Malosco

Si preannuncia una primavera intensa. Troppe le smart box per i sessant’anni di Cristina.

Si comincia da Malosco, in Val di Non. Il tempo non è bello, ma la giornata e mezza è intensa. La Val di Non ha più l’aspetto di un vasto altopiano che quello di una valle. E’ ampia e soleggiata e sale lentamente, con i fianchi tapezzati da frutteti fino al limitare dei boschi alpini. Spesso e volentieri è attraversata da profondi solchi, con ogni probabilità frutto della erosione dei torrenti in un terreno particolarmente predisposto-
L’albergo, modesto, credo sia un tipico esempio di una imprenditorialità turistica minore capace di soddisfare una domanda tipica del vorrei ma non posso: ha, in brutto, tutto quello che deve avere, a cominciare da una piscina che respinge il tentativo di Cristina di superare le sue strane paure. Comunque deve essere una formula che funzione se, in una week end fuori stagine di brutto tempo, riesca a riempirsi al punto che al momento di pagare si forma file improponibili.

In sintesi le tappe del mini weekend:
il lago smeraldo
con il ritorno nella stretta forra scavata dal fiume dove sono riuscito ad infilare una Cristina come sempre riluttante;
la mostra di Depero, deserta, interessante (l’autoritratto me lo sono portato a casa, ma non so dove metterlo e finirà che lo butto via), con un annoiato custode che spiega a Cristina come Depero sia nato proprio a Malsco nel castello oggi cadente in cui il padre svolgeva il compito di carceriere per l’imperiale regio governo austriaco
la cascata di Tret, vista solo dall’alto un pò per pigrizia, un pò per paura e molto per il tempo che cominciava a fare acqua;
il santuario di San Romedio, un posto incredibile che, visitato in una giornata uggiosa come la nostra, suscita infiniti interrogativi senza risposta sul senso dell’eremitaggio. Comunque sicuramente un posto da non perdere, con quelle cappelle una sopra l’altra su per una scale che più ripida non si può, piena di ex voto. Indimenticabile
i due laghi di Tavon e COredo, mal visti per la  pioggia e l’abbiocco pomeridiano. Ma meriterebbero un giro a piedi, magari arrivando fino al santuario di San Romedio dalla parte opposta;
il castello di Thun, girato solo sui bastioni perché oramai chiuso e poi avrei fatto fatica a pagare per visitarlo. E anche qui ti domandi che cultura, che ricchezza e che vita potevano edificare una simile opera in un simili posto.

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