Col de Joux – Brousson

Domenica 23 maggio 2010

Come prevedibile la meta della gita domenicale è stata determinata dalla Smart Box, ma la scelta è stata fortunata. Ha contribuito una splendida giornata primaverile, luminosa e scintillante, col sole, il verde giovane delle piante che mano a mano che sali si stinge e torna verso il marrone dell’inverno e, lontano, sulle cime più alte, tanta neve che brilla sotto il sole. Uno spettacolo che ti fa venire voglia di non tornare.

Usciamo dall’austostrada a Saint Vincent, un errore perchè la logica avrebbe suggerito Verres ma sul cartello non ho visto Champoluc e ho detto a Cristina di tirare diritto. Ma un errore che si è rivelato fortunato, perché il giro, facendo prima il Col de Joux, si è riveltato più azzeccato e meglio assortito. La salita al Col de Joux da  Sain Vincent è lunga, ma allarga progressivamente la vista sulla Valle d’Aosta e sulle sue montagne, in un crescendo veraamente appagante. Stona, ma sai che non se ne può fare a meno, il tracciato sinuoso della autostrada che segna la valle come una ferita.

Al colle, questo un rinvio a metà fra lo storico e l’escursionistico, lasciamo  la macchina al parcheggio e prendiamo il sentiero verso Nord, per poi piegare a sinistra, sul crinale che guarda la valle d’Aosta. Il bosco è fitto e non si riesce ad arrivare ad un punto panoramico che restituisca la visione della valle goduta durante la salita. Ci fermiamo a mangiare e ritorniamo indietro, passando sul lato destro orografico della Val d’Arasch, lungo un sentiero che ripercorre un tracciato vecchio di secoli che alla fine del 300 era servito, con un’opera durata quarant’anni, a portare l’acqua del Monte Rosa, captato a monte di Champoluc, sui prati che dal Col de Joux scendono verso Sain Vincent, rendendo fertile terrani prima aridi.  Un opera interessantissima, il Ru Courtod, peccato che i lavori non siano terminati, anche se il cancello che blocca la strada ad un certo punto sia facilmente superabile, anche se Cristina, come al solito, ha preferito tornare indietro. Una piccola annotazione,: il cartello avvisa che per l’opera sono stati stanziati quasi 700mila euro, ma non riporta date nè di inizio nè di fine lavori: tutto fermo ed altri soldi probabilmente sprecati: in parte spesi e l’opera non serv e a nessuno.

Anche in montagna, nel cuore di una regione autonoma oggi in palmo di mano con il tanto parlare di federalismo, il nostro paese non si smentisce.

Ritorniamo, scendiamo a Brusson, e poi saliamo dall’altra parte, sulla strada che porta al rifugio Arp. Ma è un discorso da riprendere. Irene vuole il PC e non è giornata in cui si possa negare qualche cosa ad un interista reduce da Madrid.

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