Irap e federalismo

5 lug 2010

Rinvio alla Relazione sul Federalismo fiscale presentata dal Governo alle Camere ai sensi dell’art. 2 della legge 5 maggio 2009 n. 42 “Delega al Governo in materia di federalismo fiscale in attuazione dell’art. 119 della Costituzione”. E’ un pdf di 34 pagine cui sono allegati 5 documenti: 1 ) e 2 ) relazioni sulle pensioni di invalidità al 1/1/2010 e al 1/1/2003, 3 ) la relazione del Copaff sul quadro generale del finanziamento degli enti locali, 4 ) un documento di approfondimenti tecnici, 5 ) i consigli dell’OCSE per il federalismo fiscale.

Una prima impressione dalla lettura della relazione è sintetizzabile in un aggettivo: impressionante. Se quella trentina di paginette sono la traccia su cui si sta muovendo il governo stiamo freschi: il documento sintetizza la pochezza della nostra classe dirigente. Forse nei documenti tecnici c’è qualcosa di meglio.

6 nov 2009

Ancora sul dibattito sull’Irap. Su nens.it, Irap, “Troppe polemiche poco documentate“, Ruggero Paladini difende l’imposta con argomenti tecnici che spesso mi sfuggono, anche se mi sembra difficile dargli torto nel punto di partenza, e cioé che il giudizio sull’Irap non può non partire dall’analisi delle imposte che ha sostituito, del modo con cui opeeravano su imprese, costo del lavoro ed utile di impresa. E da questo punto di vista ha probabilmente ragione nel difenderla. E comunque il vero punto, da lui accennato solo di sfuggita, è che se si vuole ridurre l’imposizione fiscale è sicuramente molto meglio partire dall’Irpef. Ed è anche la tesi di un articolo, molto bello, di Ferdinando Targetti su nelMerito.com, “Seguiamo altre strade invece dell’abolizione dell’Irap“: dalla crisi si esce soltanto con un aumento della domanda interna ed il modo migliore per rilanciarla e quello di ridurre le imposte dirette sui redditi più bassi. L’unica cosa che non condivido è la proposta sulla tassazione delle rendite finanziarie e degli affitti: io sarei per una imposizione più alta, ma penso, non ne capisco molto, che visiano alti rischi dievasione.

Rinvii ad altri articoli, alcuni già citati qui sotto, sul tema Irap sono in questa pagina di nens.it

31 ottobre 2009

Di tutto il dibattito sull’Irap scatenatosi in questo giorni, merita una segnalazione, e più di una riflessione, questo articolo di Massimo Bordignon su Lavoce.info “Fuori dal pantano dell’Irap“. Riesce ad allargare lo sguardo alla impostazione dell’intera politica tributaria, con annotazioni particolarmente interessanti.

  • La prima : “In linea di massima, sarebbe necessario spostare il più possibile il carico tributario dal capitale e dal lavoro, tagliando Ires e Irpef, al patrimonio, ai redditi finanziari, ai consumi. Una riforma di questo tipo dovrebbe agire anche sull’Irap, ma non solo e probabilmente non prioritariamente, su questo tributo.” Ma, aggiunge subito dopo, l’opinione pubblica farebbe fatica a capire, ed, in effetti aggiungo io, se si ragiona solo in termini di maggiore o minore odio per le tasse sicuramente nessuno aiuta a formarsi una cultura ed una opinione sui vari strumenti di tassazione. In questa logico appoggia la proposta di Tabellini di sostituire Irap con Iva, ma col grosso punto di domanda che l’Iva si evade molto più facilmente dell’Irap
  • La seconda: “Gli economisti considerano l’Irap come un’imposta sul complesso dei redditi, in cui le imprese agiscono solo come collettori; le imprese considerano invece l’Irap come un’imposta su di esse. Nel primo caso, è del tutto ovvio che possa trattarsi di una buona imposta per finanziare la spesa regionale, per l’80 per cento dedicata alla sanità, un servizio universale. Nel secondo, appare un’assurdità, e sarebbe meglio usare un’altra imposta generale sui redditi personali, come ad esempio l’Irpef” Ma,ancora una volta, come riuscire a far capire quale è la realtà? Ancora una volta il problema è quello di una classe dirigente che non dirige.

19 ottobre 2009

Alcuni approfondimenti sull’Irap, tassa che continuo a capire poco, anche a seguito di un articolo di Giavazzi sul Corriere “L’Irap punisce chi dà lavoro” che ne proponeva l’abolizione. Lo criticano Nens, che rinvia a quest’articolo “Abolire l’IRAP?” di Giampaolo Arachi e Massimo D’Antoni, professori dell’Università di Siena. Molto più interessante, comprensibile, ed anche convincente, l’intervento del 2005 di Silvia Giannini e Maria Cecilia Guerra su Lavoce.info del marzo 2005 “L’Irap, una “zavorra” difficile da sostituire

19 giugno 2009

L’Irap non mi è mai piaciuta, soprattutto perché a me sembra una tassa che grava sul lavoro e sugli interessi passivi, due componenti di costi che secondo me, almeno in teoria, dimostrano una buona dose di imprenditorialità e che, come tali, non vanno penalizzati.

In difesa dell’Irap, ma con un ragionamento più ampio e che va tenuto presente in vista del federalismo e, sopratutto, della necessità imprescindibile di allineare il livello di spesa con il livello di entrata, per responsabilizzare il soggetto politico che spende, questo interessante articolo da nelMerito.com “Questione Irap“, che mi ha aperto interessanti spiragli sulla tassazione ed in particolare fra le diverse tipologie, e di come esse si adattino più o meno bene ad un tributo locale. Sulla qualità della legislazione italiana, ed in particolare della recente, rivoluzionaria, riforma del federalismo, basti questo piccolio inciso “La legge delega sul federalismo fiscale, n. 42/2009, prevede che il tributo regionale (Irap) rimanga “fino alla data della sua sostituzione con altri tributi” (art. 8). Di questi, però, nella legge non c’è traccia.

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