Ragioni pratiche – Bourdieu, Pierre

Lo leggi, cerchi di capire cosa vuol dire e ti domandi: ma perché i sociologi si sono messi a scrivere in maniera incomprensibile? Va bene che la società si è fatta complessa e complicata, ma il descriverla, o cercare di descriverla, con argomenti che non sembrano, di primo acchito, avere molti collegamenti con la società?

Citazioni

Lo spazio sociale è costruito in modo che gli agenti o i gruppi vi si distribuiscono in funzione della loro posizione nelle distribuzioni statistiche secondo i due principi di differenziazione incontestabilmente più efficienti nelle società avanzate come gli Stati Uniti, la Francio o il Giappone: il capitale economico e il capitale culturale (p. 19)
… la probabilità di tendere politicamente verso destro o verso sinistra dipende dalla posizione nella dimensione orizzontale almeno tanto quanto da quella nella dimensione verticale, ossia dal peso relativo del capitale culturale e economico nel volume complessivo non meno che dal volume stesso (p. 20)
La prossimità nello spazio sociale, invece, predispone all’avvicinamento le persone inscritte in un settore ristretto dello spazio saranno più vicine (per proprietà, disposizioni, gusti) e più inclini ad avvicinarsi: più facile anche da far avvicinare, da mobilitare. Ma non per questo costituiscono una classe nel senso di Marx (p. 23)
Questo non vuol dire che la vicinanza nello spazio sociale generi automaticamente l’unità: essa definisce una potenzialità oggettiva di unità o, per dirla con Leibnitz, una pretesa di esistere in quanto gruppo, una classe probabile (p. 24) … Le classi sociali non esistono …  Esiste uno spazio sociale, uno spazio di differenze, in cui le classi in qualche modo esistono allo stato virtuale, tratteggiate, non come dato ma come qualcosa che deve essere fatto (p. 25)
[Leggi e ti dici: belle parole, ma almeno il vecchio concetto di classe sociale di Marx aveva una capacità euristica ed esplicativa, potevi tentare di misurarlo, di verificarlo nella realtà per trarne delle conclusioni o delle previsioni sui comportamenti singoli e collettivi. Da queste belle parole che strumenti ricavi per analizzare la società? Solo tante, belle ed inutili costruzioni teoriche dove tutti possono sostenere tutto ed il contrario di tutto]
Nel caso della Francia, per costruire lo spazio sociale era necessario e sufficiente prendere in esame le diverse specie di capitale che determinano con la loro distribuzione la struttura dello spazio sociale. Poichè in questo caso il capitale economico e quello culturale detengono un peso determinante, lo spazio sociale si organizza secondo tre dimensioni fondamentali: nella prima gli agenti si distribuiscono in base al volume del capitale posseduto senza distinzione di specie, nella seconda in base alla struttura del capitale, ossia al peso relativo del capitale economico e di quello culturale nell’insieme del patrimonio, nella terza in base all’evolversi nel tempo del volume e della struttura del capitale (p. 28)
Così, attraverso il legame nascosto fra attitudine allo studio e eredità culturale, l’istituzione scolastica, dalla quale in altri tempi ci si aspettava che instaurasse una forma di meritocrazia favorendo le attitudini individuali rispetto ai privilegi ereditari, tende ad instaurare una vera nobiltà di stato la cui autorità e legittimità sono garantite dal titolo di studio (p. 36)
… l’opera simbolica di costituzione o consacrazione necessaria a creare un gruppo unito … ha speranze di riuscire tanto maggiori quanto più, in nome della vicinanza nello spazio delle rispettive posizioni sociali e anche delle disposizioni e degli interessi connessi, gli agenti sociali su cui essa si esercita sono inclini a riconoscersi l’un l’altro e a riconoscersi in uno stesso progetto (politico o di altro genere) (p. 47)
Lo Stato è il punto di arrivo di un processo di concentrazione di diverse specie di capitale, capitale di forza fisica o di strumenti di coercizione (esercito, polizia), capitale economico, capitale di cultura o, meglio, di informazione, capitale simbolico (p. 96)
La concentrazione del capitale di forza fisica passa attraverso la costituzione di una fiscalità efficiente, che a sua volta va di pari passo con l’unificazione dello spazio economico (creazione del mercato nazionale). … Si instaura così progressivamente una logica economica affatto specifica, fondata sul prelievo senza contropartita e sulla redistribuzione funzionante come principio della trasformazione del capitale economico in capitale simbolico, concentrato nella persona del principe (p. 98)
La concentrazione del capitale economico legata all’istituirsi di una fiscalità unificata procede di pari passo con la concentrazione del capitale di informazione (di cui il capitale culturale è una dimensione) accompagnata a sua volta dall’unificazione del mercato culturale (p. 101)
A chi considera le cose umane con occhio filosofico, nulla appare più sorprendente della facilità con cui la maggioranza viene governata da una minoranza e dell’implicita sottomissione con cui gli uomini rinunziano ai loro propri sentimenti ed alle loro proprie passioni a favore di quelle di chi li governa. Quanto cerchiamo quali siano i mezzi che producono questi miracoli troviamo che, mentre la forza sta sempre dalla parte dei governati, coloro che governano per reggerli non fanno appello che all’opinione. Perciò soltanto sull’opinione si fonda il governo e questa massima si applica ai governi più dispotici e bellicosi come ai più liberali e popolari (pp. 114-115)
Si può dirsi, senza contraddirsi, che le realtà sociali sono finzioni sociali senza altro fondamento che la costruzione sociale e nello stesso tempo affermare che, in quanto riconosciute collettivamente, esistono realmente (p. 123)
Chiamo capitale simbolico ogni specie di capitale (economico, culturale, scolastico o sociale) quando è percepito secondo categorie di percezione, principi di visione e di divisione, sistemi di classificazione, schemi tassonomici, schemi cognitivi che siano, almeno in parte, il risultato della incorporazione delle strutture oggettive del campo considerato, ossia della struttura della distribuzione del capitale nel campo considerato.  Il capitale simbolico è un capitale a base cognitiva, fondato sulla conoscenza e sul riconoscimento
Dopo aver passato in rassegna i concetti fondamentali che ritengo indispensabili per pensare l’azione ragionevole – habitus, campo, interesse o illusione, capitale simbolico – torno al problema del disinteresse (p. 144)
Al principio del comportamento d’onore delle società aristocratiche o precapitalistiche sta una economia dei beni simbolici fondata sulla rimozione collettiva dell’interesse e, più in generale, della verità della produzione e della circolazione, tendente a produrre habitus disinteressati, habitus antieconomici, disposti verso la rimozione degli interessi in sento stretto (ossia il perseguimento del profitto economico) specialmente nelle relazioni domestiche (p. 145)
I mondi che mi accingo a descrivere sono accomunati dal fatto di creare le condizioni oggettive perché gli agenti sociali si interessino al disinteresse, cosa che sembra paradossale (p. 158)
Ecco una prima proprietà dell’economia degli scambi simbolici: si tratta di pratiche che presentano sempre delle doppie verità, difficili da conciliare (p. 160)
L’economia economica è dunque più economica, in quanto permette di evitare l’opera di costruzione simbolica tendente oggettivamente a dissimulare la verità oggettiva della pratica (p. 165)
Il capitale simbolico è una proprietà qualsiasi, forza fisica, ricchezza, valore guerriero, la quale, percepita da agenti sociali dotati di categorie di percezione e di valutazione che consentono di coglierla, di conoscerla e di riconoscerla, diventa simbolicamente efficiente come una vera forza magica (p. 169)
… perché gli scambi intergenerazionali continuino malgrado tutto, deve anche intervenire la logica del debito come riconoscimento, deve istituirsi un senso i dovere e di gratitudine (p. 177)
L’economia dei beni simbolici si fonda sulla rimozione o sulla censura dell’interesse economico (in senso stretto), Quindi la verità economica, ossia il prezzo, deve essere nascosta attivamentoo passivamente, oppure lasciata nel vago (p. 190)

Indice

Premessa
I. Spazio sociale e spazio simbolico
Appendice. La variante sovietica e il capitale politico
II. Il nuovo capitale
Appendice. Spazio sociale e campo del potere
III. Per una scienza delle opere
Appendice 1. L’illusione biografica
Appendice 2. La duplice rottura
IV. Spiriti di Stato. Genesi e struttura del campo burocratico
Appendice. Lo spirito di famiglia
V E’ possibile un atto disinteressato?
Appendice. Conversazione sulla pratica, il tempo e la storia
VI. L’economia dei beni simbolici
Appendice. Discorso sull’economia della Chiesa
VII Il punto di vista scolastico
VIII Un fondamento paradossale della morale

Dalla Presentazione di Marco Santoro
1. Un sociologo senza frontiere
2. La teoria come pratica
3. Habitus, capitale, campo
4. Riflessività e modernità

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