Moncenisio, Forte di Montfroid, Forte di la Turra

Fine settimana forse di altri tempi, ed anche parecchio fortunato, visto che domenica, alla faccia delle previsioni, in valle di Susa il tempo era pessimo ed io ho ballato sul confine, godendomi lo splendido sole del versante francese.

Ma andiamo con ordine. Al passo del Moncenisio (attenzione, la pagina in francese è molto più interessante di quella italiana) ero già stato in uno dei tanti giri domenicali e mi era rimasto il ricordo della valle che, solitaria, ampia e solo in leggera ascesa, si allontanava dal lago in direzione del valico del Piccolo Moncenisio. E così, visto che la meta principale del weekend, le Dolomiti, erano sconsigliate dalle previsioni metereologiche, venerdì pomeriggio sono partito sul presto in direzione di Torino con l’idea di girovagare da quelle parti, inentivato anche da questo bellissimo sito dedicato al colle ed alle sue fortificazioni.

Come sempre nessuna idea precisa di dove sarei finito. Gli alberghi sul lago sapevano di vecchio e di brutto e solo all’ultimo uno spiraglio di luce: in fondo al lago, poco prima dell’inizio della discesa verso la Francia, una indicazione a sinistra “Refuge de Petit Mont Cenis con l’indicazione di 6,5 chilometri e la prospettiva di quaranta posti letto, più che sufficienti per non lasciare temere brutte sorprese in questo fine agosto ancora piuttosto feriale.

Ed è così. Il rifugio è stato ricavato, mi pare di ricordare nel 1989, da una malga e la sala da prenzo ha proprio tutto l’aspetto della vecchia stalla. E’ molto carino e pulito, la camerata da 8 è linda e tranquilla, il costo della mezza pensione più che ragionevole. Nonostante le belle cartine che tapezzano il rifugio, non riesco a decidere il da farsi: i giri non mancano, ma alcuni mi sembrano troppo lunghi, altri promettono un ritorno per la stessa strada dell’andata e la cosa a me piace poco. E così rinvio tutto al mattino.

Sabato mattina sul rifugio grava una fitta nebbia e, fidando nella affermazione del gestore che a 2500 metri splende il sole, inganno l’attesa girellando nella piana del rifugio. Una freccia “Fort de Montfroidattira la mia attenzione: è il forte che ho visto sul sito, posso arrivare lì, scendere sul lago del Moncenisio e tornare al rifugio per la strada. Detto e fatto. La strada sale con calma e, complice anche un forte vento, nem presto la nebbia sparisce per lasciare il campo ad uno splendido sole. Unica compagnia le marmotte, fino al Col de Selliers, dove due che danno l’impressione di essersi appena conosciuti, sono impegnati in una serratissima discussione. Dal colle al forte basta poco e poi non si può non allungare fino alla punta del Mont Froid, da cui si domina tutta la vallata. Spettacolo incantevole e nonmanca la targa ricorda dei combattimenti nell’aprile del 1945, su quella punta, fra francesi e tedeschi. Ti guardi intorno e ti domandi a che pro morire in quel posto, a guerra ormai chiusa e poi perché? Che valore poteba avere quella punta asperrima e così stretta che cinque persone non ci sarebbero state? Vai a capire cosa passa nella nostra testa.

Al ritorno, al colle della Selliers giro tranquillo a sinistra, convinto di trovarmi in breve al passo. La strada scende tranquilla costeggiando la valle, lo spettacolo verso la Francia è stupendo e si cammina tranquilli. Appaiono i prati, poi in lontanza i file di una sciovia, poi una curva e … invece di vedere l’azzurro del lago scorgo il verde di lontani pascoli in fondo alla valle. Un lampo e mi rendo conto di essere molto più lontanto di quanto pensassi dal passo. Non ero dove pensavo di essere. Decisione rapidissima: dietro front e a passo di carica di nuovo verso il colle e poi già verso il rifugio, col timore di perdere la cena inderogabilmente fissate per le 7,30. Ci si riesce e rimane il ricordo di una splendida discesa, nell’ora del tramonto, con il sole alle spalle che allunga la tua ombra sul verde dei prati, con le marmotte che corrono a nascondersi, con il lago in fondo,azzurro nelverde perfettametne illuminato dal sole. Certo sarebbe forse meglio che ci stessi più attento.

La cartina sul muro mi conferma l’errore: il forte del sito era il  Fort de La Turra, e non quello di Montfroid. Pazienza, ma a quel punto avevo pronto il giro per domenica. I link ai forti sono tanti, ma questo a La Turra vale il tempo che gli dedichi. Dal rifugio al forte si passa per il passo della Breccia e la salita non è delle più dolci. In più il tempo verso l’Italia è brutto e coperto. Sul momento penso a nebbia e poi un pò di riparo dal sole su quella salita non guasta certo. Sul passo i paletti del confine, ma debbono averli lasciati lì da prima dell’ultima guerra, perché oggi la Francia arriva fino alla diga verso Susa. Hn altro segno di quanto poco oggi contino i confini. Ma soprattutto sul passo si ritrova il sole ed il sereno perfetto, che accompagna lungo tutta la discesa fino al forte, un’intera cima recintata che non vorresti lasciare, visto che sul lago grava ancora lanebbia, che accompagna fino al ritorno al rifugio. Recuperata la macchina, senza fretta, faccio un salto al colle del piccolo Moncenisio, per vedere se Annibale ha lasciato effettivamente le traccie del suo passaggio. Non le trovo, e la discesa verso le Planay è parecchio ripida: sarà veramente venuto su di lì con i suoi elefanti?

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