Il costo della democrazia – Salvi,C. e Villone,M.

Credo di avervi letto le conclusioni esattamente opposte a quelle dei due autori, ma per me è un libro estremamente illuminante, la traccia di quella che dovrebbe essere la ricerca necessaria ad analizzare la nascita ed il consolidamente della classe dominante oggi in Italia e, di conseguenza, la base teorica per la creazione di una azione politica che tenda a scalzarla.
Il contrario, credo, degli intendimenti degli autori che, pur denunciando le distorsioni della spesa pubblica e dell’intervento dello Stato nella società, ritengono comunque che ciò che sia da fare è di rilanciarla, e non di diminuirla.
Le conclusioni sono, probabilmente, nella premessa: non siamo in presenza di una nuova casta, ma di una nuova classe dominante e, giustamente (come ho fatto a non pensarci prima) la nuova classe ha molte delle caratteristiche della nuova classe la cui emersione nei paesi del socialismo reale fu a suo tempo analizzata da Milovan Gilas.
Diversamente dal solito, non ho segnato i punti salienti, ma la logica del libro è stringente, nel mettere in fila i pali delle fondazioni su cui è nata e cresciuta la nuova classe dominante
Primo passo: il finanziamento pubblico. Abolito dal referendum e poi rimesso e ingrandito sotto forma di contributi elettorali
Secondo passo: il federalismo irresponsaabile. La spesa agli enti locali, le tasse allo stato. Una finanza pubblica che vive di trasferimenti è il modo migliore per nascoondere le responsabilità
Terzo passo: l’allargamento del numero delle persone che vivono di politica e, sub, l’aumento abnorme dei loro compnensi. Fra europarlamentari, senatori, deputati, consiglieri regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali ne mettono in fila 200.000. Se ci aggiungiamo il coniuge, almeno un figlio ed un paio di parenti non è impossibile ipotizzare che in Italia almeno un milione di persone vivano banalmente e semplicemente di politica
Quarto passo: gli amici dei politici e le consulenze. Anche su questo Salvi e Villone mettono in fila numeri, che andrebbero aggiornati. Concludendo che la trasparenza non è la dote migliore della nostra spesa pubblica
Quinto passo: la sanità. Il pezzo forte della spesa pubblica regionale, in gran parte derivata: chi spende non tassa. E per la saluta nessuno bada a spese.
Sesto passo: la riduzione dei controlli amministrativi e della responsabilità per danno. Non si sa mai che i magistrati facciano troppo i cattivi
Settimo passo: lo spoil system. Applicato però all’italiana: anche chi deve lasciare deve essere messo in condizioni di vivere comunque bene a spese della collettività. Non sia mai che debba tornare a guadaganrsi da vivere.
E su queste solide basi cresce la classe dominante, la spesa pubblica, il debito e le tasse.
E mi spiace per Salvi e Villone: i rimedi non si possono trovare in appelli alla questione morale e nei richiami ad una nuova etica pubblica. Bisogna semplicemente ridare spazio a meccanismi automatici capaci di restituire autonomia e responsabilità. In parole povere rilanciare, per quanto è possibile, il mercato, riportando lo stato al suo ruolo di regolatore, non di interventista.
Ma troppi sono gli interessi che oramai ruotano nel meccanismo. E non si riesce a modificarlo.

INDICEParte prima IL CASO
I Vita, morte, resurrezione del finanziamento pubblico
II. Federalismo, quanto ci costi?
III. Quanti sono e quanto guadagnano i politici italiani
IV. Gli amici degli amici
V. Il caso sanità
Parte seconda LE CAUSE
VI Riduzione del controllo penale
VII La riduzione della responsabiltà per danni e dei controlli amministrativi
VIII Lo spoils system arriva in Italia
IX. I sette sistemi elettorali italiani
X. Il declino delle assemblee elettive
XI. Spaghetti federalism?
Parte terza I RIMEDI
XII Questione morale: esiste o no?
XIII. Etica politica e giustizia sociale
XIV. Le proposte
Parte quarta UN ANNO VISSUTO PERICOLOSAMENTE
XV Un fantasma si aggira per il palazzo: la campagna elettorale
XVI Dalla grande abbuffata al referendum costituzionale
XVII Bricolage costituzionale ed estremismo di centro
XVIII 1364 mattoni non fanno una casa: la legge finanziaria
XIX Soldi e potere, urla e silenzi

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