Già l’altro giorno, analizzando alcuni aspetti della tempesta che si sta abbattendo sui titoli del debito pubblico di alcuni stati europei, sollevavo qualche dubbio sul fatto che i mercati finanziari, o meglio chi vi opera quotidianamente, agisca solo e soltanto sulla base di corrette analisi economiche dei numeri che ha davanti.
E i dubbi sono aumentati quando, sul WSJ, ho visto un bel titolo “Quid Pro Quo: IMF Cash For Europe In Exchange for Iran Oil Ban?“.
L’ipotesi è al limite della fantapolitica, ma verosimile: Grecia, Spagna e Italia sono, nell’ordine, fortemente dipendenti dalle importazioni di greggio iraniano. Ed per questo i tre paesi si sono, fino ad ora, opposti alla richiesta degli Stati Uniti di estendere l’embargo in atto contro l’Iran anche alle importazioni di petrolio.
Ma ultimamente l’embargo è stato rilanciato propro in Europa e l’Italia ha confermato che potrebbe essere favorevole e Spagna e Grecia non si sono opposte.
Sul lato finanziario, fino ad ora gli Stati Uniti avevano sostenuto che l’Europa doveva cavarsela da sola, avendone tutte le risorse, ma, considerato da un lato che l’Europa si è dichiarata disponibile ad aumentare le risorse del FMI, che la BCE ha fatto la sua parte e, appunto, che gli europei potrebbero appoggiare l’embargo sul petrolio fortemente voluto da Washington, potrebbero rivedere le proprie posizioni.
Certo mi è difficile immaginare un tale coordinamento nel mare magnum della finanza mondiale ma sono sempre più convinto che le motivazioni puramente economiche fanno molta fatica a spiegare quello che sta succedendo.

Mostra l’andamento dei debiti in percentuale del PIL negli Stati Uniti per alcuni gruppi di debitori. A parte la quasi perfetto corrispondenza fra diminuzione del debito del settore finanziario ed aumento di quello del governo federale, colpisce l’impressionante aumento dei debiti del settore finanziario a partire dagli anni Ottanta.