Il debito pubblico italiano – Analisi e commenti

11 mar 2017

Un salto di più di quattro anni. A rileggere quanto scritto qui sotto mi stupisco di me stesso, non credevo di riuscire a fare ragionamenti così sofisticati. Forse era troppo per me, visto che poi li ho lasciati perdere. Comunque, visto che oggi sono di buon umore, vediamo di mettere qui qualche altro appunto, come sempre recuperato per caso.
Si tratta di una analisi di Prometeia “Debito pubblico nell’occhio del ciclone, ma nei dati c’è anche altro“, abbastanza recente (è del 28 febbraio) in cui vengono messi in luce alcuni aspetti positivi dell’evoluzione del ns. debito pubblico nel corso del 2016, in particolare l’allungamento della vita media da 6,9 a 7,3 anni, praticamente tutto a tasso fisso, con titoli anche a lunghissima scadenza, oltre vent’anni, ed un costo di emissione medio veramente bassissimo, 0,55%. Un tasso incredibile per me. Un punto di forza o una debolezza? Le medaglie hanno sempre due facce. Se fare debito nel 2016 non ci è costato praticamente nulla, cosa succedere adesso che i tassi tornano a salire? Non era meglio approfittare della situazione per ridurre il debito? Da tenere presente che si è oraticamente azzerata la percentuale di debito pubblico detenuta da privati ed aziende italiane (siamo al 4%) il che vuol dire che, tolta la quota in mano alla BdI il resto è esposto ai giochi del mercato e, se i tassi salgono, cosa succede ai bilanci delle banche che detengono quasi il 40% del debito (se non ho sbagliato i conti)?

5 gen 2013

Articolo polemico di Ugo Arrigo “Qualcuno ha visto il risanamento dei conti pubblici?” e che forse sbaglia un poco il bersaglio ma che mi ha aiutato a capire meglio ed ad incrociare i dati di fonte Bdi e Mef. Secondo me conferma la mia idea che il Mef ha messo da parte soldi in vista delle scadenze di dicembre e che questo spiega la crescita del debito molto più alta di quella del fabbisogno. Con ogni probabilità i dati citati alla fine (prestiti ad altri Stati, depositi presso la Bdi, ecc.) sono nelle pagine del bollettino mensile che non seguo.

Se voglio confrontare l’aumento del debito a fine ottobre rispetto ad un anno prima (99 miliardi) col fabbisogno denunciato dal Mef alla stessa data (58,5 miliardi) che evidenzia uno scostamento netto di 44,5 debbo sicuramente calcolare il saldo attivo delle disponibilità dello Stato alla data (25 miliardi) e considerare che il primo dato, l’aumento del debito, si riferisce ad un periodo di 12 mesi (anno su anno) mentre il fabbisogno, che secondo me è un dato che riparte da 0 al 1′ di gennaio, si riferisce nel nostro caso ad un periodo di 10 mesi (dal 1′ gennaio al 31 ottobre). Potrebbe essere che la differenza di 25 miliardi sia dovuta al fabbisogno cumulato a novembre e dicembre del 2011. Da valutare

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