Madonna del Soccorso

Cambia l’anno, rimangono i piccoli riti personali.

La giornata è bella e affronto la salita come sto imparando ad affontare la vita nel suo ultimo terzo: con calma e curiosità. Salgo adagio, guardandomi intorno, con tanta voglia di fermarmi lì , in quel piccolo angolo di mondo che tanto mi piace. E così ti immagini proprietario di questo e di quello, valuti l’esposizione, il terreno, la disposizione delle stanze. Sono così di buon umore che offro la polenta alla Cristina e trovo i prezzi ragionevoli. Non so se perché è cambiata la gestione o il mio spirito. Nella trattoria c’è solo un’altra coppia e riesco a prendere il tavolo all’angolo, vicino alla finestra, con un bellissimo raggio di sole che rende meno pesante rinunciare ai pochi momenti all’apero che gennaio ti offre.

Ma esco presto, lasciando i soldi a Cristina, per non perdere la dormitina al sole sul solito prato.

Poi la discesa tranquilla e la caccia alla fontana. Quella a Mezzegra non funziona e così riprendiamo il vecchio giro sul lago, verso il parco intitolato a Teresio Olivelli , limpida figura di cattolico e cittadino la cui biografia, a me fino ad oggi sconosciuta, merita di essere meditata.

Il parco è stato rimesso in ordine, direi molto bene, dal comune di Tremezzo, rispetto alla mia ultima visita: le statue della fontana sono già un poco rovinate rispetto alle foto che potete ammirare qui nel link del parco, ma il baretto ricavato nella vecchia darsena è un piccolo capolavoro, lindo, moderno, con parte del pavimento in vetro che lascia intravedere l’acqua del lago e lo spettacolo impagabile del sole basso che entra dalle piccole finestre da cui scorgi le barche ed in lontanza le montagne sopra Argegno. Un spettacolo che fa ben perdonare i prezzi stratosferici.

E soprattutto il vecchio chiosco è stato liberato, ripulito e, all’interno, sono riporatate la Preghiera del ribelle opera appunto di Teresio Olivelli, e l’epigrafe dedicata a Kesserling da Pietro Calamandrei. Peccato che fosse chiuso e che mi sia sfuggita così la possibilità di riflessione nella calma del parco e del lago. Spero che gli altri siano più fortunati.

Per me, e per chi, come me, trova le porte chiuse, riporto qui i due testi. Leggeteli, ne vale la pena.

Preghiera del ribelle, di Teresio Olivelli

Signore,
che fra gli uomini drizzasti la Tua Croce,
segno di contraddizione,
che predicasti e soffristi la rivolta dello spirito
contro le perfidie e gli interessi dei dominanti,
la sordità inerte della massa,
a noi, oppressi da un giogo numeroso e crudele
che in noi e prima di noi ha calpestato Te,
fonte di libere vite,
dà la forza della ribellione.
Dio che sei Verità e Libertà, facci liberi e intensi:
alita nel nostro proposito, tendi la nostra volontà,
moltiplica le nostre forze,
vestici della Tua armatura.
Noi Ti preghiamo, Signore.
Tu che fosti respinto, vituperato,
tradito, perseguitato, crocefisso,
nell’ora delle tenebre ci sostenti la Tua vittoria:
sii nell’indigenza viatico, nel pericolo sostegno,
conforto nell’amarezza.
Quanto più s’addensa e incupisce l’avversario,
facci limpidi e diritti.
Nella tortura serra le nostre labbra.
Spezzaci, non lasciarci piegare.
Se cadremo fà che il nostro sangue si unisca
al Tuo innocente e a quello dei nostri Morti
a crescere al mondo giustizia e carità.
Tu dicesti:”Io sono la resurrezione e la vita”
rendi nel dolore all’Italia una vita
generosa e severa.
Liberaci dalla tentazione degli affetti:
veglia Tu sulle nostre famiglie.
Sui monti ventosi e nelle catacombe delle città,
dal fondo delle prigioni,
noi Ti preghiamo:
sia in noi la pace che Tu solo sai dare.
Dio della pace e degli eserciti,
Signore che porti la spada e la gioia,
ascolta la preghiera di noi
ribelli per amore

Epigrafe per Albert Kesserling, di Pietro Calamandrei

Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.

Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.

Ma soltanto col silenzio del torturati
più duro d’ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.

Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA

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