La ripresa economica? Una incognita.

10 Luglio 2009

Nè a V nè a U. Ma a X. Dove X sta per la variabile sconosciuta delle equazioni.

Questa è l’ipotesi di Robert Reich sulla evoluzione dell’economia e sulla uscita dalla crisi economica in cui il mondo si dibatte. Difficile dargli torto:  This economy can’t get back on track because the track we were on for years — featuring flat or declining median wages, mounting consumer debt, and widening insecurity, not to mention increasing carbon in the atmosphere — simply cannot be sustained.

A voler essere ottimisti si può pensare che l’avvio di un accenno di economia verde, e il G8 all’Aquila qualche passo in avanti su questa strada sembra averlo intrapresa, qualche luce esiste.

Ma in effetti non si vede da chi possa scaturire la domanda in grado di rilanciare la produzione. Il motore del mondo, l’alta propensione al consumo degli Stati Uniti, è rimasto senza carburante, il debito che ne finanziava gli acquisti. Non si vede come ripartire: gli americani, brutalmente scottati, a livello personale, dai debiti insostenibili sono evidentemente più orientati verso il risparmio. E nel mondo aumentano le perplessità di potere, o volere, continuare a ricevere dollari in cambio dei prodotti a loro forniti; i cinesi risparmiano, non possono, per ragioni politiche, spingere troppo l’acceleratore sui consumi interni, e non sanno più bene come investire i loro surplus; i poveri consumerebbero, ma che cosa e con che soldi? Loro lavorerebbero per procurarseli, ma noi a casa nostra non li vogliamo e a casa loro non li lasciamo lavorare per produrrebbero a costi troppo bassi e rovinerebbero i nostri agricoltori.

I più realisti ed ottimisti, pur riconoscendo che non abbiamo ancora toccato il  fondo, delineano, per gli Stati Uniti, una strategia basata su quattro direttrici:

  1. Investimenti pubblici nella salute
  2. Indipendenza energetica
  3. Educazione pubblica
  4. Innovazione

Chi compera il nostro debito pubblico?

3 Luglio 2009

Da uno dei tanti articoli pessimisti sull’evoluzione del nostro bilancio statale, “La miccia corta del debito estero” una osservazione a cui non avevo mai prestato attenzione: “Non essendo lo stato un’azienda, il default del debito pubblico segue altre logiche. Ad esempio il debito pubblico giapponese è molto superiore, anche in percentuale del prodotto interno lordo, a quello italiano, ma nessuno pensa che sia ipotizzabile l’insolvenza di quello stato; per converso il default dello stato argentino si è verificato quando il rapporto con il debito pubblico era assai inferiore a quello italiano. La differenza più importante tra le due situazioni è la posizione patrimoniale sull’estero dei due stati, fortemente positiva nel caso giapponese, deficitaria in quello sudamericano: mentre il debito pubblico giapponese può essere facilmente assorbito da residenti domestici, quello argentino doveva essere assorbito in misura significativa da investitori esteri.”

Da qui la poco lusinghiera conclusione di una crescente difficoltà di vendita per i titoli del nostro Tesoro, anche se, per quel che mi risulta, l’allarme sul tema era già suonato sul finire dello scorso anno, ma non si è poi concretizzato nei primi sei mesi del 2009.


Il congresso del Partito Democratico

3 Luglio 2009

Il dibattito politico non è al centro dei miei interessi, anche perché faccio una fatica enorme a capire le differenze di sostanza fra una posizione e l’altra in termini di proposte reali, non di schieramento e/o di alleanza.

E la discussione sul congresso del Partito Democratico non sfugge a questa regola: che differenza c’è, nei fatti, non a parole, fra Franceschini e Bersani? Non lo so e spero di capirlo. Questa la ragione di questo post. Vi collego indicazioni che potranno arrivarmi da più parti per capire meglio. Anche perché (sono anch’io un poco esibizionista e il blog ne è un sintomo) sto elaborando la mia idea sulla strada che il paese dovrebbe intraprendere per crescere e non affondare lentamente e penso che la stenderò al fresco delle vacanze, ma mi servono spunti e suggerimenti. E li collego qui

8 luglio 2009

IL “PARTITO DELLE PRIMARIE” E LA POLITICA DEL LAVORO“. Intervento svolto da Pietro Ichino nel corso della manifestazione promossa da Walter Veltroni al Centro Congressi Capranica, il 2 luglio 2009 da Pietro Ichino. Interessante l’equiparazione fra politica del lavoro e primarie. Un modo per dare voce a chi voce non ha. Come voce non hanno i co-co-co, i finti autonomi ecc.

3 luglio 2009

Dal blog di Pietro Ichino, uno dei pochi politici seri (ed in realtà politico non è), ho ricavato e reimpaginato quelle che una volta sarebbero state definite le tesi predisposte da Enrico Morando, senatore del PD. Ha buoni spunti, in particolare l’immaginifica idea della alleanza fra merito e bisogni, ricca di suggestioni, ma  definisce madre di tutte le battaglie riformiste l’ampliamento e la riforma del mercato del lavoro, che è certamente importante, ma non parla di spesa e debito pubblico, e lascia del tutto da parte i problemi del consumo e della concorrenza. Aiuta un po a capire le differenze fra Franceschini e Bersani quando parla di partito a vocazione maggioritaria  e di partito aperto, anche se non entra nei contenuti degli altri.


La crisi economica, i nuovi consumi ed il ruolo del mercato

2 Luglio 2009

Come diceva Marx, la talpa scava.

Per la verità scava in direzione opposta a quella da lui immaginata, ma non si ferma. La crisi, che sembra paralizzare i governi incapaci come il nostro, forza e sprona gli stati e le aziende più dinamiche a risposte creative. Il mercato impone alle aziende azioni che non solo le ripagano nell’immediato, ma le aiutano a consolidare il rapporto con i propri clienti nel lungo periodo. Ed al contempo migliorano il mondo in cui viviamo.

Negli Usa Obama è riuscito a far passare la normativa per il controllo delle emissioni di gas serra, capovolgendo la politica di Bush, e rilanciando nuovi consumi che aiuteranno il paese ad uscire dalla crisi.

A Venezia GP Fabris ha coordinato un workshop Aspen “Nuovi consumi, nuovi stili di vita” dedicato appunto a come le azienda più attente alle richieste del mercato spingano fortemente sul cambiamento della propria immagine e tendano ad una crescente attenzione delle esigenze ambientali.

Ed un esempio banale, ma che a me sta molto a cuore perchè le bottiglie di acqua minerale in casa tocca spostarle a me, di come una maggiore cultura del consumatore, coniugata ad una analisi attenta di tutte le componenti di costo della azienda, sconsigli il consumo dell’acqua minerale in bottiglia, viene da questo breve articolo su costi e ricavi del commercio dell’acqua, che in Italia va per la maggiore.


Il valore della vita e della salute, nostra e degli altri

30 Giugno 2009

Quanto è giusto, lecito, etico, corretto, e chi più ne ha più ne metta, spendere, come privato e come pubblico, per guadagnare qualche istante di vita?

Solo per tenere traccia che uno dei miei blog preferiti che si occupa di economia si sofferma, dal suo punto di vista, anche su questo tema: “The Cost of Life” .

E non dimentichiamoci di chi vivrebbe molto meglio anche solo con un dollaro, oggi meno di un euro, al giorno.

L’articolo richiamato è sufficientemente corto da permettere un copia incolla. Da meditare

How much is life worth? The $440 billion question

The decision to use expensive cancer therapies that typically produce only a relatively short extension of survival is a serious ethical dilemma in the U.S. that needs to be addressed by the oncology community, according to a commentary published online June 29 in the Journal of the National Cancer Institute.Tito Fojo, M.D., Ph.D., of the Medical Oncology Branch, Center of Cancer Research at the National Cancer Institute, in Bethesda, Md., and Christine Grady, Ph.D., of the Department of Bioethics, the Clinical Center at the National Institutes of Health, tackle the controversy concerning the life-extending benefits of certain cancer drugs and the extent to which their cost should factor in deliberations. The authors illustrate cost-benefit relationships for several cancer drugs, including cetuximab for treatment of non-small cell lung cancer, touted as “practice changing” and new standards of care by professional societies, including the American Society of Clinical Oncology.
They ask, “Is an additional 1.7 months [the additional overall survival for colorectal cancer patients treated with cetuximab] a benefit regardless of costs and side effects?”
According to Fojo and Grady, in the U.S., 18 weeks of cetuximab treatment for non-small cell lung cancer, which was found to extend life by 1.2 months, costs an average of $80,000, which translates into an expenditure of $800,000 to prolong the life of one patient by 1 year. At this rate, it would cost $440 billion annually, an amount 100 times NCI’s budget, to extend the lives of 550,000 Americans who die of cancer annually by 1 year.
To address the issue, the commentators recommend that studies powered to detect a survival advantage of two months or less should test only interventions that can be marketed at a cost of less than $20,000 for a course of treatment.
Every life is of infinite value, the authors say, but spiraling costs of cancer care makes this dilemma inescapable.
“The current situation cannot continue. We cannot ignore the cumulative costs of the tests and treatments we recommend and prescribe. As the agents of change, professional societies, including their academic and practicing oncologist members, must lead the way,” the authors write. “The time to start is now.”


Abbiamo bisogno di nuove regole o di più concorrenza?

30 Giugno 2009

Non riesco a tenere dietro a tutte le novità sulla proposta di riforma del sistema finanziario in atto negli Stati Uniti.

Questa, “What Would Obama’s Planned Consumer Financial Protection Agency Do?“, è una breve traccia dei contenuti della proposta di legge presentata da Obama al Congresso per la istituaione della nuova agenzia federale di protezione del consumatore finanziario.

Ma è la strada giusta? Non sarebbe mglio incentivare la concorrenza, e dividere nuovamente banche commerciali e banche d’affari e ridurne le dimsnioni? E nello stesso tempo aumentare la capacità di conoscenza dei prodotti finanziari?


Il bilancio dello stato italiano per il 2008: il giudizio della Corte dei Conti

29 Giugno 2009

Il 25 giugno us la Corte dei Conti ha presentato la propria decisione nel giudizio sul Rendiconto generale dello Stato per l’esercizio finanziario 2008. E’ l’atto formale con cui la magistratura contabile, organo costituzionale di controllo sull’operato del governo e degli enti pubblici di poca rilevanza mediatica ma di estrema importanza sostanziale.

Questo è il rinvio sul sito della Corte alla sintesi sostanziazle degli interventi. A lato vi sono i rinvii ai testi completi degli interventi dei relatori, orali e scritti, ed il rinvio al tresto completo del rendiconto.

Sono intervenuti il presidente Lazzaro che. nella sua breve introduzione ha, con forza, rivendicato l’indipendenza della Corte dal potere esecutivo rimproverando al governo che ”l’indipendenza che deve comprendere anche l’indipendenza finanziaria: così come è esplicitamente richiesto dall’ordinamento internazionale a cui l’Italia aderisce ma a cui non ha, sul punto, finora ottemperato.” Ha avuto invece accenni d plauso alla recente legge 15/2009: “La novella della legge n. 15 del 2009, garantendo maggiore efficacia al controllo della Corte si muove chiaramente verso un obiettivo di maggiore utilità complessiva del controllo stesso: utilità per i cittadini, che vedono accresciute le garanzie di sana e corretta gestione della spesa pubblica; utilità per il Parlamento che può disporre di uno strumento in più per il suo controllo politico sul Governo; utilità per il Ministro competente che può disporre di un ulteriore e tempestivo strumento per il governo della spesa e per la migliore allocazione delle risorse.   ..  e che, alle condizioni e con le procedure da essa previste, per gestioni finanziarie che si rivelino, in corso d’opera, come possibili fonti di sprechi e di inefficienze dà alla Corte la possibilità di far sì che il competente Ministro possa sospendere la prosecuzione della gestione ed anche destinare i fondi ad altro scopo”

Più specifici e concreti gli altri interventi, anch’essi piuttosto critici in merito alla sostanza del bilancio ed, in particolare, alla sua rigidità. Tutti interventi e documenti da esaminare con una calma ed un tempo che non ho.


I paradossi della crisi finanziaria: i capitalisti a lezione dai marxisti?

29 Giugno 2009

La mia attenzione per i problemi del sistema finanziario mondiale è alta, ma episodica: il tempo è quello che è e le informazioni che Internet ti mette a disposizione sono praticamente infinite. Molto spesso per me arrivare su certi temi è un caso, o un colpo di fortuna.

Ma questo articolo sul FT di oggi “Basic rules helped China sidestep bank crisis” è un vero colpo di fortuna: è il segno dei paradossi del mondo moderno: l’erede di Mao, il rappresentante del più grande stato comunista, a parole, del mondo, fa la predica al sistema capitalismo, gli rimprovera gli errori e si dice pronto a partecipare alle iniziative per riformarlo ed assicuragli un luminoso futuro.

E sono passati solo quarant’anni da quando scendevamo in piazza e inneggiavamo, fra l’ironico, il goliardico ed il serio a “Mao, Lin Piao ed Ho Ci Min” i nostri “tre piccoli porcellin“.

Lasciamo andare la nostalgia della giovinezza e le battute: debbo dire che la rapida analisi che Liu Mingkang, presidente della China Banking Regulatory Commission, fa delle cause della crisi finanziaria mi trova perfettamente d’accordo.

Cinque le cause:

  1. la separazion fra i mercati dei capitali ed il settore bancario è stata erosa da innovazione finanziarie avventurose
  2. la vigilanza ha dimenticato la prudenza
  3. le istituzioni finanziarie hanno abusato della leva finanziaria e si sono comportate in maniere non trasparente
  4. gli incentivi per i dirigenti erano tutti orientati sui risultati di breve periodo e non sulle conseguenze a lungo termine
  5. il salvataggio, come è stato realizzato, ha messo il carro davanti ai buoi, immettendo capitali e liquidità prima di bonificare i bilanci.

Tocca proprio agli ultimi marxisti del mondo salvare il capitalismo dai propri errori?

 

Much has been written about what triggered the global financial crisis, but in my view it can be attributed to five factors. First of all, the firewall between capital and banking markets was eroded by unsound financial innovations. Second, macro-prudential regulation was neglected. Third, financial institutions had too much leverage and were too opaque. Fourth, incentives for staff at financial institutions were driven by short-term gains, rather than long-term benefits. Fifth, the bail-out put the cart before the horse by pumping in capital and liquidity before cleaning up balance sheets.


Separazione delle carriere e conflitto di interessi

28 Giugno 2009

L’una è un cavallo di battaglia di Berlusconi, la seconda dei suoi oppositori.

Ma la raggelante notizia, data quasi in sordina ma con autorevolezza dal Corriere della Sera di oggi, dimostra che in realtà Berlusconi dei grandi temi civili e sociali non se ne cura e li usa solamente in modo strumentale: a lui, come sempre, interessano i suoi problemi ed i suoi interessi personali.

Per difenderli, perso l’appoggio di Craxi, è sceso in politica, non per salvarci dai comunisti, e delle regole che dovrebbero aiutarci a gestire la nostra società civile, se ne frega. E con lui se ne fregano non solo i suoi collaboratori, ma, a quanto pare, anche chi di tali regole dovrebbe essere il nmassimo custode.

La notizia è in un fondo di Bianconi, nella pagina dei commenti: nei giorni scorsi si è svolta una “conviviale” cena fra Berlusconi, il ministro della giustizia, Alfano, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Letta, i presidenti delle commissioni giustizia di Camera e Senato e ddi due, non identificati ma certamente noti al giornalista, giudici della Corte Costituzionale.

Facile immaginare il tema della conversazione fra tanti personaggi altolocati: la prossima decisione della Corte sul cosidetto lodo Alfano, la prima legge della legislatura, quella fortemente voluta da Berlusconi per metterlo al riparo, almeno fino a quando è presidente del consiglio, dalle conseguneze dei suoi disinvolti comportamenti passati che lo hanno portato a dover risponderne davanti alla magistratura.

Allibisce che due giudici si siano seduti a quel tavolo: Ma pazienza: nell’Italia oscura dell’era Berlusconi, stupirsi perché non solo le regole, ma anche le forme vengano stracciate, è da ingenui.


L’evasione fiscale in Italia

25 Giugno 2009

Avrei bisogno che qualcuno più esperto di me potesse commentare ed eventualmente confutare il ragionamento che da tempo il sito nens.it (Bersani e Visco per chi non lo conoscesse) porta avanti per sostenere che l’avvento del governo Berlusconi ha rilanciato alla grande l’evasione fiscale a cui i due anni di governo Prodi avevano messo un poco la mordacchia.

Incollo qui sotto un grafico tratto dal 6′ rapporto Nens, appena pubblicato con il titolo Andamenti e prospettive della finanza pubblica“.

 

E’ un grafico significativo?

Se ne può trarre la conclusione che, con Berlusconi al governo, dal 2000 al 2005 e poi dal 2007 ad oggi, si incassa percentualmente meno Iva in relazione al reddito prodotto? E questo vuol dire che l’evasione fiscale aumenta?

E poi: è credibile un mutamento così marcato dei comportamenti dei contribuenti per il semplice fatto del cambio di governo e della modifica di alcune norme, che per la verità a me paiono abbastanza marginali, della normativa fiscale?

Grazie se qualcuno mi aiuta a capire.