Spesa pubblica e debiti pregressi
Solo per non perdere questa annotazione tratta da un articolo di Vincenzo Visco per il Sole24Ore di oggi.
“in un bilancio in cui 20 punti del PIL di spesa pubblica dipendono da debiti assunti in passato (interessi passivi e pensioni) i margini di manovra sono molto più ristretti di quanti molti ritengono“
Non avevo mai vissuto le pensioni come debito assunto nel passato, ma è perfettamente corretto equipararle a debito. Ed aumenta il peso della ingiustizia generazionale di cui la nostra generazione si è assunta la responsabilità e di cui nessuno sembra accorgersi o sembra voglia farsene carico.
Spesa pubblica e funzionamento della nostra pubblica amministrazione
La Corte dei Conti è probabilmente l’organo statale meno conosciuto e meno considerato, anche se pure lei ha avuto l’onore di non sfuggire, come tutte le magistrature indipendenti, ai tentativi di controllo da parte dell’esecutivo di Silvio Berlusconi.
Ma la sua newsletter, per quanto molto tecnica ed ostica per un profano, è una miniera inesauribile per ossevare da vicino il mal funzionamento della nostra pubblica amministrazione.
Un piccolo esempio da quella arrivata oggi. La Corte presenta i risultati di una indagine sullo stato di attuazione degli interventi finalizzati al recupero delle risorse idriche in agricoltura facenti parte del Piano operativo predisposto dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali.
Questo la breve sintesi ricavata dalla newsletter “Per quanto riguarda l’esecuzione delle opere del Centro Nord, su 45 opere finanziate a tutt’oggi ne risultano poste in esercizio 24, 7 ultimate ma non collaudate, 13 in corso d’opera e 1 in corso d’istruttoria … Per quanto riguarda le opere del Mezzogiorno affidate alla competenza commissariale ex Agensud vanno distinte quelle rientranti nel Piano di utilizzo da quelle rientranti nel Piano irriguo nazionale. Nel primo caso, dei 21 decreti di concessione emessi sui 22 interventi programmati, alla data del giugno 2009, ne risulta ultimato e collaudato uno soltanto, due risultano ultimati ma non collaudati, per gli altri nove le opere sono ancora in corso, mentre i restanti interventi sono ancora in fase istruttoria.”
Il testo del rapporto, recuperabile qui, consta di 74 pagine e mi limito a riportare brevi estratti dalle conclusioni: ” relativamente all’esecuzione delle opere comprese nelle aree del Centro-Nord, di pertinenza del MIPAAF … gli interventi effettivamente realizzati sono risultati poco più della metà; inoltre, dei quattro interventi urgenti che hanno richiesto l’impegno di spesa pari a circa euro 127,000, nessuna opera, al momento, è risultata conclusa. …. La situazione risulta aggravata per gli interventi irrigui nel Mezzogiorno, affidati alla competenza commissariale ex Agensud, sia per quanto riguarda le opere riferite al Piano di utilizzo, di cui alle delibere n. 133/02 modificata dalla delibera n. 78/04 (in cui, su 22 interventi programmati, alla data del giugno 2009 ne risulta solo uno ultimato e collaudato e n. 2 ultimati, ma non collaudati), sia soprattutto per quelle afferenti al Piano irriguo nazionale, di cui alla delibera n. 74/05, dove nessuna opera ancora risulta realizzata.”
La Corte constata inoltre di aver già precedentemente rilevato (nel 2004 !!!) una lentezza operativa che “non sembra, ad oggi, aver subito una sostanziale inversione di tendenza. Infatti, a circa 9 anni dall’emanazione della prima legge di finanziamento (L. n. 388/00), solo una parte degli interventi programmati è stata realizzata.“
Sarà un episodio marginale e di poco conto ma vuol dire:
- che i problemi per i quali i soldi furono stanziati, non sono stati risolti e che quindi gli agricoltori sono ancora senza acqua
- che la spesa pubblica nn è riuscita a mettre in moto alcun meccanismo di moltiplicazione dello sviluppo economico, alla faccia di Keynes e delle illusioni di chi pensa che la spesa pubblica possa rilanciare l’economia.
E’ chiaro che se la macchina funziona male, guidarla diventa difficile. Se poi il guidatore, come nel caso di Berlusconi, non ha la minima idea di stare guidando o di dover guidare una macchina, non andare a sbattere è un miracolo quotidiano.
Tante domande a Berlusconi
Queste domande a Berlusconi, recuperate in ritardo ma, come si diceva una volta, non è mai troppo tardi, mi sembrano più ragionevoli, e le eventuali risposte molto più interessanti, di quelle famose di Repubblica, le prime dieci e le seconde dieci.
Ma tant’è: Berlusconi non risponderà nè a queste né a quelle.
Lui fa i suoi interessi, non i nostri, ed in questa logica si capisce benissimo perché non risponde: cosa ci guadagna a rispondere? Nulla.
Ed infatti non risponde.
Il debito pubblico: quanta confusione
L’uscita di Berlusconi sull’Irap ha scatenato un putiferio di reazioni e, soprattutto, ha portato alla ribalta lo scontro sotterraneo in corso nel Pdl fra Tremonti ed i suoi avversari. Tante le chiacchiere inutili e le ovvietà
E la cosa buffa è che l’analisi pià interessante su cosa fare visto lo stato penoso del nostro bilancio comune era già uscita un mese fa. L’ho scoperta anch’io solo in questi giorni, e proprio per questo non voglio lasciarmela sfuggire.
E’ opera del centro studi Economia Reale, che ha un sito bruttissimo di difficile utilizzo e che fa capo a Mario Baldassarri, economista di provenienza AN ed attualmente presidente della Commissione Finanze del Senato.
Si tratta di un vero e proprio manifesto di politica economica alternativo alla strategia di Tremonti e che trovate qui.
Dopo l’ICI, l’IRAP? sbagliare va bene, ma perseverare …
E così Berlusconi si appresta a cancellare, dopo la tassa più odiata dagli italiani, quella più odiosa?
Chissà quali sono le tasse amate.
E siccome secondo me non esistono, forse conviene ragionare quando si tratta di politica fiscale e non agire di pancia, cuore, o di qualche altro organo.
La crisi viene da insufficienza della domanda e non penso proprio che ridurre i costi delle imprese sia la ricetta giusta. A meno che non si speri che sia la domanda estera a rilanciare la nostra economia.
Molto meglio sarebbe restituire, o meglio lasciare, i soldi nelle tasche dei consumatori, riducendo l’Irpef.
Senza dimenticare che, per un governo che dichiara che il federalismo fiscale è il suo obiettivo strategico, continuare a ridurre le entrate istituzionalmente riservate agli enti locali, salvaguardando quelle centralizzate, non mi sembra la cosa più logica.
Ma esiste una logica in quello che fa Berlusconi? Secondo me solo quando tutela i propri interessi.
Comunque, fuor di polemica, se qualcuno vuole approfondire il dibattito su Irap sì e Irap no, ho collegato qui alcuni articoli sul tema.
Perché sono andato a votare
Faccio fatica a districarmi fra le correnti ed i litigi del Partito Democratico e molto spesso non riesco a trovarmi d’accordo con le proposte politiche che, a fatica, riescono a partorire. Non vivo la classe politica di sinistra molto diversa o molto migliore di quella di destra. Ma almeno ogni tanto si degnano di chiedere il nostro parere. E non credo siano tanti nel mondo.
Ma sono andato a votare, e sono contento che la mia sia stata una scelta condivisa da tanti altri miei concittadini. Immagino che come me siano grati a coloro che ci permettono di dire la nostra, di farci vivere concretamente la nostra democrazia.
E’ una bella giornata. Se la nostra classe politica avesse più coraggio e chiedesse più spesso il nostro parere, le cose migliorerebbero.
Senza parole e senza fiato
Il caso Marrazzo
Cosa può interessarmi dei gusti sessuali di un governatore di una regione? Proprio niente. Sono problemi suoi ed al massimo di sua moglie, povera donna.
Ma che il governatore di una regione, di fronte ad un ricatto, squallido ed infamante quanto si voglia, non senta il dovere morale di andare dritto dritto dai carabinieri a denunciare il fatto ed invece preferisca tentare di far finta di niente e continuare a governare come se niente fosse, mi interessa molto.
Forse troppo.
E’ solo un altro, squallido, segno della tempra morale della nostra classe dirigente.
Pur di rimanere seduti nulla importa del modo o dei motivi per cui si resta seduti. Anche i bambini sanno che se si cede una volta, ci si trova in balia dei ricattatori. E farsi ricattare facendo i governatori del Lazio si rischia di rimetterci non solo i propri soldi, dei quali tutto sommato potrebbe anche interessarmi poco, ma anche le decisioni politiche, di cui invece molto mi preme.
E meno male che, da quanto leggo adesso, dopo aver strillato anche lui che era tutto un complotto (Berlusconi fa scuola) Marrazzo pare aver imboccato la strada delle dimissioni.
Forse a questo punto è Berlusconi a dover imparare.
Un soprassalto di dignità e serietà che non riesce comunque a restituirmi parole e fiato: in che mani siamo!!!
Gli interessi degli italiani e quelli di Berlusconi
Il misterioso viaggio in Russia di Berlusconi, che i suoi si ostinano a definire strettamente privato come se una primo ministro non avesse comunque il preciso dovere di informare il suo paese, o almeno il suo governo, su atti che, volenti o nolenti hanno ripercussioni pubblici, a parte di confermare quanto ho già sottolineato (dimmi con chi vai e ti dirò chi sei) rafforza ulteriormente un’altra mia idea:
Berlusconi fa i suoi interessi, apertamente e pubblicamente.
E cerca di convincere l’opinione pubblica italiana che si tratti di interessi condivisi.
Ho molto apprezzato una battuta che ho letto in questi giorni, per Internet non ricordo dove e l’autore mi scuserà se non lo cito: il conflitto di interessi è un problema oramai superato per l’Italia. Esistono solo gli interessi di Berlusconi.
Soprattutto dopo la sentenza della Corte Costituzionale sul lodo Alfano è diventato evidente che la libertà che Berlusconi vuole tutelare, qed a cui ha intitolato il suo partito, sia la sua libertà, e non la nostra. Sfido, e mi ripeto, chiunque a trovare un elettore italiano che sia convinto che una eventuale ascesa al governo della sinistra, metta a rischio la sua libertà, come se Baffone fosse ancora in agguato alle spalle di Trieste.
Ed invece il programma di azione che Berlusconi si prefigge è, adesso, quello di una riforma costituzionale che modifiche profondamente l’assetto del nostro siswtema giudiziario. Tradotto in soldoni vuole dire che per più di due anni, fra le due approvazioni delle due camere necessarie per l’approvazione di una loegge di riforma costituzionale, e forse più vista la quasi certezza di un successive referendum abrogativo che certamente qualcuno si preoccuperà di richiedere, il nostro sistema politico si avviterà su di una riforma la cui unica origine sono i guai giudiziari di una persona.
E i problemi degli altri? E soprattutto il futuro dei nostri figli su cui tranquilli tranquilli scarichiamo giorno dopo giorno montagne di debito pubblico? Ma forse a loro ci penserà Tremonti, visto che sarà certamente in grado di trovare il modo di assicurare loro quel posto fisso che è la migliore garanzia di una vita tranquilla e serena.
Beato chi crede ancora alle favole.
Ma questo paese non si sveglierà mai?
Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei
E pensare che all’inizio l’intervista che Sacconi ha rilasciato al Corriere sabato scorso mi aveva trovato quasi d’accordo.
Forse perché mi piacciono gli scenari ampi, anche se a ripensarci spesso ti accorgi che si tratta molto spesso di paroloni che riempiono un reale vuoto di idee. Ma mi era piaciuta quella “prevalenza dell’ asse transpacifico sull’ asse transatlantico” anche se poi ero subito inciampato sul “rattrappimento baltico della sua capacità di crescita“. Anche adesso non riesco bene a capire che cosa voglia dire.
Ma poi mi sono subito cascate le braccia, con quell’elogio delle intuizioni di Berlusconi, sull’asse di una espansione europea nell’area mediterranea con l’indicazione delle colonne portanti di tali intuizioni: Putin, Erdogan, Gheddafi.
E, più sotto, il rituale richiamo del complotto “Bisogna invece rafforzare la leadership democratica dell’ Italia, per consentirle di concorrere a guidare il riposizionamento geoeconomico dell’ Europa, in un quadro di sicura lealtà atlantica. Invece si tenta ogni giorno di delegittimarla a costo di sostenere interessi antinazionali. … Constato che l’ esasperato conflitto politico interno usa e favorisce anche l’ interesse esterno concorrente. L’ interesse di molta stampa internazionale è quantomeno sospetto“.
Quindi, se non capisco male e se non sono troppo prevenuto, meglio i nuovi amici dell’area mediterranea, tutti e tre personaggi di sicura fede democratica, che quei subdoli complottatori della stampa internazionale, segnatamente inglese ed americana.
E’ proprio vero che i proverbi rappresentano la saggezza popolare.
Deve perire una nazione per salvare un uomo?
I ricordi dei tempi di scuola sono oramai labili. Ma ai miei tempi si additavano ad esempio da imitare persone che avevano sacrificato se stessi, o persone a loro care, o i loro beni, per il bene della collettività, del gruppo, della nazione, della patria.
Ai ricordi di tanti anni fa si è affiancata l’immagine di Silvio Berlusconi che fuori dalla grazie di Dio sbraitava in televisione “meno male che Silvio c’è”. E mi sono domandato: e se non ci fosse?
Tutta una nazione, oramai da anni, si sta dilaniando sugli interessi di un unico uomo.
I suoi interessi economici, i suoi interessi privati, i suoi interessi giudiziari.
Leggi fatta in pratica solo per lui; tempo, soldi, intelligenza, rabbia, da una parte e dall’altra, impiegati e sprecati solo per discutere dei suoi interessi.
Il lodo Alfano, le roventi polemiche suscitate, le conseguenze sconosciute ma minacciose della sua bocciatura da parte della Consulta non ne sono che l’ultimo e più eclatante esempio.
Quanti presidenti del Consiglio abbiamo avuto in più di sessant’anni di vita repubblicana? E come mai solo ora la classe politica ha sentito l’esigenza di una simile legge? E’ nell’interesse del paese una simile legge? Soprattutto sono nell’interesse del paese le roventi e dirompenti polemiche che lo hanno accompagnato
Certo, a sentire Berlusconi, se non ci fosse lui la sinistra dilagherebbe.
Ma è così sicuro che la destra italiana non saprebbe ugualmente esprimere un leader in grado di ottenere il consenso della maggioranza degli italiani?
E poi, anche se così fosse, veramente i suoi elettori riescono a vedere dietro alla faccia da ragazzino di Franceschini o al sorriso pacioso di Bersani, i baffi di Stalin e le fosse di Katlin o le foibe slovene? Nei quindici anni dell’era Berlusconi abbiamo avuto, se non sbaglio, sette anni di governo del centro-sinistra e non mi sembra che la nostra libertà ne abbia risentito. Anzi, da quel che si legge, sembra Berlusconi, e sempre per i suoi interessi privati di non far pubblicare conversazioni a luci rosse sui suoi comportamenti privati, a voler porre limiti alla libertà di stampa e di cronaca.
Non voglio fare polemiche.
Voglio solo, pacatamente, chiedere a chi vota per Berlusconi: ma veramente i suoi risultati di governo sono tali da giustificare tutto questo? E’ veramente così bravo, ha veramente in mano le chiavi capaci di assicurare ai nostri figli un futuro migliore? E’ questa la ragione per cui si è candidato?
I dati, anche quei pochi che riesco a trovare, non sembrano accreditare Berlusconi di grosse qualità come capo del governo. Gli ultimi, li ho scoperti la settimana scorsa, ci dicono che i nostri figli hanno una alta probabilità di vivere meno ricchi di sloveni e greci.
E’ questo il luminoso futuro verso cui ci sta guidando Berlusconi? Ma a noi cosa interessa se lui ha o non ha problemi sessuali? A noi cosa interessa se ha o non ha corrotto i giudici? A noi cosa interessa se ha o non ha violato leggi fiscali e tributarie? Sono problemi suoi, non nostri.
Noi abbiamo bisogno di un capo del governo capace di darci una visione del futuro, di indicarci una strada per uscire da anni di inerzia e lassismo.
Siamo noi che dobbiamo dire al capo del governo quali sono gli interessi che deve tutelare e coltivare, non rimanere succubi e proni ad accettare che siano gli interessi privati, neppure tanto limpidi, a dettare l’agendadi governo.
Certo, voi elettori di Berlusconi avete il diritto di chiedere che lui sia lasciato libero a governare, diritto che nessuno gli contesta, all’interno delle leggi che nel nostro paese regolano l’esercizio del potere (e fra queste regole vi è anche quella che la Corte Costituzionale ha il diritto/dovere di verificare la corrispondenza delle leggi alle regole prime e che le sue decisioni vanno rispettate).
Ma siete sicuri che lui governi nei vostri interessi? Cosa direte fra quindici o vent’anni ai vostri figli o nipoti che vi chiederanno: “come mai avete sostenuto un capo del governo che ci ha reso più poveri di greci e sloveni? Una volta l’Italia non era così in basso nelle classifiche mondiali!”
Pensate di potervela cavare rispondendo: “E sì, purtroppo è vero. Ma Berlusconi ci ha salvato da Stalin”
Per favore, dite a Berlusconi che vada a godersi i suoi soldi nelle sue ville ai Caraibi e ci lasci nelle mani di qualcuno meno preoccupato delle nostre libertà e di più del nostro futuro e di quello dei nostri figli.