La situazione economica in Italia – 2013

logofild

Fermiamo il declino

12 dic 2013

Molta eco ha avuto sulla stampa nei giorni scorsi l’analisi della Banca d’Italia sull’andamento del credito (credo sia questa, ma citare le fonti non è uno sport molto apprezzato dai nostri giornalisti). Al di là dell’ovvia constazione del comportamento gregario della nostra informazione (la notizia non era certo nuovo, basta scorrere la nota qui sotto), manca come sempre una seria analisi del fenomeno. Fortuna ha voluto che qualcuno invece la abbia fatto e proprio in questi giorni. Nens ha pubblicato una interessantissima analisi di un’anonimo che indaga con una certa prfondità l’uso che le banche italiane hanno fatto dei fondi forniti dalla CEE. Di fatto negli ultimi anni si è verificata quella che l’anonimo autore definisce “la nazionalizzazione” del nostro debito pubblico. O forse meglio la bancarizzazione nazionale dello stesso. Sempre più il ns. debito pubblico è stato sottoscritto dal sistema bancario italiana, riducendo progressivamente sia la quota in mano al pubblico sia la quota collocata all’estero.
Il fenomeno presenta alcuni aspetti positivi, in particolare riduce di molto il rischio di manovre speculativi sui nostri titoli pubblici, ma anche molteplici aspetti negativi. Concentra il rischio del sistema bancario italiano su di un unico soggetto, sottrae risorse al sistema privato e di fatto moltiplica gli aspetti recessivi della crisi in atto. Ma, soprattutto, anstetizza la situazione. La presenza di una forte domanda, truccata dalla liquidità immessa dalla Bce che, almeno nelle intenzioni credo avrebbe dovuto fluire fino al sistema privato, riduce le tensioni sui tassi pubblici e dà l’impressione che i problemi grossi siano superati.
Non è così. Lo spred cala non per il miglioramento dei nostri conti, ma per la grande liquidità dei mercati che riduce i rendimenti di tutti gli attivi. E appena si alzerà un niovo soffio di vento ci troveremo nei pasticci. Non solo crescerà il servizio del debito, ma le banche dovranno fare i conti con le perdite in conto capitale determinate dalla riduzione del valore dei titoli pubblici in portafoglio.
I tempi duri non sono finiti. Anzi

23 nov 2013

Il debito pubblico spiazza quello privato? Ovvero: non è forse vero che regole di Basilea, crescita percentuale sul Pil del debito pubblico, politica monetaria della BCE, crisici economica, sono tutti fenomeni che spingono le banche a preferire luna ricomposizione degli attivi che privilegi il settore pubblico a scapito di quello privato? Lo sostiene l’articolo “Dal debito pubblico al credito alle imprese, lo scaricabarile della Grande Crisi” di Amedeo Panci. La tesi è abbastanza convincente, anche se mi piacerebbe vedere che aspetto avrebbe la figura uno se, invece di riportare i alori assoluti, fosse tradotta in numeri indici.
Al fondo però io rimangono convinto che, comunque, gli effetti della politica monetaria sulla economia reale, quella privata che produce ed investe per il mercato, sia veramente scarsi. E’ vero che nelle decisioni di investimento il costo del finanziamento è una delle variabili, ma non certo la più importante. Se il mercato tira l’imprenditore investe anche con alti tassi di interesse. In una situazione di crisi una politica monetaria espansiva finisce solo per favorire chi ha comunque bisogno si accedere al credito e che, per ragioni istituzionali o personali, può ampiamente garantire il creditore.
Ma di sola politica monetaria si muore, perché, al fondo, finisce per agevolare le speculazioni finanziarie e la creazione di bolle destinate, prima o poi, a scoppiare.

17 ott 2013

La bilancia dei pagamenti non interessa a nessuno. Chissà perché. Io ritengo che sia la chiave di tutti i problemi, visto che sono spaventosamente sbilanciate. Comunque, a fatica con un buon terzo trimestre che sostanzialmente pareggia un secondo negativo,  la nostra riesce a mantenersi in equlibrio. Qualcuno capace di esportare ancora esiste e sostiene la domanda.

21 set 2013

Forse sono sfortunato. Ho dato una rapida, anzi rapidissmo scorso alla nota di aggiornamento al DEF che il governo ha presentato ieri e sono capitato su di una tabella che, come al solito, non riesco a spiegarmi. Sta a pagina 37, sul capitolo riservato alla finanza pubblica e presenta le previsioni dell’andamento della spesa della PA a legislazione vigente: inesorabile la spesa pubblica, in particolare quella per pensioni, continua a crescere. E le tasse non possono che tenere, a fatica, il passo. Le tabelle meriterebbero una maggiore attenzione. Chissà.

14 ago 2013

Verso la svolta? I dati provvisori Eurostat certificano sicuramente un rallentamento della diminuzione del Pil. Che questo voglia dire che siamo sulla strada della ripresa a ma pare illusorio. Troppa carta e troppo debito in giro. Temo un nuovo scoppio delle illusioni finanziarie di cui non riesco a valutare la ripercussioni

15 mag 2013

Se volete vedere il lato buono della medaglia della nostra situazione economica scorrete con maggiore attenzione di quello che ho fatto io questa serie di slides pubblicate dal Mef, che da quel che ho capito rappresentano la strategia di lungo periodo del governo. Le slides, senza testo, lasciano a parer mio, troppo spazio alla interpretazione soggettiva e diventano di difficile interpretazione. Mi pare di capire che si punti sulla riduzione del costo del debito (pp. 5 e 26) ma rimane il problema della bassa produttività (pp. 31 e 32) e il miglioramento della bilancia dei pagamenti è, con ogni probabilità dovuto soprattutto alla contrazione dei consumi interni

8 mag 2013

La notizia ci riguarda solo in parte, e meriterebbe una analisi più attenta, almeno un post, ma sono stanco e non la voglio perdere, e per questo la metto qui. Nel 2012 l’immigrazione in Germania è aumentata del 13% rispetto ad un anno prima. In termini numerici si tratta di oltre un milione di persone che vi sono trasferite in cerca di lavoro. e, per quanto i numeri assoluti siano ancora bassi, èin forte crescita percentuale quella che arriva dai paesi del sud Europa, Grecia, Spagna ed anche Italia,  rispetto a quella tradizionale che arriva dall’est, Polonia e Romania in primis.
E’ forse il primo segno che l’Europa sta diventando un vero mercato unico, dove oltre ai capitali cominica a muoversi anche il lavoro, in cerca delle condizioni lavorative? Un fenomeno che sarebbe da monitorare con attenzione.

04 mar 2013

Ogni tanto trovo il coraggio di pubblicizzare la raffica di cattive notizie che ci riservano i dati mensili che Istat da una parte ed Eurostat dall’altra riversano nei nostri computer. Questa volta guardiamo la faccia europea, anche se non credo proprio che il male comune sia un mezzo gaudio. L’inflazione scende  e la disoccupazione sale. Pur di vendere si sacrificano i margini, ma non c’è domanda e di conseguenza le aziende licenziano. Come si spezza il circolo vizioso?
Ma se vi volete consolare guardate cosa succede fuori dall’euro, da chi ha una banca che può stampare moneta, come tanti vorrebbe facessimo anche noi. Cosa succede in Gran Bretagna: Molto poco di diverso che da noi. E allora?

25 gen 2013

Dati e fatti divaricati: l’economia reale si avvita, la gestione dei debiti pubblici va bene. Come andrà a finire? Si prevede che le banche centrali in settimana annunceranno ancora tentativi di riduzione dei tassi. Ma cosa serve se i tassi sono già bassissimi, pochi chiedono e chi chiede lo fa solo perché è alla canna del gas e le banche non lo filano?

20 gen 2013

Visto che nella nostra campagna elettorale Mario Monti è diventato il colpevole di tutti i nostri mali (un bel record per uno che ha avuto responsabilità di governo per un solo anno) forse può essere utile guardare il suo anno di governo con occhi più liberi dei nostri. L’articolo cui rinvio è in francese, ma ha il pregio della chiarezza e della sintesi. E riconosce che i sondaggi non incoraggiano Monti. Secondo me è il prezzo che sta pagando per essere rimasto a metà del guado. Se si vuole veramente riformare il paese, bisogna avere il coraggio di uscire dai giochi dipotere e di ripetere, con fermezza, coraggio e determinazione, verità che la maggioranza del paese non vuole sentire. A cominciare da quella che proprio Monti illustrò al suo debutto (il debito non è la soluzione dei problemi) ma che non ho più sentito ripetere.
Il debito va ridotto non perché ce lo chiede l’Europa o il sistema finanziario, ma perché è l’origine dei nostri problemi e la palla al piede che ci impedisce di crescere. E’ così difficile da capire e così difficile da spiegare? Io non credo. Ma solo Fermare il declino  lo fa.

10 gen 2013

Continua la pioggia di dati negativi e forse mi sono trovato un nuovo lavoretto ripetivo per queste pagine.
Ieri è stata la volta dei dati su consumi e risparmio delle famiglie e di quelli sul conto trimestrale della pubblica amministrazione. I media si limitano a sciorinare, credo pari pari, le brevi sintesi dell’Istat, e ho l’impressione che poco loro importa di approfondire che cosa effettivamente misurino. Per dare il mio piccolo contributo cercherò di riportare in queste pagine i rinvii alle pagine dell’Istat, dove vi prego di analizzare, anche se sono difficili da capire per un profano come me, le note metodologiche per cercare di capire che cosa effettivamente misurino i dati presentati.
Anche ieri, come l’atro giorno per i dati sulla disoccupazione, l’Istat ha dovuto intervenire con una puntualizzazione per rettificare le solite, demagogiche, letture dei suoi dati. Indice della nostra ben nota allergia a confrontarci con i dati e con la realtà. Meglio continuare a pensare che se i dati non dicono quello che vogliamo è perché sono dati falsi, piuttosto che fare la fatica di capire che cosa effettivamente stia succedendo.

8 gen 2013

Povero Istat, come è difficile fare informazione economica in un paese di ignoranti.
Pubblica i dati mensili sull’occupazione, riferiti al novembre scorso. Sono brutti, come sempre. Certo, rispetto al mese di ottobre la flessione sembra fermarsi, ma i confronti anno su anno sono proprio impietosi. Soprattutto per quanto riguarda i giovani.
E poi subito dopo deve intervenire nuovamente con quelle che definisce “precisazioni sui dati della disoccupazione giovanile” per cercare di far capire che le percentuali di disoccupazione non sono calcolate sul totale della popolazione, ma sul totale degli attivi, occupati e no.
E pensare che nel comunicato avevano cercato di essere precisi: ” Tra i 15-24enni le persone in cerca di lavoro sono 641 mila e rappresentano il 10,6% della popolazione in questa fascia d’età. Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, ovvero l’incidenza dei disoccupati sul totale di quelli occupati o in cerca, è pari al 37,1%, in aumento di 0,7 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 5,0 punti nel confronto tendenziale”. 
Ha certo una maggior impatto mediatico, soprattutto in campagna elettorale, parlare di un giovane su tre disoccupato. E poi si può darne la colpa a Monti. Alla faccia dei numeri e della realtà.
Ancora auguri a tutti, ne abbiamo proprio bisogno.

6 gen 2013

Auguri a tutti, anche se non sarà l’anno buono. Ma che almeno si incominci a camminare

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3 risposte a La situazione economica in Italia – 2013

  1. fabio chiappini incazzatissimo ha detto:

    si, auguri a tutti considerando quello che ha fatto Monti . Ancora peggio e’ la volonta’ di distruggere quello che gli italiani sono stati costretti a subire. Il massimo si raggiunge quando parlano i politicanti ,campioni di patetiche demagogie e convinti di aver a che fare con un popolo di ignoranti. Viviamo in un mondo commerciale ,siamo patetici numeri senza identita’ ma con la testa funzionante a forza di prendere calci in culo dallo stato…chissa’ se rabbia e consapevolezza potranno unire persone comuni e se i calci in culo potranno prenderli i politici..

  2. Lettera Aperta ha detto:

    Io sono convinto che:
    – I politici non pensano oltre la loro poltrona, non hanno una visione d’insieme, neanche la immaginano ne interessa
    – La Germania ha un grosso debito anche se riesce ad avere un PIL ottimo, il suo timore è semplicemente che la zona Euro in futuro farà calare il suo di PIL (dovuto ad una crescita globale), provocando un gigantesco stato di disoccupazione (in Germania). Aumentando la pressione fiscale sulla zona euro non farà altro che assoggettarci ad essa, diventando tutti dipendenti della Germania, che nazionalista com’è, significherà schiavitù e nient’altro.
    – Alcune nazioni stanno mantenendo la moneta, e stampando la loro moneta diventano praticamente chiusi, infatti non potrebbero permettersi niente nelle altre nazioni, questo però provoca un effetto positivo (per il paese), cioè la concorrenzialità (sleale a mio avviso) e un’assoluto nazionalismo nei consumi (ci si può permettere solo il prodotto locale).
    – L’Italia ha bisogno di Lavoro, per creare Lavoro ci vuole Consumo, per Consumo ci vuole acquisto del prodotto Locale, per acquisto del prodotto Locale ci vuole Convenienza, per la Convenienza ci vuole Detassazione del Lavoro .. basta Detassazione assoluta del lavoro. Se continuiamo a comprare prodotto estero (di scarsa qualità per altro) di quei paesi che non rispettano i lavoratori e le norme (es la Polonia), oppure che vendono immondizia (Germania con i suoi Lidel) …
    – Sono un po nazionalista, amo il mio paese, non posso vedere i sacrifici di tante vite della storia Italiana calpestate da alcune nazioni europee e banche capitanate dalla Germania (che si è resa partecipe e fiera di scandalosi crimini in tempo di guerra… giusto per non dimenticare).

  3. boris garbasso ha detto:

    Buongiorno,vi scrivo da molto distante dal cile per essere precisi,nove anni fa vedendo come andavano le cose ma soprattutto confrontandomi con la mentalita italiana ho deciso di emigrare….ora gli anni son passati ed i nodi cominciano a venire al pettine,quello che invece non e’ cambiata e’ la mentalita!ho accolto con felicita l’arrivo di farexfermareildeclino,pensavo che i tempi fossero maturi…mi sbagliavo gli italiani hanno scelto tra i soliti noti ed il solito urlatore di turno,quando arrivera la troika gli italiani per l’ennesima volta troveranno il capo espiatorio dei loro mali,daltronde facendo un paragone calcistico quando usciamo dai mondiali e’ sempre colpa degli arbitri un saluto

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