Scienza, classi e società – Therborn, Gora

Sostanzialmente una storia della sociologia, con alcune strane pretese (sociologia della sociologia, marxismo del marxismo) che mi confermano che molto, forse troppo spesso, i sociologi si isolano dalla realtà per rifugiarsi nelle parole e con queste cominciano a giocare, con risultati pressochè nulli. Forse è per questo che da un pò di tempo a questa parte mi trovo più in sintonia con gli economisti, più concreti e attenti ai dati, che non con i sociologi che tendono ad ignorarli. Eppure a me pare che i dati che utilizzano gli uni vadano bene anche per le analisi degli altri. Del libro di Therborn due le cose che mi hanno interessato di più: l’illustrazione del pensiero di Durkheim, forse perché poco ne sapevo, e l’analisi del concetto di totalità dal punto di vista marxiano che mi conferma, dall’altra parte della medaglia, della giustezza della critica di Rosselli al marxismo. E poi è pieno di spunti interessantissimi. oltre che di una cultura rara, che lo porta a citare e commentare autori e teorie che raramente mi era capitato di incontrare altrove.
Vedrò se, dal ripercorrere dei punti salienti del libro, riesco a spiegarmi meglio.
E’ vittima anche lui della legge di Say, ovvero dal continuare a ritenere che il problema sia produrre e non vendere (cfr. pp. 78-79). E’ così bello dare per scontato la vendita del prodotto, il profitto e la continua accumulazione. Buffa (o ideologica?), la distinzione fra società capitalista, società industriale e società caratterizzata dalla piccola produzione semplice. Secondo me se cade l’assunto del tutto il prodotto viene venduto cade tutto. Il paraocchi della produzione è talmente forte che lo porta ad equivocare su tutta l’analisi dei primi economisti (lui cita Quesnay e Smith a pp. 85.86) dove illustra il ruolo del commercio e della vendita, ma non lo vede e non ne cogli la centralità. Ma che cosa vuol dire Smith quando attribuisce l’opulenza di una società alla divisione del lavoro e alla inclinazione a trafficare, a barattare e a scambiare …?
Molto interessante, sia dal punto di vista teorico sia da quello della importanza per quanto riguarda la mia ipotesi sul ruolo del consumo, tutta l’analisi che fa, a partire dalla pagina 108, della economia marginalista e delle novità che essa introduce nell’analisi economica. Cita Kinght e Blaug.
Particolarmente stimolante, a pag. 186 e 188, l’osservazione sulla maggior complessità di una organizzazione sociale in cui il perno degli interessi e delle attività passa da quelle belliche a quelle economiche, con il conseguente apparire del mercato. In effetti le prime sono attività prevalentemente gerarchiche, in cui lo strumento per raggiungere un obiettivo è una adeguato struttura di comando, mentre le seconde, proprio perché, attraverso il mercato, lasciano molto più spazio alla iniziativa del singolo, rendono inevitabilmente molto più complessa la loro organizzazione, con le inevitabili conseguenza a livello sociale.. E quando cerca (pp. 386 ss.) di rileggere i classici alla ricerca dei moventi primi della vita sociale, trova in Smith la concezione del consumo come “unico fine e scopo della produzione” (p. 386) ed in Engeles (p. 389) l’egoismo, l’interesse personale, il mercante e la concorrenza che, a mio giudizio, sono gli strumenti per soddisfare i consumi. Del resto sarebbe molto interessante una analisi dei rapporti, anche linguistici, fra il termine bisogno e quello consumo.
Dulcis in fundo le affermazione terrificanti sul totalitarimo del sistema marxista (p. 438) “Il principio di totalità significa innanzitutto che il materialismo storico studia gli uomini nella società, come realtà sempre pre-data, in contrasto con tutte le rinsonate che cercano di fondare una teoria sociale avvalendosi di riflessioni sul comportamento individuale, lo scambio, la scelta e così via”. No, grazie. Preferisco, di gran lunga, la visione liberale della responsabilità e creatività del singolo: con tutti i limiti che volete, esiste e come. Io decido, io faccio, io mi prendo le mie responsabiltà e pago i miei errori.

INDICE

Capitolo primo – Una sociologia della sociologia, un marxismo del marxismo
I. Le lacune della sociologia della sociologia
1. La dialettica di Talcott Parsons
2. Wright Mills: contro le forme anomale di divisione del lavoro in sociologia
3. Teoria sociale ed esperienza personale: il mondo di Alvin Gouldner
4. L’io sociologico in un “mondo di conversazione”
5. La società assente nell’ideologia americana
6. La sociologia empirica sul mercato accademico
7. Scientificità della sociologia: una sicurezza scarsamente fondata
II. Filosofia o storia? I problemi di un marxismo del marxismo
1. L’ora della metodologia
2. Da una filosofia della pratica teorica alle soglie di un materialismo del marxismo
3. Scienza e filosofia: quattro problemi e due fasi
III Cosa è la scienza e cosa è la società?
1. L’oggetto sfuggete della filosofia della scienza
2. Una sola concezione della società
Capitolo secondo – L’economia e la scienza economica del capitalismo
1. L’economia politica e il suo contesto economico e politico
2. Gli intellettuali del capitalismo in ascesa
3. L’economia come scienza e come “comprensione” (Versteben)
Capitolo terzo – L’era della sociologia fra due rivoluzioni
1. La rivoluzione borghese e la tesi conservatrice
2. Una nuova scienza politica per un mondo nuovo
3. La classe operaia e la tesi socialista
4. La questione sociale nella nuova società
5. I sociologi e la lotta di classe
Capitolo quarto. La scienza politica dopo la rivoluzione borghese: la nuova società e le masse
I. La teoria politica di una nuova società
1. La scienza politica nell’evoluzione sociale
2. La protosociologia: l’illuminismo scozzese fra natura umana e filosofia morale
II. La scienza politica di una nuova società
1. L’ordinamento politico della società industriale
2. I nuovi rapporti sociali
3. La cultura nazionale: il Volkgeist
III La scienza politica borghese nell’età dell’imperialismo: il positivismo e le masse
1. Dal diritto naturale alla lotta secondo natura
2. La bipartizione della classe industriale
3. L’elite dominante e la minaccia alla proprietà
4. I due problemi di Robert Michels
IV La sociologia e lo sviluppo della scienza politica borghese
Capitolo quinto. La comunità ideologica: una sociologia critica dell’economia politica
I. Una scienza naturale in un mondo innaturale
II. La sociologia amministrativa e il tramonto del capitalismo concorrenziale
1. Lavoratori e dirigenti: il contesto di classe della sociologia amministrativa
III. Cultura e sistema morale
1. La scuola storica dell’economia in Germania
2. Durkheim e gli economisti tedeschi
3. La società nella sociologia di Durkheim
4. La critica dell’economia el basi delle idee. Durkheim e Marx
5. La comunità ideologica e il suicidio
6. L’anomia della Terza repubblica
7. L’economia marginalista e la cultura storica: la sociologia di Max Weber
8. La scelta sociologica d Weber
9. La reazione storicista
10. L’economia marginalista e la sociologia interpretativa
11. Ideologia e scienza politica nell’età del capitalismo
Capitolo sesto. Lotte operaie e fratture storiche: la formazione sociale e teorica del materialismo storico
I. Rivoluzione borghese, intelligencija radicale e proletariato
1. L’intelligencija radicale
2. La lezione del proletariato
II. Le coordinate teoriche della nascita del materialismo storico
1. L’idealismo oggettivo e il processo senza soggetto
2. La società civile: dall’egoismo-alienazione ai rapporti economici e alla lotta di classe
III Il nuovo schema di determinismo sociale
1. Le forze produttive
2. L’ancoraggio tecnologico della società: strutture o invenzioni?
3. La trasformazione di un concetto
4. I rapporti di produzione
5. I tre aspetti dei rapporti di produzione
IV Scienza e dialettica
1. Contraddizioni ed unità degli opposti
2. La totalità: base e sovrastruttura
3. Un nuovo tipo di determinismo scientifico
Capitolo settimo. Conclusioni e prospettive: il materialismo storico e la critica della sociologia

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