Pensioni – Notizie e dati

26 mag 2016

Come sempre mi dimentico di aver già messo un pò d’ordine nelle mie idee, con posti dove infilare i riferimenti, sperando che vengano poi utili.
E così infilo qui due notizie sul progressivo invecchiamento, generale e dell’Italia in particolare, con qualche indicazione sulle possibili conseguenze, pesanti per noi. Chissà se li rivedrò.

Il primo è una riflessione della responsabile pensionistica di Allianz, un punto di vista interessante, “Rethinking Retirement Ratios” da cui è tratto questo bel grafico

old age dependency

Poi un articolo, per la verità non lo ho letto, “The countries that will be most impacted by aging population” il cui succo, per quanto ci riguarda, è che da noi sono piuttosto pochi, intorno al 40% quelli che si preoccupano per i problemi dell’invecchiamento e, di conseguenza, del peso delle generazioni anziane sulla società. Ed il dato non stupisce: da noi vige l’equazione “pensionato = povero vecchietto da aiutare”, anche se poi, scavando, scopri che i poveretti sono i giovani.

21 ago 2014

Polemica estiva sulle pensione, con alcuni interventi incredibili sul Corriere, a cominciare dal solito Ostellino (continua a stupirmi come i suoi interventi possano trovare spazio su un giornale che mi ostino a considerare serio) e qualche dato raccolto da Stagnaro e qualche ragionamento come sempre illuminante di Giannino sul suo blog.
Per rapidità, e perché mi piacciono, riporto qui i tre grafici pubblicati da Stagnaro. Parlano da soli, ma parlano, come San Giovanni, nel deserto.

4 dic 2013

Ponderoso rapporto della Corte dei Conti sulla gestione dell’Inps del 2012. Il comunicato stampa, che riporto integralmente, è pesante e richiama l’attenzione praticamente su tutti gli aspetti della nostra politica pensionistica, dal rapporto contributivo/retributivo, alla situazione finanziaria, all’equilibrio economico e finanziario dell’ente, agli aspetti della sua struttura di governance. C’e ne è per tutti e fa sorgere una domanda: quale è il ruolo della Corte dei Conti nel nostro sistema di potere? L’impressione è quello di una Cassandra che parla fuori dal coro, senza alcun peso reale.
La Sezione del controllo sugli Enti, nel referto sulla gestione dell’Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) per l’esercizio 2012, conferma l’esigenza di un costante monitoraggio degli effetti delle riforme del lavoro e della previdenza obbligatoria sulla spesa pensionistica e di una crescente attenzione al profilo dell’adeguatezza delle prestazioni collegate al metodo contributivo e degli eccessivi divari nei trattamenti connessi a quello retributivo, unitamente all’urgenza di rilanciare la previdenza complementare.
Evidenzia nuovamente la necessità di un intervento finalizzato a ridisciplinare l’intero ordinamento e comunque a riequilibrare la governance dell’Istituto – soprattutto nei profili della rappresentanza legale, di indirizzo politico amministrativo e di gestione – oltre che a ridisegnare assetto e attribuzioni dell’organo di controllo interno e della vigilanza ministeriale.
Sottolinea altresì che l’inserita incorporazione di fatto di INPDAP ed ENPALS nell’opera di riorganizzazione in atto dal 2008  ha accentuato l’urgenza di una revisione delle articolazioni della direzione generale – e delle funzioni dirigenziali di livello generale – concentrandole nell’esercizio delle funzioni istituzionali, rimodulando quelle dedicate a compiti strumentali in tutto o in parte sovrapponibili, assicurando le coerenze con il bilancio per missioni e programmi e accelerando la sperimentazione sul territorio del modello di direzione unificata.
Viene inoltre rilevato che specifico esito della incorporazione è stato l’accrescimento degli impegni istituzionali in costanza di un quadro normativo che ha imposto tagli lineari delle dotazioni organiche e di oneri retributivi e previdenziali per il personale, e ridotto le spese complessive dei tre enti, ma ha anche prospettato l’avvio di procedure di uscita con possibili incidenze negative sulla funzionalità complessiva dell’Istituto.
Ribadendo analoghe precedenti osservazioni, la Corte richiama una attenta e responsabile riflessione sulla perdurante criticità dell’invalidità civile, che ha ampiamente confermato l’improrogabilità di un intervento legislativo volto a completare il trasferimento delle competenze dell’intero procedimento in capo all’INPS, nella constatata inefficacia delle scelte procedurali operate e del massiccio ricorso a medici esterni convenzionati, che mette a rischio le capacità di governo del settore da parte dell’Ente.
Nel contesto del marcato aumento delle prestazioni, la ripresa del flusso contributivo – alimentata dalla gestione privata e in particolare dal lavoro autonomo e ancor più dai “parasubordinati” – non riesce a ripianare lo squilibrio tra le ambedue essenziali componenti di quasi tutte le gestioni, non sufficientemente bilanciato da apporti statali quantitativamente e qualitativamente adeguati, con conseguente dilatazione dei saldi negativi e dell’indebitamento, aggravati dal fondo di nuova acquisizione dei dipendenti pubblici, in progressivo e crescente dissesto.
I conti generali registrano pertanto il primo disavanzo finanziario e l’accentuazione del deficit economico – derivanti dai più grandi fondi amministrati, per i quali appaiono indilazionabili misure di risanamento – che si riconnettono anche al ciclo recessivo oltre che alla incorporata gestione pubblica; al contenimento della gravosa perdita economica totale concorre tuttavia il massiccio saldo positivo di esercizio dei “parasubordinati” e quello delle prestazioni temporanee, i cui netti patrimoniali consentono ancora la copertura di quelli negativi delle altre principali gestioni e il mantenimento di un attivo nel bilancio generale, esposto peraltro a rapido azzeramento

13 set 2013

Tutti parlano di pensioni, ma quanti guardano i dati?
Sul sito Istat i dati sulle pensioni si sprecano. E l’impressione è che nessuno l guardi. Dicono tante cose su come va in Italia e su chi ci guadagna e ci perde. Dovrò tornare più sveglio. Questi i dati molto sintetici pubblicati lo scorso agosto.

Una sintesi, piuttosto piatta dal punto di vista della analisi, ma stimolante se ci rifletti sopra un attimo, è il volume “I trattamenti pensionistici” pubblicato dall’Istat nello scorso marzo e riferito ai dati del 2010. Meriterebbe una analisi ad hoc, ma ho il tempo solo per una breve sintesi di ciò che più mi ha colpito. Importante la premessa terminologica, che distingue le pensioni per tipologia e per funzione economica e il concetto di indice di beneficio relativo che è il rapporto tra l’importo medio della pensione ed il reddito medio (pil) per abitante alla stessa data, in soldoni quanto lontana dalla media è la vita di un pensionato.
Mi limito ai prospetti 3.2 “Pensioni e relativo imPorto annuo, complessivo e medio, per ente erogatore” e 3.3 “Indicatori sintetici dei trattamenti pensionistici per ente erogatore“. In sostanza INPS eroga pensioni medie di 9.614 euro e l’INPDAP di 21.292, con le inevitabili ripercussioni sull’indice dibeneficio relativo, pari per le prime al 37,72 e per le seconde al 83,11. Tradotto vuol dire che il dipendente pubblico continua, sostanzialmente, ad avere una volta in pensione lo stesso reddito di prima, cosa che non accade per il privato.
Simpatico anche il prospetto 3.6 “Pensioni e relativo importo annuo, complessivo e medio, per classe di età“: hanno un importo pensionistico superiore alla media i pensionati fra i 55 e i 74 anni, con la punta migliore per quelli fra i 55 e i 64, a mio giudizio certamente non i più bisognosi, ma gli appartenenti alla mia generazione, la più fortunata, come ho più volte sostenuto.
Ultimo, e ancor più significativo, il prospetto 3.7 “Pensioni e relativo importo annuo, complessivo e medio, per classe di importo mensile“: il 2,5% delle pensioni erogate è superiore ai 3.000 euro mensili e pesa per il 12% sul totale della spesa pensionistica. Quasi 3 milioni di pensioni che ci costano altre 30 miliardi all’anno e che assicurano ai percettori un reddito che è, mediamente, cinque volte superiore alla media di quello di tutti i pensionati.
E poi dicono che non c’è niente da tagliare. Certo l’analisi dell’Istat è molto grezza, ed in particolare mancano analisi trasversali dei dati che consentano di meglio analizzare un blocco di spesa pubblica di oltre 250 miliardi all’anno, dove si annidano montagne di ingiustizie. Non dovrebbe essere difficile, avendo a disposizione i dati dell’INPS, avviare una seria e fondata riforma. Ma manca la volontà politica.

19 ago 2013

Sulle pensioni d’oro, la proposta di Ichino e il commento favorevole di De Nicola

13 ott 2012

La “Relazione sul risultato del controllo eseguito sulla gestione finanziaria dell’Istituto di Previdenza per i dipendenti dell’Amministrazione Pubblica (INPDAP) per l’esercizio finanziario 2011” della Corte dei Conti. Numeri per fare chiarezza sulle chiacchiere da bar. Ma tanto nessuno li legge

26 apr 2012

I dati Istat sui trattamenti pensionstici in Italia nel 2010, su cui vorreri tornare a proposito di chi è il vero demagogo in Italia oggi, a proposito di come Mentana, ed immagino i giornali domani, preseentano questi dati. DA SCHIFO.

15 gen 2011

Metto questo rinvio qui, ma forse potrebbe andare bene anche nel tempa della diseguaglianza, in particolare della diseguaglianza fra generazioni.Due ricercatori della Banca d’Italia, Giuseppe Cappelletti e Giovanni Guazzarotti, hanno usato i dati dell’indagine sui bilanci delle famiglie per analizzare le scelte previdenziali degli italiani. I risultati sulla disparità di trattamento tra generazioni sono abbastanza attesi, ma è sempre bene ricordarli. E’ molto interessante. dal mio punto di vista, l’affermazione che il risparmio previdenziale serve “a finanziare il consumo” una volta cessata l’attività lavorativa. Il problema di tutti, quello decisivo, è, come sostengo io, finanziare il consumo. Il lavoro non è che uno strumento. Bisognerebbe rifletterci.

19 nov 09

Molto importante in questo articolo da nelMerito.com “Una “tassa” sulla speranza di vita” e la tabellina sui coeficienti di trasformazione, cioò quei numeri che trasformano il montante pensionistico accumulato nel reddito mensile cui il pensionato ha diritto e la sintetica, ma chiara, spiegazione del perché sono stati elaborati e di come giocano. Ed ancora una volta emerge il peso che scarichiamo sui giovani e la povertà del dibattito politico e giornalistico sul tema.

05 set 09

Analisi ottimistica di Massimo Mucchetti “Sorpresa Inps, il «carrozzone» guadagna” sui conti dell’INPS e sulla loro probabile evoluzionefutura. Quello che l’articolo principale non dice, ma che ben traspare dall’occhiello di contorno, è che questa specie di miracolo è merito di precari ed extracomunitari e che sarà pagato dai giovani di oggi che andranno in pensione con livelli intorno al 50% dell’ultimo stipendio, e non del 70/80% come si accinge a fare la mia generazione.

23 mag 09

Ogni anno la Ragioneria Generale dello Stato pubblica un rapporto su “Le tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e socio-sanitario – Le previsioni della Ragioneria Generale dello Stato aggiornate al aaaa“. Un commento per quello del 2009 appena pubblicato sul Lavoce.info qui.

Questi sono i rapporti degli ultimi tre anni. Attenzione pdf pesanti

28 mag 08

Dopo la scoperta di ieri di quattro pensionati ogni dieci abitanti, comincio a raccogliere anche qualche cosa sulle pensioni, a cominciare da questo articolo sui lavori usuranti, che ha il pregio di riportare cifre, come piace a me

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