San Pietro sopra Berbenno – Biello

La regola è di tirare il filo una volta che ne hai afferrato un capo e così, complice una domenica finalmente veramente bella, si decide di tornare in Valle Imagna. L’obiettivo è l’altro versante rispetto a Roncola, più all’interno, alla scoperta di nuovi panorami.

E così puntiamo su Berbenno, subito sotto al crinale opposto a Roncola. Sopra al paese spunta un campanile solitario e così lasciamo la macchina davanti ad un cappellina chiusa e ci incamminiamo sulla strada, comoda ed asfaltata, seguendo l’indicazione per San Pietro. La salità non è faticosa anche se una panchina tenta Cristina nell’ultimo tratto a grandi scalini, una volta lasciata all’ultima casa la strada asfaltata.

San Pietro è una strana costruzione, a metà fra la chiesa e l’oratorio, forse ospitava anche un piccolo convento. E’ sbarrata, con vistosi cartelli che annunciano improbabili allarmi elettronici e altrettanto vistose sirene di allarme. Come se lassù qualcuno fosse veramente in grado di intervenire nel caso di irruzioni maleintenzionate.

Non c’è nessuno, non fa freddo e così poltriamo per quasi due ore, disturbati solo dal regolare traffico di alianti che cercano di sfruttare le termiche, non so con quanto successo.

Verso le due cerco di forzare il passaggio a Nord, nel bosco, verso un altro campanile che svetta un crinale più in là. Ma il sentierino è ancora troppo pieno di neve per convincere Cristina a percorrerlo per poco più di duecento metri e per evitare attriti, cedo e torniamo con calma alla macchina.

Motorizzati siamo arrivati a Bellio, di cui non sono riuscito a trovare riferimenti sul web, che penso sia al confine fra la Valle Imagna e la Val Taleggio e che è anche lui dominato da una bella chiesa non troppo antica, chiusa, ma con l’aria di attirare parecchi turisti nella bella stagione. Dalla panca addossata al muro dove ci sediamo a riposare ed a godere l’ultimo sole si vede, in fondo alla strada ancora piena di neve, il bel cimitero del paese. Sicuramente un bel posto per riposare finalmente in pace.

E poi il ritorno, con l’indisponente coda sulla bretella fino a Dalmine, una delle tante opere incompiute per ragioni imprescrutabili. Si conferma che in Val Brembana, per ora, in periodi di bel tempo, è meglio non andare.

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