La democrazia oggi

Solitamente mi trovo molto d’accordo con Michele Salvati.
Ma non è il caso del suo articolo sulla Lettura di oggi. Se è vero che le ragioni di fondo della crisi della democrazia oggi “riguardano sia la partecipazione al processo democratico — l’input della democrazia, per così dire — sia i risultati, la qualità dei governi, l’output.” non vi ho trovato una analisi delle cause di questa crisi.
Il problema è la crescente difficoltà di riuscire ad aggregare una domanda politica che, nella società moderna, quella della globalizzazione, della esplosione della comunicazione e del rapido diminuire dei tempi di comunicazione e di collegamento, diventa sempre più frazionata e parcellizzata.
Non per niente, se ci fate caso, nessuno non solo tenta, ma neppure accenna, ad una analisi di classe della società contemporanea.
La lettura classica, destra/sinistra, classe operaia/borghesia, che ha accompagnato il novecento e che ha informato la giovinezza di chi come me ne ha attraversato solo la seconda metà, non regge più di fronte alla nuova realtà. Ma nessuno riesce ad impostarne una nuova.
Io rimango convinto che sia necessaria una rivoluzione copernicana, dal momento della produzione a quello del consumo, se si vuole capire cosa succede e riuscire in questo modo ad avere una visione corretta della realtà. Solo da questa può scaturire una proposta di intervento capace di ridare anche vita al processo democratico, che non è né morto né morente ma che aspetto solo di essere rivitalizzato dal verso giusto.

Certo un progetto da far tremare le vene ai polsi ma rimango convinto che sia reale, attuale e fattibile, anche se continuo a non vederne traccia nella analisi correnti. E l’articolo di salvati me lo conferma.

Pubblicato in Democrazia | Contrassegnato | Lascia un commento

Gli italiani e i numeri

Poi ci ritornerò sopra.

Questa è l’indagine e questo un commento (più interessanti sono i commenti al commento)

Pubblicato in Politica interna | Contrassegnato | Lascia un commento

Etica, politica ed economia

Da una intervista di Zamagni alcuni concetti interessanti, recuperati dal primo Ottocento. Il principio del NOMA (non overlapping magisteria), enunciato per la prima volta da Richard Whately
L’etica è il terreno dei principi, la politica quello dei fini e l’economia quello dei mezzi.

Pubblicato in Studio | Lascia un commento

“Shareholders” e “Stakeholders”. Spunti di riflessione da non perdere

Buffo come gli unici spunti che ritengo necessario non perdere sia quelli che mi arrivano da Reich. Dietro alla contrapposizione tra shareholders e stakeholders c’è, secondo me, molto e probabilmente anche molto di più di quanto faccia emergere Reich in questo breve post dedicato ad un caso aziendale che lui reputa interessante.

Soprattutto se si pone mente al fatto che le retribuzioni per gli stakeholders finiscono per alimentare quella che io definisco l’economia reale, mentre quelle degli shareholders contribuiscono ad accrescere il grande casinò speculativo dell’economia finanziaria. A ben riflettere si potrebbe sostenere che molto di quanto è accaduto a partire dalle cosidette liberalizzazioni degli anni ’80 del secolo scorso abbia contribuito ad accrescere il peso dell’economia finanziaria, illusioramente rale, a scapito di quella reale. Con conseguenze distorsive da cui non si riesce ad uscire.

Peccato che Reich non approfondisca il discorso su quelle che definisce le “B-corporation“. Vediamo se, come sempre, col tempo troverò voglia e modo di approfondire.

27 agosto
Sul tema anche quest’articolo, non letto, di Martin Wolf sul FT, che cita un libro di Colin Mayer della Saïd Business School di Oxford “Firm Commitment

 

Pubblicato in Democrazia, Economia | Lascia un commento

Disuguaglianza, tasse e concorrenza

Quando ci torno, trovo sempre lucido Robert Reich.
Leggete questa analisi della situazione politica americana che prende spunto dalla polemica sui redditi dei Clinton per rilanciare in poche righe una strategia politica che ponga al centro della attenzione la crescente disuguaglianza nella distribuzione del reddito e che su di essa costruisca una nuova alleanza sociale in grado di guidare il paese.

Eppure non capisco perché, nell’individuare le soluzioni al problema, metta l’accento soprattutto, se non esclusivamente, sul ripristino di una maggiore progressività fiscale dell’imposta sul reddito. Certo, ha la sua importanza, ma a me pare secondaria rispetto al tentativo di fare funzionare meglio il mercato.
Rimango convinto che disparità molto forti nella distribuzione del reddito siano un segno di distorsioni del mercato e che pertanto dalla concorrenza si debba ripartire.

Pubblicato in Democrazia | Lascia un commento

Discussioni sul sistema finanziario

Per quando avrò più tempo e testa più libera.

Da Quartz “SEC Wants to Look at Bigger Ticks

Da Keynes Blog “L’inefficienza finanziaria

Pubblicato in Economia internazionale, Finanza | Lascia un commento

Ancora su debito e finanza

Post di Seminerio che lascia spazio ad approfondimenti sul tema del debito da non perdere. Chissà quando.

Soprattutto perchè rinvia ad un libro,  House of Debt degli economisti Atif Mian e Amir Sufi sulla crisi di debito privato degli Stati Uniti, che spero qualcuno traduca in italiano. Per ora rinvio al blog che i due autori hanno in rete.

In prima battuta mi pare che si continui a guardare ad una faccia sola della medaglia, ignorando l’altra. Dietro ad ogni debito c’è un credito, e dietro ad ogni debitore, con i suoi interessi ed il suo potere, c’è un creditore, che pure lui ha interessi e potere. Soprattutto tanto potere.

Pubblicato in Finanza | Contrassegnato , | Lascia un commento

Una classifica fra le tante

Ognuno ha la sua classifica. E l’Italia scivola lentamente verso il basso in tutte.

Oggi è il turno di questa

Per il commento vi rimando qui, per la fonte qui,

Resta una domanda: ma perchè investono dovunque, e non da noi? Voi avete la risposta?

Pubblicato in Economia interna | Lascia un commento

Per forza andiamo a fondo

Un telegiornale indimenticabile, quello di Mentana ieri sera.

Due le notizie che sono riuscite a mandarmi letteralmente fuori dai gangheri.

Un ministro, un presidente di regione ed un sindaco mi hanno spiegato che in Italia nessuno può violare impunemente una legge. “Esercizio abusivo di una professione“, un reato a me assai familiare da oramai più di trent’anni, questo l’abuso per la cui repressione si sono subito mobilitati, incuranti del fatto che i professionisti da loro tutelati nel caso specifico, i tassisti milanesi, siano gli stessi che minacciano, spesso usano violenza ed altrettanto spesso attuano blocchi stradali a tutela dei propri privilegi. E che l’abuso così autorevolmente combattuto sia, purtroppo per loro, nient’altro che il progresso che rende sempre più libere informazioni e mobilità e che finirà per spezzare, probabilmente rovinosamente, blocchi e resistenze antistoriche che una classe dirigente imbelle non è capace di governare.
Qui un commento più meditato sul tema.

 Una lunga serie di autorevolissimi magistrati, se non ho capito male l’intera o quasi procura di Milano, mi ha poi fatto sapere che nei loro uffici vige, inviolabile ed inviolato, il sacro principio della obbligatorietà della azione penale e che qualsiasi notizia che possa far pensare che così non sia è solo frutto della malsana fantasia della spregevole genia dei giornalisti.

In un sol colpo mi sono visto davanti agli occhi tutti i difetti di una classe dirigente incapace di gestire l’innovazione e la realtà, chiusa a riccio a tutela degl interessi dei garantiti e propri. Io non ho più speranza: andremo a sbattere, violentemente.

Purtroppo per tutti la realtà, fuori, è diversa, e non capirla, o non volerla capire, provoca solo guai

Pubblicato in Politica interna | Contrassegnato | 1 commento

Che differenza c’è?

Questo articolo su Keynes blog ha il grosso pregio di aiutarmi a focalizzare il tema su cui da sempre mi arrovello, da cui è nato il blog e che a mio giudizio nessuno affronta se non, appunto, con osservazioni stroncanti come, appunto, quella che vado a commentare.

Scrive l’autore, commentando un saggio di un certo Zenezini che probabilmente bisognerebbe leggere (ma sono oltre 50 pagine): “Le riforme del mercato dei beni e servizi sono il cuore ideologico del “riformismo competitivo” in quanto pongono al centro il benessere del consumatore e non più quello dei lavoratori e delle loro famiglie“.

Da qui la mia domanda: che differenza passa tra consumatore e produttore? Perché vanno tutelati i diritti del secondo e non quello del primo? Non è forse vero che i consumatori sono molti di più dei produttori? E che anche il produttore passa molto più tempo a produrre che a consumare? E non si può forse considerare il tempo del consumo come il tempo della libertà, molto di più di quanto non sia tempo di libertà quello della produzione?

Vediamo se avrà il tempo di leggere il saggio di Zenesini, anche se non credo che troverò risposte alle mie domande. H l’impressione che non interessino a nessuno.

Pubblicato in Consumo | Lascia un commento