La società dei consumi – Baudrillard, Jean

Libro interessantissimo, uno dei pochi da cui ho effettivamente ricavato suggerimenti e spunti originali ed interessanti ai miei fini, ma al contempo un libro da cui dissento in maniera radicale. Al di là del solito problema del linguaggio immaginifico ed astratto usato dai sociologi, di cui ogni volta mi stupisco, il punto di dissenso è sul rapporto fra individuo e società. Per Baudrillard la prima è tutto ed il secondo è niente, perennemente ingannato, manipolato, utilizzato per i fini di un sistema che rimane indefinito ed indefinibile, ma che tutto controlla e tutto manipola. Una concezione totalmente errata e, secondo me, anche del tutto fuorviante dal punto di vista euristico.
come si fa a dire che “nessun bisogno emerge spontaneo dal consumatore di base”? (p. 56) Tutto il libro è qui: il soggetto non esiste, esiste solo il sistema che agisce e manipola. Se lo dice lui
Non è che la trafila inversa puzza di legge di Say? (pp. 67 ss.)
“Ancora una volta non si può non essere d’accordo con Galbraith ed altri ed ammettere che la libertà e la sovranità del consumatore non sono che mistificazioni. Questa mistica ben alimentata (e in primo luogo dagli economisti) della soddisfazione e della scelta individuali, in cui culmina tutta una la civiltà della Ilibertà, è l’ideologia stessa del sistema industriale che ne giustifica l’arbitrio e tutti gli svantaggi collettivi: sporcizia, inquinamento, deculturazione” (p. 69): scrivere si può scrivere tutto ma che fatti supportano queste affermazioni? Al fondo, sempre e comunque, la sfiducia nelle capacità del singolo, la convinzione che lui lasciato solo sia capace solo di finire preda del sistema, tecnostruttura, imperialismo e chi più ne ha più ne metta. Ma non ci meritiamo un po’ più di fiducia? E’ così difficile che il singolo è capace di capire che cosa gli serve e che cosa no e che, comunque, deve essere aiutato a decidere e scegliere da solo?
Quello che mi stupisce di più è la lettura totalmente divergenti che lui ed io facciamo degli stessi fenomeni: dove lui vede un sistema totalizzante che irrigidisce e conrtrolla tutto, io vedo un progressivo ampliarsi delle possibilità di scelta e di decisione del singolo pp. 72-73). Da dove viene questa divergenza? Quanto ha a che fare con il concetto di totalità di cui al libro di Therborn che sto leggendo e su cui tornerò?
Come si fa a scrivere “Tutto invece si spiega se si ammette che i bisogni ed il consumo sono in effetti una estensione organizzata delle forze produttive: nulla di sorprendente dunque che anch’essi partecipino all’etica produttivistica e puritana che fu la morale dominante dell’era industriale (p. 74)”? I miei bisogni non sono miei ma mi sono indotti dall’esterno. Tutti e sempre? Indimostrato ed indimostrabile. E, se fosse vero, vorrrebbe dire un completo annullamento della mia personalitè, della mia responsabilità, della mia individualità. E me sembra del tutto implausibile.
La sintesi perfetta di quello che io definirei il disprezzo per l’individuo è il lapidario paragone (p. 104) fra consumatori e servi. Va bene essere intellettuali, va bene scrivere, ed immagino parlare difficile, ma etichettare la stragrande maggioranza delle persone come servi solo perché, consumando, obbediscono a bisogni primari e secondari, a me sembra troppo. Perché poi il risultato è che il mondo cammina lo stesso, la gente continua a consumare e gli intellettuali, invece di capire ed aiutare a capire, si chiudono in una torre d’avorio piena di disprezzo, livore e sicumera.

INDICE

PARTE PRIMA: LA LITURGIA FORMALE DELL’OGGETTO
I. Introduzione
II. Lo statuto miracoloso del consumo
III. Il circolo vizioso della crescita

PARTE SECONDA: TEORIA DEL CONSUMO
I. La logica sociale del consumo
II. Per una teoria del consumo
III. La personalizzazione e la minor differenza marginale (MDM)

PARTE TERZA: MASS-MEDIA, SESSO E TEMPO LIBERO
I. La cultura dei mass-media
II. Il più bell’oggetto di consumo: il corpo
III. Il dramma del tempo libero: o dell’impossibilità di perdere il proprio tempo
IV. La mistica della sollecitudine
V. L’anomia nella società opulenta

Conclusione. Dell’alienazione contemporanea o la fine del patto col diavolo

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