Champoluch e Saint Jacques

Seguito prevedibile ed inevitabile del giro del mese scorso, con l’esplorazione della parte terminale della valle d’Ayas, ma il tempo non è stato clemente, anche era prevedibile.

Fino oltre Brousson la valle è aperta ed ariosa, ma poi gira a destra verso Champoluc e si stringe ed incupisce. In piazza della chiesa lasciamo la macchina per un giretto a piedi in paese, ma un scroscio violento obbliga prima a rifugiarci in un bar e poi ad una rapida ritirata a mangiare sui gradini della chiesa nuova, una costruzione molto moderna, ma chiusa, con un ampio tetto spiovente che finisce ad appoggiarsi sulla vecchia chiesetta, proprio di fianco alla lapide che ricorda i giovani morti delle due guerre. Spiove e riprendiamo il giro del paese, con la seggiovia che porta ai campi disci del Monte Rosa, ricordo di una domenica di tanti anni fa e con un campo giochi veramente avveniristico: i soliti giochi reinventati in gomma e acciaio in maniera veramente intelligente. Ma io ho sessant’anni e non ne posso approfittare.

Poi di nuovo in macchina verso Saint Jacques, ultima frazione della valle, stretta fra ripide montagne, ma con una infinità di freccie e sentieri che lasciano immaginare panorami da esplorare con più calma e più lena di quella che ci porta a salire per qualche passo sul sentiero per ora congiunto 6,7 e 8, capace di portare fino in Svizzera e sul Monte Rosa.

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