono di riuscire a prevedere gli andamenti, dei titoli e dell’economia più in generale con assoluta certezza, ipotizzando che gli eventi nella realtà si ripetano con una distribuzione statisticamente prevedibile come quella a suo tempo identificata da Gauss, la curva gaussiano o normale, come mi pare di averla conosciuta quando ho studiato statistica all’università. Taleb non contesta la validità in sè della distribuzione statistiche normale, che ha il pregio di rendere del tutto trascurabili gli eventi che si allontanano troppo dalla media, ma ne contesta l’applicazione alla concreta realtà della vita. Con due simpatici neologismi, Tale definisce Mediocristan un universo, od una realtà, a cui è possibile applicare la probabilità gaussiana, ed Estremistan quello in cui invece tale probabilità è inapplicabile e dove invece bisogna utilizzare un’altro tipo di probabilità, quella che definisce frattale o mandelbrottiana, dal suo scopritore, Mandelbrot. La probabilità mandelbrottiana ha il pregio di riuscire ad includere, misurandono la proabilità, anche eventi che idiscostano enermemente dalla media.
Gli esempi delle due probabilità sono semplici ed intuitivi: l’altezza degli individui riuniti in uno stadio si distribuisce secondo una probabilità gaussiana (nessuno può essere alto 4 o 5 metri) mentre il loro reddito si distribuisce secondo una probabilità mandelbrottiana (ci può essere chi guadagna anche 100 volte di più del reddito medio).
I suoi strali polemici si avventano su chi, per ignoranza, interesse, borio, applicano il primo tipo di probbabilità ed eventi cui dovrebbe essere applicato il secondo.
Alcuni dei suoi temi sono stringenti. Esemplare il caso del tacchino cui capita, dopo una tranquilla esistenza di ricorrenti eventi tranquillizzanti, il cibo cortesemente fornito ogni giorno, un evento catastrofico e definitivo, la cottura per il giorno del ringraziamento.
Temi importanti.
1) la fallacia narrativa: il riuscire a trovare a posteriori delle giustificazioni ai fatti accaduti.
2) le prove silenziose: ci basiamo solo su ciò che conosciamo, ma ciò che non conosciamo potrebbe capovolgere le nostre convinzioni (da Cicerone: dove sono gli ex voto di quelli che hanno pregato e sono morti lo stesso?)
3) la fallacia ludica: il pensare che il rischio sia statisticamente controllabile come le probabilità al casinò
E poi l’elogio di Popper e della teoria della falsificazione. Una affermazione può essere falsificata, ma non provata.
Certo il tema di fondo del libro, quello della impossibilità di arrivare alla sicurezza e della necessità di saper vivere nell’incertezza, è estremamente affascinante. Il mondo moderno, soprattutto il mondo moderno occidentale, sviluppato e maturo, ha una necessità estrema di sicurezza, non accetta l’alea del rischio e cade sempre vittima dei ciarlatani che gli promettono quello che non possono mantenere: la sicurezza. Ecco perché la durissima polemica di Taleb con gli economisti accademici che contrabbandano modelli astrusi, basati su premesse false, per la panacea di tutti i mali, mi rovano del tutto d’accordo.
L’incertezza ed il rischio fanno parte della nostra vita e solo se accettiamo e capiamo fino infondo questo assunto saremo in grado di affrontarlo e controllarlo. Altrimenti saremo sempre alla mercè di cigni neri che ci sconvolgeranno l’esistenza, sia a livello individuale che a livello sociale.

INDICE

Prologo
Del piumaggio degli uccelli 11
Un nuovo tipo di ingratitudine 16
La vita è molto insolita 17
Platone e il secchione 18
Troppo noioso da scrivere 19
Tirando le somme 20
PARTE PRIMA. L’antibiblioteca di Umberto Eco ovvero come cerchiamo conferme
1. L’apprendistato di uno scettico empirico 27
Anatomia di un Cigno nero 27
La storia e la triade dell’opacità 31
Raggruppamenti 37
Quattro chili dopo 40
2. Il Cigno nero di Evgenija 45
3. Lo speculatore e la prostituta 48
Il miglior (peggior) consiglio 48
Fare attenzione allo scalabile 50
Scalabilità e globalizzazione 52
Viaggi in Mediocristan 53
4. Mille e un giorno, ovverocome non essere creduloni
Come imparare dal tacchino 60
Breve storia del problema del Cigno nero 65
5. Macchè conferma e conferma 71
Empirismo negativo 76
6. La fallacia negativa 82
Sulla causa del mio rifiuto delle cause 82
DIvidere i cervelli in due 84
Alla ricerca del tempo non del tutto perduto
Sbagliarsi con infinta precisione 93
Il sensazionale ed il Cigno nero 95
Le scorciatoie 99
7. Vivere nell’anticamera della speranza 103
Crudeltà tra pari 103
El desierto de los tartaros 111
8. La fortuna infallibile di Giacomo Casanova: il problema delle prove silenziose
La storia dei fedeli annegati 117
Il cimitero delle lettere 119
Un centro benessere per ratti 123
Quel che vedete e quel che non vedete 126
La protezione antiaderente di Giacomo Casanova
Sono un Cigno nero: il bias antropico 133
9. La fallacia ludica, ovvero l’incertezza del secchione
Tony Ciccione 136
Pranzo sul lago di Como 140
Concludendo la prima parte 145
SECONDA PARTE. Non possiamo proprio prevedere
10. Lo scandalo della previsione
Della vaghezza del numero degli amanti di Caterina 154
Cecità al cIgno nerro 157
L’informazione fa male alla conoscenza 159
Il problema degli esperti, ovvero la tragedia delle teste vuote con giacca e cravatta 161
“A parte questo” è andata bene 171
Non guadate un fiume se (in media) è profondo un metro e mezzo 175
11. Come cercare la popò degli uccelli
Come cercare la popò degli uccelli 180
Come prevedere le vostre previsioni 185
L’ennesima palla da bliliardo 188
Lo smeraldo blerde 199
La grande macchina da previsione 202
12. L’epistemocrazia, un sogno
Il passato del passato e il futuro del passato 206
13. Il pittore apelle, ovvero che cosa fare se non potete fare previsioni
I consigli costano pochissimo 214
L’idea dell’accidente positivo 216
PARTE TERZA. I Cigni grigi dell’Estremistan
14. Dal Mediocristan all’Estremistan e ritorno
Nessuno è sicuro in Estremistan 234
Capovolgimento lontano dall’Estremistan 240
15. La curva a campana: la grande frode intellettuale
Gaussiano e mandelbroniano 242
Il mostro medio di Quetelet 255
Da dove viene la curva a campana: un esperimento mentale (letterario) 257
16. L’estetica del caso
Il poeta del caso 265
La platonicità dei triangoli 268
La logica della causalità frattale (con un avvertimento) 274
Ancora una volta: diffidate di chi fa previsioni 280
Dove è il Cigno grigio? 282
17. I folli di Locke, ovvero le curve gaussiane nel posto sbagliato
Era solo un Cigno nero 291
18. L’incertezza dell’imbroglione
Fallacia ludica, il tirono 295
Quanti Wittgenstein possono ballare sulla punta di un spillo? 298
PARTE QUARTA. Fine
19. Metà e metà; ovvero come prendersi la rivinciata sul Cigno nero
Quando perdere un treno fa male 304
Fine 305
Epilogo. I cigni bianche di Evgenija 307

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Una risposta a Il Cigno nero – Taleb Nassim Nicholas

  1. paolo ha detto:

    Veramente un bel libro! accattivante, profondo interessantissimo ed attuale!
    Complimenti anche per la recensione!

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