La situazione economica in Italia – 2010

22 dic 2010

Un compito delle vacanze che mi ero riproposto era quello di affrontare il problema della bilancia dei pagamenti e della bilancia commerciale, come indicatori di salute o malattia di una economia. Come il cacio sui maccheroni questo articolo, neppur eletto per la solita fretta, dal Sole di oggi “L’import dà scacco alla competitività“. Se non ho capito male, il tema non è da prendere sottogamba.

21 dic 2010

Brutto Natale. L’occupazione cala, e calerà ancora. Ed io ne sarò, in piccola parte, responsabile.

2 dic 2010

Altri brutti numeri dall’Eurostat per noi. Rispetto ad un anno fa il nostro PIL è cresciuto dell’1%, rispetto ad una crescita media di EA16 del 1,9% e di EU27 del 2,2%. La metà esatta. Per non paragonarci alla Germania, 3,9%,  al Regno Unito 2,8%, agli Stati Uniti 3,2% o al Giappone, 4,1%. Ci supera pure il chiacchierato Portogallo con l’1,5%

30 nov 2010

Dati poco rassicuranti sulla occupazione in Italia. Pronto a scommettere che Sacconi dirà che da noi la disoccupazione è più bassa che in Europa, visto che siamo solo all’ 8,6% contro  il 10,1% dell’Europa a 16 ed il 9,6% dell’Europa a 27. Ma lo scorso anno, a fine ottobre, i nostri disoccupati erano l’ 8,2%, mentre quelli dell EU16 il 9,9% e quelli dell’EU27 il 9,4%. E se, come dice Berlusconi, non siamo quelli che usciremo dalla crisi meglio degli altri, perché non abbiamo fatto come la Germania che in un anno ha ridtto i suoi disoccupati dal 7,5% al 6,7%? Ma probabilmente anche questi dati satistici sono frutto del lavoro di qualche impiegatucolo di terza o quarta categoria, probabilmente comunista.

11 nov 2010

Dati flash della UE sulla crescita economica: cresciamo poco, meno della media e molto meno dei paesi a noi paragonabili (almeno spero): Francia, Germania, Gran Bretagna.

09 nov 2010

Leggete attentamente questo articolo di Marco Fortis sul Sole24Ore di oggi e scoprirete che, purtroppo, il problema della crescita è la domanda interna, nostra e degli altri paesi industrializzati, e che questa domanda non può essere ancora una volta sostenuta dai debiti pubblici o dagli illusori guadagni delle bolle speculative. Ed allora?
Occorre ripensare il modello di sviluppo, di consumo e di crescita, senza paraocchi e con spirito innovativo. Ma dove sono in Italia?

11 set 2010

Guerra di cifre sulla nostra situazione economica. Chi parteggia per il governo ci parla dei dati Istat sulla produzione industriale, in  crescita del 5,4% nei primi sette mesi dell’anno rispetto allo stesso periodo del 2009. Chi la vuole criticare, trova un appogio nelle previsioni dell’OCSE sul secondo trimestre del 2010, che ci vedono all’ultimo posto, con crescita pressoché pari a zero, fra i paesi del G7, per la verità tutti messi non troppo bene.
Io non soffro la sindrome dei dati appena sfornati e preferisco guardare ai dati storici. Questo è l’andamento del nostro PIL dal 2000: di questo passo chissà quando torneremo a dove eravamo alla fine del 2008, neppure due anni fa. Brutta prospettiva.

8 set 2010

Da riprendere ed analizzare con più calma, magari risalendo alle fonti, questi dati da Giornalettismo sulla situazione del nostro commercio estero. Sembrerebbe che stiamo perdendo da un pezzo quote su tutti i mercati e nei confronti di tutti i competitori rilevanti

15 ago 2010

Intervista al Corriere della Sera del ministro Brunetta, come sempre sopra le righe: da noi va tutto bene e andrà ancora meglio. Questi i dati Istat, brevemente riepilogati e causticamente commentati da Giulio Zanella su nFA.
Siamo alle solite: dove ci portano autisti e timonieri che non sanno dove siamo?

11 ago 2010

Quasi ogni giorno la situazione economica italiana ci viene presentata in netto miglioramento. Leggete qui per avere un attento esame degli ultimi numeri relativi alla nostra economia. Non male soprattutto l’esultanza di Sacconi per la riduzione del cosidetto tiraggio della cassa integrazione. Peccato che si tratti di una riduzione percentuale su di numeri assoluti in notevole crescita. A quando il governo riuscirà a vedere veramente dove siamo e ad agire di conseguenza?. Probabilmente solo quando dall’esterno qualcuno o qualchecosa lo imporrà. Come è successo in primavera con la manovra da 25 miliardi sempre negata e poi attuata.

14 lug 2010

“Minimizza, minimizza, qualche osa resterà”. Sì, un cumulo di macerie.
Potrebbe essere questa la sintesi dell’azione del governo Berlusconi rispetto alla crisi economica. Certo difficile da gestire in un paese come l’Italia, con un debito pubblico pesantissimo ed una pubblica opinione predisposta psicologicamente a scaricare altrove, segnatamente su di una classe politica oscena (ma che, purtroppo, rappresenta il paese ed è da questo regolarmente votata), quelli che sono anche errori suoi. Comunque questa è una buona e sintetica analisi di quel che è successo da due anni a questa parte.

30 giu 2010

Probabilmente i dati dell’Istat sui conti pubblici 2009 sarebbero da analizzare con più calma. Lascio il rinvio per chi fosse interessato:  “I conti dell’Istat confermano che l’Italia è un paese a rischio

25 giu 2010

La Confindustria vede rosa, da quello che ho capito perchè ritiene che la svalutazione dell’euro sia in grado di rilanciare la nostra produzione sui mercati esteri, e Phastidio invece, più attento alla situazione dei mercati finanziari e del debito pubblico, no. Anzi …

17 mag 2010

Quale è il vero tasso di disoccupazioni in Italia? Per l’Istat è all’ 8,3%, per nFA al 15,8%. Divertitevi a capire chi ha ragione. E ricordatevi che conoscere la realtà è l’unico modo per poterla cambiare.

11 mag 2010

La settimana scorsa è stata pubblicata sul sisto del ministero dell’Economia la  “Relazione Unificata sull’Economia e la Finanza Pubblica per il 2010” (Ruef 2010), che dovrebbe rappresentare per lo collettività statuale quello che il bilancio annuale rappresenta per i soci di una società: un moento di riflessione sul passato e di fissazione delle strategie per il futuro. Il documento è corposto, oltre 150 paagine, denso di tabelle e di dati. Non sarà facile esaminarlo con attenzione. Dalle prime letture, oltre che evidenti forzature, come quella sulla pressione fiscale, che ha tanto l’aria di una “excutatio non petita …” affiora un poco la sensazone che si tenti di forzare la lettura dei dati al sostegno della azione e delle posizioni governative. Non ho molta esperienza di documentidi questo tipo per poter affermare che si tratti di una caratteristiche tipica di Berlusconi e di Tremonti o se sia invece un malvezzo comune. Del resto tutti gli organi esecutivi tendono ad evidenziare gli aspetti della realtà che sostengono le posizioni assunte nel corso dell’anno.

27 apr 2010

Chissà se avrò mai il tempo di una analisi più attenta. Comunque in queste due paginette di Nens sono ben sintetizzati gli andamenti dei due indicatori dei risultati economici per ciascun paese: l’andamento del PIL in assoluto, la ricchezza generata dal sistema apese, ed il PIL pro-capite, la ricchezza a disposizione di ciascun abitante. Ci sono anche i rinvii al rapporto del Fondo Monetario Internazionale da cui sono tratti. Certo bisognerebbe capire perchè siamo dove siamo e cosa si può fare per uscirne. Ma è un discorso troppo lungo per una serata come questa.

03 mar 2010

Non tutto il male vien per nuocere. Il gran parlare delle ultime inchieste giudiziarie e dei pasticci combinati sulle presentazione delle liste del PDL in Lazio e Lombardia ha fatto passare in secondo piano i primi dati economici sui consuntivi per il 2009, che sono, come previsto, brutti. In attesa di riuscire a far ripartire i feeds dell’Istat sul nuovo PC che mi sono regalato, un rinvio al rapido sunto sul Sole24Ore di lunedì. Mi sia permessa una rapida sottolineatura ed un rinvio a me stesso. Chiosa l’articolista confindustriale, dopo aver sottolineato che il nostro rapporto deficit pubblico/Pil è salito al 5,7%: “C’è chi fa tuttavia notare (è il caso degli economisti dell’ufficio studi di UniCredit) che il dato medio del deficit dell’Eurozona sarà intorno al 6% e quindi è molto probabile che quest’anno per la prima volta dalla fondazione dell’Unione monetaria europea l’Italia vanterà una performance migliore del resto di Eurolandia, a riprova della buona tenuta dei nostri conti di fronte alla tempesta dell’economia reale. Le entrate pubbliche lo scorso anno hanno subito una flessione dell’1,9% perché a fronte di una caduta delle entrate correnti del 3,6%, c’è stato un incremento pari a 12 miliardi delle imposte in conto capitale (rivalutazioni degli asset d’impresa e introiti da scudo fiscale).” A parte l’eleganza di appoggiare la propria analisi ad un ufficio studi esterno ed autorevole, non mi è sfuggito, e non deve sfuggire a nessuno, l’ultima frase: a sostenere i nostri conti pubblici hanno concorso, in maniera pesante (circa l’1% del PIL), entrate straordinarie, appunto scudo fiscale e rivalutazione degli attivi. Senza il rapporto del nostro deficit pubblico annuale rispetto al PIL sarebbe stato intorno al 6,7%, sopra, e non sotto, alla media europea. Me lo sono già chiesto: cosa si inventerà Tremonti nel 2010.

Purtroppo per tutti noi, lontano dai clamori della cronaca quotidiana distratta da eventi eclatanti, continua a scavare sotto di noi la talpa di una pessima gestione del nostro bilancio. Pochi se ne accorgono, fino a quando il buco non diventa troppo grosso e qualcuno ci casca dentro.

Ecco il rinvio ai dati Istat.

03 feb 2010

Non nuovi nè i dati nè le analisi di questo post di nFA “La rovinosa cavalcata del PIL italiano“. Ma, come dicevano gli antichi, repetita iuvant soprattutto se riportano dati ed un dibattito interessante. Molto utile il contradditorio, per quanto per interposta persona nei commenti, con quanto sostenuto da Marco Fortis in un intervento per altro un poco datato (aprile 2009), il quaderno n. 44 della Fondazione Einaudi (peccato che non sia disponibile in rete). A me interessa sottolineare come sia altamente probabile sia che la ns. crescita rimanga bassa, sia che, contemporaneamente, noi si risenta della crisi meno degli altri. E la ragione è, secondo me, sempre la stessa e mi stupisce che poco appaia sia nell’articolo che nei commenti: la continua crescita della spesa pubblica, se alla lunga ha effetti perversi sulle possibilità di sviluppo e soprattutto sulle infrastrutture immateriali di cui parla Alesina, nel breve sostiene la domanda interna e spiega i diversi andamenti, che emergono dall’articolo di Lusiani e dal dibattito, fra l’evoluzione del nostro PIL e quello dei consumi interni, sopratutto nei confronti con gli altri paesi a noi paragonabili. Ma è indibbuio che una crescita vigorosa dovrebbe essere trascinata da una crescita della domanda molto più forte di quella che viene dai soli consumi interni, ed in questo la spiccata vocazione manifatturiera delle nostre esportazioni non aiuta, in presenza di una debole domanda internazionale e di una inevitabile aumento della concorrenza in un periodo di recessione. Necessiterebbe una vigorosa crescita della produttività interna. Ma, banalizzando, ciò vuole dire che dovremmo lavorare di più per guadagnare di meno, e questa è una cosa a cui la nostra spesa pubblica, simboleggiata dal nostro debito pubblico record, ci ha del tutto disabituata. Ed a cui non ci abituano di certo le indicazioni di una classe dirigente che continua a ripetere che siamo i migliori e che usciremo megli della crisi. Certo: viaviamo bene: a spese dei nostri figli che dovranno pagare i nostri debiti ed ai quali non abbiamo insegnato a lavorare.

27 gen 2010

Il punto sulle nostre prospettive economiche. Due brevi paginette da Nens “L’Italia meglio degli altri? I dati continuano a dire il contrario, ma con due buone tabelle riepilogative e i rinvii alle fonti, per chi volesse approfondire.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...