Il capitalismo – Ferrarotti F.

Nulla di più che un rapido bigino, ma d’altra parte era quello che mi aspettavo. Alcuni spunti, nessuno particolarmente interessante da rimanere senza tornare a guardare il libro.

INDICE e sunto

1. All’Est dell’Europa non ha vinto Dio; ha vinto il capitalismo
Interrogarsi sulla natura del capitalismo potrebbe condurre alla conclusione, solo in apparanza paradosssale, che il capitalismo non ha in realtà una sua natura definitvo, ma, al più, una sua vicenda storica, tanto da poter affermare che il capitalismo è semplicemente cio che è stato, secondo una sequenza evolutiva lungi dall’essere unilineare oppure legata ad un piano prestabilito ( 14)
Il capitalismo non è un sistema. E’ una prassi, mossa da spirita animali, direbbe Adam Smith, tanto naturali e in apparenza semplici da non aver bisogno di raffinate elaborazioni concettuali … E’ un processo vivo, dinamico, magmatico, in gran parte imprevedibile. In questo senso, non sembra assurdo ritenere che il capitalismo è insuperabile perché si supera da sé. Sul piano analitico, il capitalismo è dunque in primo luogo un processo. ( 15)
2. La tesi weberiana e i suoi critici
Dopo questi prudenti preliminari Herbert Luthy sospende un dubbio su quello ch epuò considerarsi come il cuore della analisi weberiana, vale a dire l’unione del principio della libertà e responsabilità individuali con il principio della razionalità. Che questa unione sia il frutto del puritanesimo calvinistico e che poi tale frutto si possa ridurre ad una sua, pur cospicua, manifestazione, quale è lo spiritido del capitalismo, appaiono a Luthy opinioni del tutto gratite legate a pezze d’appoggio o dubbie o chiaramente insosteniblili ( 20-21)
3. Capitalista o imprenditore?
In questo senso, la mia ricerca ripropone il problema della determinazione della funzione imprenditoriale e della definizione stessa del capitalismo e della rivoluzione industriale. … Può riuscire motivo di sopresa il fatto che per solito gli economisti non abbiano a fondo considerato, accanto ai fattori classici del processo economico (terra, lavoro e capitale) questo quarto fattore, che potrebbe andare sottto il nome di missione o, più semplicemente, “attitudine” imprenditoriale ( 23) (2)
Per Marshall il capitalista non è più soltanto il fornitore ed il propietario dei capitali: ne è anche l’amministratore, e non solo nel seso di una amministrazione quotifiana, bensì in quello più impegnativo, dell’innovazione e pertanto del far fronte ai richi che dall’innovazione possono derivare ( 24)
4. La leggenda della rivoluzione industriale
5. La priorità inglese
La definizione di Werner Sombart di capitalismo si limita ad insistere sul suo carattere predatorio … tale inistenza è ben preparata dalla descrizione di maniera del mondo pre-capitalistico, caratterizzato dal fondamentale equilibrio fra bisogni effettivi, e pertanto sostanzialmente stazionari, e produzione di beni tendenti a soddisfarli
Lo spirito precapitalistico si può, a mio giudizio, esprimere nella seguente formula. tradizionalismo empirico, fondamentalmente determinato nei suoi modi e nelle sue tecniche dai bisogni umani elementari, induttivamente accertati così come si presentano in una data epoca storica. ( 31)
Ponendo come criterio discrimante del capitalismo rispetto ad altri sistemi di produzione e di scambio il criterio della razionalità tesa alla massimizzazione del profitto ( 32)
… fortunatamente, all’incirca dal 1530 alla guerra dei Trent’anni (1618-48) i prezzi calarono notevolmente e si ebbe una certa democratizzazione dei consumi. Si creò una larga domanda e, ancora più importante, una domanda sufficientemente stabile nel tempo ( 3) (33)
Come Weber ripetutamente sottolinea, solo con unìa manodopera di mercato quella organizzazione economica poteva essere razionalmente diretta e quella tecnologica utilizzata …
Ecco dunque che particolari situazioni culturali, militari, economiche, politiche e amministrative avevano messo l’Inghilterra, che non aveva partecipato all’evoluzione tecnica ed ecconomica del resto dell’Europa,in condizioni di utilizzare in modo pieno e completo lo sviluppo scientifico apllicandolo alle arti industriali ( 35).
6. Il lato oscuro del progresso economico-industriale
Il processo di industrializzazione viene a costituire unn fatto di rottura: rottura della routine socioeconomica e della fonte di legittimità, la tradizione. Tale rottura non si limita, non può limitarsi al settore tecnico-economico e finanziario. E’ una rottura epocale ( 39-40)
7. Le ripercussione umane dell’innovazione industriale
Con l’Organizzazione scientifica del lavoro, il mercato di massa, richiesto dalla forma capitalistica della produzione fondata su una tecnologia industriale in costante evoluzione, si va allargando con una accelerazione soprendente. La necessità del consumo, legato in un circolo che si potrebbe considerare “vizioso” con la produzione ed i salari, finisce per essere un ostacolo alla costituzione distabili valori sociali. Il consumismo tende ad indebolire, se non a distruggere, i valori della tradizione ma, nello stesso tempo, appare di per sé incapace di produrne dei nuovi ( 44)
8. Dalla comunità locale alla conquista del pianeta
9. L’imprenditorialità come fattore cruciale
La base della legittimità dei manager ha subito uno slittamento
a) dalla proprietà privata del capitale
b) alla competenza personale
c) agli azionisti comproprietari pro-quota
d) ai livelli di produttività e redditività
e) al consenso della comunità
A parte il contributo di Adriano Ollivetti, è in Walter Rathenau che troviamo in proposito intuizioni illuminanti. Rathenau proponeva di sostiuire il termine “profitto” con quello di “responsabilità”. Non è solo una questione terminologica. E’ un problema di sostanza ( 52)
10. E’ possibile addomesticare il capitalismo selvaggio?
Questa manodopera altamente qualificata può essere fornita solo dal sistema scolastico finanziato e guidato dallo Stato, a parte il contributo delle scuole e università private. Ecco dunque che la tecnostruttura e l< knowledge society appaiono come i due legami che sempre più strettamente collegano impesa privata e struttura statale pubblica ( 54).
Queste funzioni sono quattro:
1) informarsi;
2) decidere;
3) attuare le decisioni;
4) controllare i risultati effettivi
Da questo punto di vista, mi sembra fondato ritenere che Drucker e Galbraitj, con i loro concetti di knowledge society e di “tecnostruttura”, cadano vittime della fallacia implicita negli schemi evolutivi rigii, secondo cui ogni stadio di sviluppo susseguente comporta anche un miglioramento rispetto al precedente ( 55)
11. Il potere manageriale come servizio
Il capitalismo ha in sè una straordinaria potenzialità innovativa. Ma questa potenzialità è sostanzialmente cieca e chiede di essere diretta. La base odierna della legittimità formale del capitalismo è indebitamente riduttiva. Poggia sul fondamento giuridico della proprietà privata dei mezzi di produzione, mentre l’azione del capitalismo ha assunto portata pubblica. ( 56)
Si tratta invede di riformulare e rivivere i rapportidipotere con minore aggressività e maggiore convivialità: passare dal potere come privilegio personale al potere come funzione razionale collettiva ( 57)
12. L’evoluzione del macchinario industriale
La sociologia del lavoro e il suo campo di studio fondamentale, la socità industriale, sono in crisi … Non sembra essersi accorta di una strana metamorfosi: che i datori di lavoro si sono trasformati in datori di precarietà. ( 58)
… grazie al costante accrescersi della produttività, ogni individuo avrà a disposizione maggior tempo libero
La sociologia del lavoro paga in primo luogo una concezione del lavoro riduttiva. Si è insistito sul lavoro come fondamentale strumento per procurarsi i mezzi di sussitenza. Concezione fondate e legittima, ma largamente insufficiente. La sociologia del lavoro è stata paralizzata dal timore di riuscire moralistica. Ha dimentticato o sottaciuto l’etica del lavoro. C’è un aspetto meta-tecnico e meta-economico in qualsiasi attività lavorativa che non può essere trascurato ( 60).
13. L’etica vissuta
… il lavoro costituiscce un legame significativo e probabilmente insostituibile dell’individuo con la sua comunità. Ha una funzione pedagocico-formativa che è stata indebitamente trascurata. E’ necessario ampliare l’ambito problematico del lavoro umano, comprendente la portata etica.
Cita, senza altre indicazioni, “il poderoso studio di Ernst Troeltsch, sull’etica del lavoro” Thorstein Veblen e The Instinct of Workmanship (L’istinto della operosità e dell’efficienza) e il belga Henri de Man e la Gioia nel lavoro. ( 61)
14. Le relazioni informali
15. Il gruppo di lavoro informale
Alienato dalle condizioni oggettive dell’odierna struttura produttiva in quanto impossibilitato a controllare adeguatamente il rapporto prestazione salario, a dare un senso alla propria attività lavorativa e a ritrovare sulla base del proprio ruolo produttivo un ruolo sociale nella comunità più vasta, egli cerca difesa e soddisfazione compensativa nella vita informale di gruppol la quale segue parallela le forme di protesta organizzata e sindacale ( 71)
16. Le nuove responsabilità
Le comunicazioni elettronicamente assistite e la trasmissione di dati in tempo reale con una dispersione minima di energia hanno reso rapidamente obsoleta la questione della span of control e della conseguente delega dell’autorità e in generale delle funzioni di comando ( 72).
Abbiamo notato lo slitttamento della base di legittimità delle decisioni dei dirigenti industriali e del loro ruolo. … Il concetto di profitto è ovviamento fondamentale. Nessuno può negare che il profitto sia l’indice più sicuro della razionalitò di gestione di una impresa capitalistica. Ma il profitto va ridefinito … fino a comprendere il rispetto e, anzi, il vincolo che garantisce le condizioni minime indispensabili per l’equlibrio eco-sstemico della comunità in cui l’azione dell’impresa si svolge ( 71)
17. L’imprenditore come nuovo demiurgo
Schumpeter trova, tra la sua concezione e quella classica, un punto di convergenza: la distinzione fra capitalista e imprenditore. L’imprenditore vienecaratterizzato da espressioni come iniziativa, autorità, capacità di rpevisione. E’ appunto ciò che Schumpeter vuole dimostrare. Non basta possedere ricchezze e azioni per essere definito un imprenditore ( 74)
L’imprenditore non è né una professione né una condizione durevole. Inoltre gli imprenditori non fanno classe sociale, come per esempio i capitaistici, i lavoratori dipendenti i propietari terrieri. Assolvere tuttavia la funzione imprenditoriale con successo attribuisce all’imprenditore una posizione sociale, posizione che, consolidandosi, corrisponde ad una classe coaile. Questa posizione, una volta raggiunta, non è di per sé una posizione di imprenditore. Essa è invece, a seconda di come vengono investiti i ricavi, ina posizione di propietario terriero o di capitalista ( 75)
18. Metamorfosi del burocrate
… non avevo spinto l’analisi abbastanza a fondo quando avevo parlato di società bloccata. Non è la società che è bloccata; è il sistema ce produce le nostre elites che è bloccato e che permette a quesste elites di riprodursi, identiche a se stesse, indefinitavamente ( 80)
19. La fine del disegno collettivo
20 Il mito dello sviluppo dimidiato
Quali che siano le riserve, si tratta pur sempre, nei testi della Nazioni Unite come inq uelli papali, di sviluppo economico, avviato con mezzi finanziarri e con il ricorso alla tecnologia occidantelae, sostenuto da precise linee politiche nazionali e internazionali. Questo sviluppo, per aperta ammissione di coloco che lo invocano, non ha funzionato ( 85)
L’Occidente è condannato al movimento indipendentemenre dallo scopo. La sua potenza economica e il suo benessere sociali sono vincolati ad un dinamismo continuo e praticamente illimitato. L’economia capitalistica stazionaria è una contraddizione in termini .. Il mito dello sviluppo autogistificantesi è legato storicamente al sorgere e al consolidarsi del dominio della razionalità tecnica come sola razionalità possibile, sorretta da una concezione dimidiata della scienza, in base alla quale si può conoscere solo ciò che si puiò esattamente misurare ( 86)
La produzione razionalizzata di massa ha bisogno di un consumo di massa, il quale a sua volta esige la giustificazione e l’appoggio di un cultura di massa. Non è più sufficiente essere buoni “produttori di produzione”; bisogna farsi, con altrettanta buona volontà, “produttori di consumo” ( 88)
21. I bisogni ndotti e lo sviluppo come espansione
Il capitalista ha bisogno di guadagnare e l’economia stazionaria non consente guadagni effettivi. John Stuart Mill si era reso conto per tempo della necessità di un limite, di una pausa. Ma fin dai primi scritti Schumpeter mostra le incongruenze dell’economia statica … E questo carattere evolutivo del processo capitalistico non è dovuto solo al fatto che la vita economica si svolge in un ambiente sociale e naturale che cambia … L’impulso fondamentale che mette e mantiene in moviemnto il motore capitalistico proviene dai nuovi beni di cosnumo, dai nuovi metodi di produzione e di tarspoto, dai nuovi mercati, dalle forme di organizzazione industriali che sono creati dall’impresa capitalistica
La questione si complica poi se uno prende sul serio la critica del consumismo, che nel testo papale segue più avanti. A parte il fatto accertato che sono sempre pronti a criticare il consumismo coloro che hanno già consumato, c’è da temere che qui la logica del capitalismo non sia stata sufficientemente approfondita ( 91)
Occorre operare il passaggio dallo sviluppo come pura espansione allo sviluppo come progetto ( 92)
L’elaborazione elettronica dei dati in tempo reale consente di prendere int empestiva considerazione i bisogni così come si esprimono, a breve raggio, in quella fondamentale “cassa di risonanza” e “foro di negoziazione democratica”, che è il mercat, quando sia sottratto alla lotta darwiniana dei più idonei che sono poi i finanziariamente più forti e i morlamente meno scrupolosi ( 94)
22. Le responsabilità del capitale
Il profitto va ritenuto e resta l’indice più sicuro della gestione razionale di una impresa, ma la sia concezione va riveduta e ampliata fino a comprenderi le condizioni minime indispensabili per garantire, oltra che la salute economica della singola azienda, la stabilità del sistema sociale complessivo ( 97)
23. Come combattere il sottosviluppo
Secondo Wallerstein, i vari movimenti politici del terzo mondo hanno ancora troppa fiducia nell’uguaglianza sociale da raggiungere attraverso lo sviluppo, mentre dovrebbero porsi seriamente l’obiettivo di un sviluppo da otteneresi mediante una maggiore uguaglianza. Ciò comporta inevitabilmente una resa dei conti fra sviluppo economico e democrazia politica ( 99)
24 Cinque luoghi comuni intorno ai dirigenti industriali secondo Robert Jackall
Il potere aziendale ha avuto nel corso degli anni una interessante evoluzione: dal capitalista propietario e amministratore dei suoi capitali è passato agli ingegneri controllori della produzione, quindi ai controllori fiscali in grado di avere un quadro globale delle operazione dell’azienda per approdare infine ai direttori delle vendite, cui val la responsabilità di garantire buoni esisti sul mercato ( 103)
25. Le insufficienze del capitalismo per uno sviluppo umano integrale
Nel nuovo capitalismo emergono contraddizioni strutturali, legate a esigenze funzionali che poco hanno a che vedere con gli stati d’animo. Per esempio: il consumatore “consumato”, per così dire, costretto a consumare per tenere le ruote del mercato in movimento, e l’invecchiamento, ossia il progressivo esaurirsi delle risorse naturali ma soprattutto delle risorse umane ( 105)
Naturalmente, ciò che a Bell sembra sfuggire o che comunque passa sotto silenzio è che il consmo forzoso e accelerato è in funzione diretta dell’esigenze sistemica del capitalismo di massimizzare i profitti e tenere a ogni costo le ruote del mercato in movimento. ( 106)
Il consumismo è storicamente un fenomeno del capitalismo per la semplice ragione che non nasce in un’economia di pura sussitenza. Prima ancora della libertà, presuppone la possibilità effettiva di scelta. Quindi un’abbondanza di beni, un’economia che non si limiti a riprodurre se stessa, che sia capace di produrre il nvo, l’imprevisto ed il diverso, in un mercato impersonale e formalmente libero. Sono in linea di massima favorevole al conumismo. A una condizione che il consimatore non venga consumato.
Alle origini del capitalismo c’ un bisogno di libertà che la società civile coanalizza e dirige contro la statualità sclerotica e rigida della tradizione ( 108)
Ciò che vi è propriamente di originale e permanente nel capitalismo è la fiducia nell’onnicalcolabilità dell’esperienza. Non è dunque l’auri sacfra fames la base del capitalismo; non è questo l’elemento che ne spiega l’interno, straordinario dinamismo, bensì il calcolo razionale ( 109)
In questo quadro, è ovvio che la funzione del consumo è determinante. Ad esso va riconosciuto un apporto storico: quello di non aver consentito che si realizzasse ed esplodesse sul piano econmico e pratico-politico la contraddizione interna del capitalismo, ipotizzato da Marx, fra sovrapproduzione, legata alla massimizzazione del profitto, e sottoconsumo, legato al pauperismo crescente. … Non ha compreso che la fonte del potere realte era legata alla conoscenza effettiva dei processi produttivi e distributivi e non soltanto e unicamente al titolo giuridico della proprietà dei mezzi di produzione ( 111)
Come? Per conto di chi? Avendo in mente quale tipo d’uomo consumatore, di donna consumatrice? E quale tipo di società, dotata di quali valori? … Una terza possibilità è forse da considerare un capitalismo ragionevole più che razionalee, che impari a definire il profitto, al di là della concezione contabile puramente aziendalistica, nei termini delle condizioni minime di stabilità del sistema sociale complessivo ( 112)
Il profitto considerato soltanto nel quadro di una azione privata, come fatto contabile e ragioneristico non dà conto della sua importanza. Occorre un nuovo concetto di profitto, che cerchi di cintemperare le esigenze delle performance insieme con le condizioni minime indispensabili, ecosistemiche, dell’equilibrio ecologico nella comunità e che ricscopra ciò che è andato perduto: il egame fra fabbrica, famiglia e comunità.
26. Oltre il capitalismo eurocentrico per il dialogo tra i popoli e le culture, le religoni e le cività
E’ vero che fra il Nord e il Sud del mondo esiste una contraddizione probabilmente insabile senza un radicale ripensamento dei modi di produrre, di pensare e di convivere. Il Nord è economicamente forte ma demograficamente debolte. Il Sud è ricco di risorse demografiche ma drammaticamente povero in termini economici e produttivi. QUesto sbilancio è probabilmente destinato a gettarre la sua ombra su tutto il secolo XXI ( 120)
Epilogo. Ingerenza umanitaria e potere irresponsabile del capitale transnazionale

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